Desideri

Stamane ho acquistato dal simpatico senegalese Mamù (non credo si scriva così… ma pace) stazionante nel parcheggio con la sua bottega portatile, un trittico di calzette in puro (?) cotone di certissima fabbricazione e provenienza orientale. La marca Lily Fasciòn non lascia dubbi. Al termine della trattativa l’abilissimo e generoso commerciate, onde fidelizzare il cliente, ha cortesemente omaggiato me e l’Infanta di due di quei braccialettini di filo colorato che vanno annodati al polso mentre si esprime un desiderio, poi si lasciano lì e quando il fragile manufatto si spezza il desiderio si avvera.

Io non volevo saperne, di mettermelo al polso… ma l’Infanta ha tanto insistito che alla fine ho accondisceso alla richiesta;  la giovinetta ha deciso di incatenarmelo durante la manovra di uscita dal parcheggio, mentre io avevo mani e cervello occupati a far la retro evitando di danneggiare la Porsche Carrera alla mia sinistra, e all’atto dell’annodo irreversibile ha preso a incalzarmi concitatamente ‘DAI DAI DAI.. MATEEER! VELOCE, ESPRIMI IL DESIDERIO, ADESSO DAI !!’

Io, tra il lusco e il brusco, mentre sgommavo in retro, l’ho espresso. E dopo, ma solo dopo, mi sono accorta che non era il desiderio che avrei espresso da lucida, bensì un altro. Uno diverso.  Mi spiego: se qualcuno, in un momento qualunque della giornata, a mente serena, mi avesse detto ‘esprimi un desiderio’ io so per certo quale desiderio avrei  espresso. E secondo me anche voi immaginate cosa.

Ma lì, nella foga, sotto pressione, col cervello occupato a fare altro, ne è venuto fuori uno differente…quell’altro era sparito, e io son qui che domando come mai. E dove sia finito. E faccio pensieri profondi del tipo ‘oh, ma che grande macchina è il cervello! Lui si, che ne sa un bel po’. E noi che ne usiamo solo lo 0,1%.. e chi siamo da dove veniamo e dove stiamo andando’, e altre minchiate così, insomma.

Comunque.

Ora rimane solo da attendere che il sottile filo rosso attorno al mio polso destro si spezzi.

E il desiderio si avveri.

 

p.s. ovviamente non vi posso mica dire quale fosse il desiderio… l’Infanta è categorica: se lo dico ad alta voce non si avvera più. 

p.p.s. .. e Buona Pasqua a tutti!

Cose da sapere assolutamente

…su Parigi:

A Parigi ci sono fermate della metropolitana che – pur chiamandosi tipo Piazza Vittoria – occupano un’area di circa 600 km quadrati, e lì sotto, nelle viscere della terra, si incrociano anche 60-70 linee diverse.  Una volta che sbarcate dal convoglio sotterraneo, davanti a voi si aprono almeno 8 uscite differenti e se per caso sfortuito prendete quella sbagliata, ad esempio la 8,  emergete all’aria aperta da tutt’altra parte rispetto a dove dovreste andare. Tanto valeva venire a piedi da Charles de Gaulle… e se poi, puta caso, avete una valigia che pesa come un lottatore di sumo ed ha la stessa volumetria vi dico io il divertimento. (ovviamente il giorno dopo scoprirete che, invece, avendo preso l’uscita 1 vi sareste trovate direttamente nella hall del vostro albergo. va bè),

A Parigi sulla Rive Gauche troverete degli alberghi carinissimi, e lo dico con sincerità. L’unica pecca è che la stanza non è grandissima. Diciamo che o ci entrate voi o ci entra la valigia. Fate la vostra scelta, signori. In compenso, oltre alla classica scala a chiocciola larga 37 cm moquettata, c’è anche l’ascensore …che però è guasto. Ovviamente c’è la wifi gratuita nelle camere: si, è gratuita … ma fatemela anche pagare perdìo, però che sia veloce! Per rivedermi 7 minuti di Crozza che fa Bastianich ho dovuto stare alzata fino all’una di notte!

A Parigi nel quartiere latino ci sono dei graziosissimi ristoranti ad uso esclusivo dei turisti. Non ci trovate un francese neanche a pagarlo.. neanche il ristoratore stesso, nonostante sfoggi un basco e dei baffoni  manubrio…la nuance facciale denuncia chiaramente una provenienza nordafricana. In compenso però costano abbastanza poco, proponendo l’equivalente degli spagetti bolognaise o fetuccine Alfredo. Così, con 15 euro vi beccate una fonduta savoiarda che ci si poteva mangiare in 15, tanto era grande il marmittone di pietanza. Tant’è che ¾ l’avete avanzata.. come i vostri vicini di tavolo, del resto. Un momento… cosa ci faranno con tutto quel formaggio allo stato liquido avanzato?.. non so se voglio sapere la risposta.

