Teoria del complotto

Siete depresse, a tratti disperate, per un motivo banalissimo e molto comune, che prima di voi ci è passata una quantità di gente pari al doppio della popolazione della Cina, e dopo di voi ce ne passerà altrettanta, e tutti son sopravvissuti… va bè, fatto sta che – ovviamente – siete un filo isteriche, ipersensibili, tutto si amplifica, e come vi girate c’è qualcosa che vi ricorda una circostanza felice e romantica, esoprattutto qualcuno che presenziava la circostanza medesima: un cartello, un’insegna, un ristorante, un colore di macchina (anche perchè stessimo parlato di un’auto color ottanio, per dire… ma macchine grigio argento quante ce n’è??), un pilone della luce, un gatto che miagola (perchè, avevamo forse un gatto? certo che no, eppure…) la striscia di mezzeria della carreggiata, il termosifone, l’autobus, il sussidiario,  il prosciutto cotto … insomma, la qualunque.

Ma soprattutto… la MALEDETTA MUSICA. Fateci caso: vi si è forse spezzato il cuore?  Tutti i vostri sogni sono andati in frantumi proprio come le stoviglie che lanciate contro il muro per disperazione ? La vostra dolce metà si è trasformata in un – centoventottesimo? Benissimo, tutti i cantautori d’Italia, compreso Guccini e Claudio Lolli (si collega via Skype dal Tibet) si riuniscono e fanno cartello contro di voi. E’ scientifico: per i tot mesi successivi alla vostra rottura tutti, ma proprio tutti i CD in uscita parleranno esattamente della vostra storia, in certi casi con nome e cognome. Come diavolo l’hanno saputo, mi domando io? Chi glielo è andato a raccontare ? Io no di certo! Vero, con qualcuno mi sono confidata..però non con Tiziano Ferro direttamente, per dire.. eppure lui sa. Tutto. E ne canta. Addirittura la canzone, con una sorta di preveggenza catastrofica, tipo profezia maya, l’ha scritta (e lanciata) un paio d’anni fa. Ma io prima non l’ho mai sentita, e adesso invece tutte le radio me la dedicano e me la strombazzano a destra e a manca…E non parlo mica solo di lui, eh! Tutti, anche i neomelodici napoletani, anche le canzoni di Studio Zeta, e perfino Radio Maria a volte passa delle robe che mi fan venire il magone (una per tutti: Symbolum 77).

E poi … ma le musichette d’attesa del telefono ?? Che fine hanno fatto il coro del Nabucco, l’aria sulla quarta corda,  la  Marcia Turca di Mozart, e i primi 20 secondi del primo movimento della primavera del buon Vivaldi a loop continuo ?? eh?? Dove sono finite ?

Com’è che adesso becco solo:  Elvis Presley che mi cinguetta ‘you are always on my mind’,  Adèle che mi comunica che ‘never mind I’ll find someone like you’, Withney Houston che urla a squarciagola ‘aaaiiiiiiii uilll olues looooooov iuuuuuuuuuu’, e soprattutto la maledetta Canzone dell’Amore perduto di De Andrè… Ma cazzo!! Cos’è, avete  troppi clienti e volete  farli suicidare  intanto che ‘l’interno da voi richiesto non è, al momento disponibile. Restate in attesa,  per non perdere la priorità  acquisita: nel frattempo, tagliatevi pure le vene, grazie! …  ma porcoggggiuda…

Ecco, tutto questo per giustificare il titolo. E’ la teoria del complotto.

Ancora a proposito di Facebook

Ogni tanto, come tutto il genere umano, mi pongo delle domande fondamentali: chi sono, da dove vengo, dove sto andando, ma soprattutto: lo tengo o no, il profilo Facebook ?
Perchè Facebook – diciamocelo – è per il 90% dei casi un inno alla demenza, la celebrazione del sottovuoto spinto, la sagra quotidiana del nulla che risiede nel cervello dei più.
E finchè questa considerazione la si fa sbirciando profili di quindicenni minchioni, passi… ma la verità è che questa considerazione vale per il 99% di quel che ci si trova, su Facebook!
l’Infanta peraltro, che è quindicenne ma non minchiona, mi ha anche spiegato le dinamiche che regolamentano l’uso del mezzo: pubblichi una roba sul tuo diario e nessuno mette ‘mi piace’ ? sei uno sfigato. La roba di cui sopra non la condivide nessuno? Sei uno sfigato. Metti una foto nuova e nessuno ti caga ? sei uno sfigato. Hai pochi amici ? sei uno sfigato.
Io sono la regina degli sfigati, perchè puntualmente pubblico il link del mio post su FB ma di ‘mipiace’ ne ho pochissimi, e soprattutto nessuno la condivide. E’ frustrante, diciamoci la verità. Perchè io scrivo della roba bella.
Ma poi ho capito, qual è il problema: sarà anche bella, ma VA LETTA. E fossero anche 3 righe (e i miei post di solito son ben più lunghi) il tempo e i neuroni necessari sono assai più  di quanti ne servano per guardare un nanosecondo la foto di una donzella scollacciata / di un gattino con gli occhioni / di una vignetta con un bel doppiosenso volgarotto  e cliccare ‘mipiace’.
Quindi la deduzione logica sarebbe via, togliamoci dalle palle.
Ma in realtà io su Facebook passa anche uno 0.1% di roba meravigliosa, ed è proprio su facebook che io sono incappata, del tutto casualmente, in cose deliziose come questa o  questa o perfino questa.
E io, quello 0.1% lì, non me lo voglio perdere.
Così come non vi voglio perdere i pensieri intelligenti di quei quattro gatti che ce li hanno!
E poi c’è un altro motivo: ogni tanto, grazie a Facebook, posso permettermi di dire delle cose tipo questa
Foto
senza sentirmi in imbarazzo. E la Superzia fa lo stesso. Perchè io e mia sorella apparteniamo ad una generazione molto pudica in fatto di sentimenti e non ce l’avremmo mica il coraggio di dire a voce una roba del genere. Nè io nè lei.

E invece con Facebook

Fosse anche solo per questo, unicamente per avere, ogni tanto, l’opportunità di dire a mia sorella che le voglio bene senza sentirmi in imbarazzo, guarda .. ne varebbe la pena! Peccato che non ci sia anche mia mamma, su facebook…

Tutto questo per giungere alla conclusione che me lo tengo, il profilo. Però cambio il nome in ‘Sfigatisssssssssssssima’

Temperatura percepita

Ieri, complice una giornata di sole che puzzava tantissimo di primavera (tanto che io quasi quasi volevo piantare i gerani e il basilico…) ho deciso di farmi una bella camminata salutare onde alzare e rassodare i glutei e, unendo l”utile al dilettevole, mi sono diretta verso il centro cittadino, ricco di negozi e botteghe (5 gennaio: saldi!!).   Scarpe ginniche super scrause, maglietta a maniche corte e giubbotto leggero a quadrotti rossi tipo boscaiolo dell’oregon, borsa tipo tascapane, presa a prestito dall’Infanta: ero orrenda, e mi sentivo fighissima, anche perchè quando ci sono 16 gradi, il sole, e son cominciati i saldi  è difficile essere di cattivo umore.

Giacchè risiedo al limitare periferico estremo della ridente cittadina che vanta la mia persona all’anagrafe, dopo un’oretta buona di camminata a passo bello sostenuto ho finalmente raggiunto la mia destinazione, Piazza della Vittoria,  ove mi sono accorta sgomenta che la folla che mi circondava  – perchè i saldi, diciamocelo, fan gola a tutti, specialmente in tempo di crisi – indossava prevalentemente:

  • giubbotti pesanti in piumino d’oca
  • pellicce
  • cappotti imbottiti
  • cappelli di pelo tipo zarina russa
  • guanti, sciarpe, scaldamuscoli
  • cappelli di feltro con e senza piuma
  • grossi giacconi di montone anni 80
  • stivali di quelli grossi grossi molto imbottiti di pelo
  • Ponci di tutte le fogge, purchè molto molto caldi
  • sorvolo su come erano bardati i bambini che, si sa, come mettono il naso fuori di casa senza la tuta superimbottita prendono come minimo la tubercolosi

Praticamente l’unico essere umano in tutta la città che non stava sublimando ero io.

Dopo essermi posta parecchie volte la domanda ‘ma perchè?’ ho fatto tra me e me questa riflessione: la temperatura effettivamente percepita non è influenzata da circostanze esterne tipo i gradi reali, la presenza di  neve o ghiaccio  o – men che meno –  il celeberrimo wind chill factor, bensì unicamente dal  calendario.