A Parigi non ci si deve a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e andare di marzo, con 15 gradi, e il venticello, e la primavera nell’aria qualora in tempi recenti (vale fino a 6 anni  prima) vi abbia lasciato il fidanzato, specialmente se in tempi altrettanto recenti (vale fino al secolo precedente)  ci avete trascorso un week end di romantico festeggiamento. Perché vi viene moltissima voglia di sfondare a pedate la fisarmonica del suonatore, di stracciare i disegni del caricaturista, dopo avergli detto chiaro e tondo che fanno cagare, di bucare con un spillo i palloncini del pallonaro, di affogare nella  Senna quelli che si baciano (tutti, tranne voi) e di far saltare in aria Notre Dame con una bomba  atomica che al confronto Hiroshima era tipo quando fai scoppiare il sacchetto del pane dopo averlo gonfiato con la bocca.   E C C O.

Tipi bizzarri

In partenza una volta ancora per una capitale europea  a caso,  in attesa al gate osservo con interesse la fauna circostante e noto 2 tipi interessanti: uno è Diabolik, stessi occhi e stesse meravigliose sopracciglia perfette. Ma non la calzamaglia. L’altro sembra un attore francese. Stante la mia attuale singletudine, spero vivamente che almeno uno dei due occupi il posto accanto al mio, il 14E (io ho l’F) ma, giunta a bordo dell’aeromobile, realizzo che invece – ovviamente – mi trovo accomodata accanto a due amabili vecchietti siciliani (i due tipi interessanti sono rispettivamente al 22D e 4C)

Va bè ho un buon libro, niente di male… peccato che nel posto dietro di me, ma dall’altro lato del corridoio, ci sia un manager barbuto che russa come un trombone.

Dopo un lasso di tempo che a me sembra ragionevolmente lungo (3 secondi… non siamo neanche decollati) comincio a dar visibili segni di insofferenza. E’ insopportabile, e come me la pensano i miei vicini e – soprattutto .- i suoi.

Provo con le buone a farlo smettere tramite il tipico tch tch tch (il verso per chiamare il gatto): ottengo il mirabile risultato di svegliare un altro passeggero dormiente ma non russante, peraltro molto figo pure lui (com’è che non l’ho notato prima??)… ormai però ho irrimediabilmente compromesso la situazione. Mi guarda con gli occhi iniettati di sangue e risponde alle mie scuse con un ‘si figuri.. sono in piedi dalle 4 di stamattina…’

Cerco la complicità di tutti gli altri – i miei vecchietti, i vicini del trombone – costruisco una batteria di munizioni sbrindellando il sacchetto del vomito e parto all’attacco: ne sparo 5 insieme, tipo mitragliatrice, ma data la mia scarsa perizia balistica lo colpisco in punti non nevralgici ed egli prosegue imperterrito ed indistrurbato il suo concerto.

In compenso i vicini si sbellicano dalle risate, applaudono felici, e mi incitano a proseguire al grido di ‘a ore 13!’, passandomi pacchi di fazzolettini di carta per incrementare la mia cartuccera.

Nulla da fare. Ci vorrebbe un bazooka… solo il provvidenziale salvifico intervento della hostess ci toglierà dall’orrido incubo. Nostro, chiaramente, mica suo.

Il tipo, finalmente riemerso nel mondo dei vivi, si stropiccia gli occhi, e decide di informarsi su quanto accaduto sul pianeta mentre egli si trovava nel regno di Morfeo: e attacca subito a scellofanare riviste di attualità con quel tipico fastidioso rumore CRSSSHHH CRSHHSHSHS CRSHSHSHSH.

Ne ha 6. Sigh.

 

Dove son finiti i montanari di una volta ?

Ho trascorso le estati della mia infanzia (fino ai 25 anni…) in una ridente valle delle Dolomiti: correvo fra i pascoli pestando felice le merde delle mucche, mi confondevo con le marmotte – erano alte come me – e scalavo a mani nude i dirupi più impervi.

In età un po’ più adulta, insieme alla Superzia ed  al Cognato Contadino, organizzavamo arditissime ascese alle cime più svettanti: sveglia all’alba, debitamente riforniti di panini alla mortadella e allo speck altoatesino, si partiva in lietezza ad affrontare quelle 7-8 ore di cammino in pendenza 45%, confidando nelle favorevoli condizioni atmosferiche.

Per evitare di essere colti a metà percorso da un improvvido quanto grandinoso acquazzone, noi ci si rivolgeva il giorno innanzi alla partenza all’anziano casaro del paese: ‘che tempo farà domani, signor Toni ?’ domandavamo trepidanti. ‘Se il Dente del Camoscio è coperto, grandine, fulmini e tuoni a profusione’ – sentenziava l’anzianissimo – ma se invece la luce del tramonto si rifrange sulla Rupe del Maniscalco allora certamente il sole splenderà!’ e poi via, a zangolare il burro!