Il calendario dice gennaio ? Non importa se ti è anzitempo fiorito il ciliegio in giardino, se il sole  è talmente accecante da averti scheggiato la retina e la scultura di ghiaccio che avevi fatto due settimane fa si è trasformata in brodo. E’ gennaio, quindi tu percepisci -2, e ti agghindi come per le nozze del re degli esquimesi.  Il fatto che il termometro dica 16° Celsius, tu stia sudando come maiale nel forno, e gli orsi bianchi siano usciti dal letargo con due mesi di anticipo è totalmente irrilevante. E così, con indosso un bel pile da sciatore, e sopra il tabarro di lanone, completo di scuffia, sciarpone e guanti entrate da Coin, dove ci sono  32 gradi, le commesse sono in bikini, e i faretti sparano ovunque, alzando ulteriormente la temperatura proprio sui vestiti che volete esaminare più da vicino. Voglio proprio vedere se adesso siete contenti  della vostra scelta a livello di abbigliamento… sfido che poi ai saldi  non comprate  niente, e vi buttate sulle nuove collezioni primaverili!! E’ il vostro inconscio, che reclama un ghiacciolo alla menta e  giacchettino di seta leggero leggero, perdìo!

Bè, io comunque per vostra informazione sono uscita per comprarmi una borsa S E R I A, da signora per bene.

.. e son rientrata a cas con una fantastica multi-color di Desigual… mah…

 

Un buon modo di cominciare l’anno nuovo

… può essere quello di andarsene in centro, col pretesto interiore di vedere il Duomo dopo il restauro,  a dispetto della pioggia e del freddo, armata di un ombrello grigio gigante loggato Termoionofactory ma, trovando la cattedrale serrata fino alle ore 15, anziché tornarsene mestamente a casa,  si scelga di aggregarsi – dapprima furtivamente e dopo in maniera plateale, chiedendo apertamente ospitalità  al gruppo –  ad un manipolo di ardimentosi turisti svizzeri in gita dal canton Ticino – che peraltro dicono che la mia città è bellizzzima –  dotati di una formidabile guida spiritosissima che illustra magnificamente i maggiori monumenti cittadini.

Io, che qui ci sono nata, mi stupisco di apprendere cose che non so, divertendomi anche; nel tragitto tra una cattedrale gotica ed una cripta romanica, ospito sotto lo smisurato parapioggia un anziano professore di chimica-fisica ora in pensione, con baffi a manubrio, denti da tricheco e odor di naftalina mista dopobarba Aquavelva, che mi spiega con dovizia di particolari le principali differenze tra i programmi scolastici italiani e quelli svizzeri. Forse non tutti sanno che, nella civilissima patria delle banche e degli orologi, non esistono – a detta, almeno, dell’insigne pedagogo – libri di scienze, non in quarta media per lo meno (che da noi neanche esiste, la quarta media). Si sopperisce alla mancanza con l’esperienza, e si arriva addirittura a misurare la dimensione della molecola di acido oleico con strumenti idonei e non, tipo ad esempio il borotalco.

Il maturo ex-docente mi spiega la tecnica nei dettagli, tanto che – se me la ricordassi – potrei rifare l’esperimento a casa mia, nella mia cucina. Ma poiché a me la chimica-fisica non mi rimane in testa neanche con le martellate, avviene che mi sia dimenticata tutto nel tragitto tra l’abside e il transetto centrale della chiesa gotica che ci ospitava nel momento. Non soddisfatto, e lietissimo del mio interesse,  egli prosegue narrandomi particolari affascinanti sull’esperimento delle sfere di Magdeburgo, accenna ai principi base della quarta dimensione e poi, per fortuna,  appare all’orizzonte la sagoma del pullman svizzero, il che lo costringe, con un certo malcelato rammarico,  a congedarsi da me e dal mio ombrello, e a ricongiungersi con la sua consorte Siglinde (della Svizzera tedesca, cantone di Unterwalden) onde  rincasare prima che faccia buio nelle natie lande cioccolatose.

Bè,  è stato divertente. E inaspettato. E anche istruttivo.

Voglio farne l’imprinting per il mio 2013: imparare cose, conoscere persone, cogliere opportunità.

Nonostante e a dispetto delle avverse condizioni climatiche.