Quanta poesia e quanta saggezza in quelle parole! Secoli e secoli di sapienza contadino-montanara tramandata di generazione in generazione… uno sguardo al cielo ed ecco che l’incertezza del domani si trasformava in granitica sicurezza.  Partivamo baldanzosi alle 5.40 verso Cima Pillacchera, senza neanche portarci appresso la mantella da pioggia, giacchè avevamo visto la Rupe del Maniscalco rifulgere splendente nelle ore serotine del tramonto.

E oggi invece ?

Avendo io deciso di intraprendere una faticosa quanto ardita ciaspolata sulle alpi orobiche (BG) e non avendo ben compreso dal meteo del TG5 quale sarebbe stato il tempo nella giornata di domenica, alle ore 16.00 del sabato, sotto una pioggia fitta fitta, decido di chiamare il gestore del rifugio che intendo raggiungere, un anziano bergamasco nato e cresciuto sull’Alpe.

‘Salve, buonasera.. senta, domani vorrei venire su. Mi sa dire che tempo farà?’

(voce di anziano con FORTISSSIMO accento bergamasco): eh, ma signora.. non ce l’ha internet? ci guardi lì!

‘.. internet?? ..ma scusi.. ma lei che è lì, sul posto.. cioè.. lei.. cosa prevede?’

‘eh. oggi piove. domani non lo so. Faccia così; lei si sveglia, guarda che tempo fa, magari mi chiama, poi decide. Va bene?’

I N T E R N E T

Come sarebbe a dire ‘INTERNET’ ?? e la saggezza contadina ? e la sapienza tramandata di generazione in generazione ??

.. ma che fine hanno fatto i montanari di una volta ??

MORALE DELLA FAVOLA

.. alla fine non ci sono andata, in montagna con le ciaspole.  Però ho guardato la webcam del rifugio, verso mezzogiorno: sole splendente, 12 gradi. Giornata meravigliosa.

Maledetto rifugista multimediale!

p.s. per onestà intellettuale devo però ammettere che ho perso il conto dell volte che abbiamo preso tonnellate di grandine basandoci sulla previsione – totalemente ERRATA della Rupe del Maniscalco… 

..un’immagine della Superzia in uno dei suoi passaggi aerei più riusciti..

Celo. Manca.

Mi direte: ma come Barbie, ma non viaggi più ?? Eccccccerto che viaggio invece, eccome. E’ che gli avvenimenti recenti attinenti alla sfera personale hanno po’ prevaricato sulla vita ordinaria. Va bè. Comunque: proprio ieri, a Malpensa, ho avuto modo di constatare, una volta di più, come l’essere umano – e il maschio italiano in particolare – debba sempre sfidarsi a chi ce l’ha più lungo.
In coda al gate, imbarco per Parigi, due distinti manager (maschi) in doppiopetto e cappotto di cachemire – che io classifico come operatori del settore edilizio o petrolifero.. o forse turistico, vedremo poi perchè – estraggono lungimiranti il documento di identità da  presentare allo steward. Nonostante la destinazione – La Ville Lumière – sia ampiamente all’interno della Comunità Europea, essi sbandierano arroganti  i rispettivi passaporti, e non la finiscono più di trovare giustificazioni per la mancata esibizione della banalissima Carta di Identità (che io stringo nella mano destra).
manager 1 – eh, la mia non è valida per l”espatrio’
manager 2 – si si, anche la mia …e  poi mi è finita in lavatrice coi jeans, e si è sbrindellata tutta
1 – la mia, a furia di presentarla, non si legge più niente!
2 – si, e la mia ieri me l’ha mangiata il cane!
1 – Ah si ? Lo compro anch’io, il cane… e comunque sulla mia ci ho rovesciato un litro di Barolo chinato, e si è macchiata tutta.
2 – la mia me l’ha portata via l’uragano Katrina
1 – la mia lo tsunami
2 – a me la mia mi è caduta nel cratere del Vesuvio
1 – a me nella fossa delle Marianne
e via così, per quasi tutta la durata della fila. Poi, ad un certo punto, uno dei due apre il passaporto e, fingendo stupore, con professionalità attoriale, un po’ alla Giulio Scarpati,  esclama:
1 – Ohhhh.. guarda!! me ne ero quasi dimenticato! Tu, questo ce l’hai ?  (espone il visto del Marocco
2 – Certo, hai voglia.. ne ho due, di quelli lì. Tu, piuttosto.. questo ? visto cinese 
1 – si si, ci sono stato nel 2009. E questo ? Ah, questo è bello eh! visto dell’Arabia Saudita 
2 – l’arabia ce l’ho triplo. E tu, il Myanmar ce l’hai ? visto della Birmania 
1 – celo. Guatemala ? 
2 – celo. Libia ?
1 – celo. Australia ?
2 – celo. Burundi ?
1 – celo. doppio. lo scambio con la Namibia, se ce l’hai. Ostrogonia ?
2 – celo. Pirulistan ? 
1 – celo. Marte ?
2 – celo. Aldebaran ?
C E L O
e via così, ad libitum fino all’atterraggio, un’ora e 30 minuti dopo… 
santo iddio, che noia!  che poi magari non hanno neanche mai visto Venezia…