Del salire a bordo dell’aeromobile

Parlo a voi viaggiatori che come me siete costretti a spostarvi per i 5 continenti (escludiamo l’antartide e atlantide) con l’aereo: ditemi, esiste qualcosa di più frustrante di avviarsi lietamente lungo il finger pregustando l’accesso diretto dall’aerostazione all’aeromobile per giungere alla fine del tunnel e scoprire con raccapriccio che occorre discendere la scaletta per arrivare davanti ad un bus che dovrebbe portarvi al velivolo ??

Secondo me no. Chi l’ha provata la conosce, questa bruttissima sensazione di rabbia e smarrimento, che si acuisce particolarmente quando il pullman è omologato per 50 persone e voi siete in 5.000. Coi bagagli per di più.

E invece ho scoperto che c’è, qualcosa di più frustrante! E’ quando il bus vi fa attraversare tutto l’aeroporto (20 minuti di viaggio … e c’è sempre il cabarettista di  turno che a un certo punto fa ‘ah, ci andiamo in pullman a Milano ? ahahahahhh!) e poi vi deposita ai piedi di una SECONDA SCALETTA che stavolta dovete RISALIRE, entrando in UN ALTRO finger tramite il quale – finalmente! – accedete alla macchina volante!

Non mi fosse successo personalmente non ci avrei MAI creduto!

Peraltro durante il tragitto in torpedone ho avuto modo di osservare per benino una signorina, che mi ha scatenato tutta una serie di domande… come mai  io arrivo all’imbarco spettinata, col trucco che cola, specie il mascara che mi vengon due occhi che sembro un panda,  con delle ballerine piatte (ho lanciato via i sandali taccati appena possibile) che mi slanciano come uno zuccotto al gran marnier, i pantaloni eleganti che oramai strisciano il pavimento spazzando le lordure di Charles de Gaulle  (non ho più io tacchi!) e – nel caso specifico – indossando una camicia che mi sta bene ma per qualche motivo strano continua ad aprirsi fino a qui (toccatevi l’ombelico) mettendo in bella mostra l’intimo sottostante (collezione Golden Lady  ‘cotone-a-costine’ di due anni fa)

M E N T R E, evidentemente, certe donne si imbarcano, subito dopo aver terminato una seduta di trucco glamour con Gil, il visagista delle dive (o da Clio, per le lettrici nate dopo il 1980) con dei bei tronchetti in suède  con plateau e tacco 18 (a stiletto), probabilmente di Jimmy Choo, pur vantando già in partenza un bel 20 cm più di me, elegantissime in un raffinatissimo  tailleur blu scuro di ottimo taglio e tessuto straordinario, con una camicia alla Katharine Hepburn convenientemente slacciata a riverlare un decolté strepitoso dal quale perfino io – che sono una donna – faccio fatica a staccare gli occhi, in  trance ipnotica totale.

Ma poi…mi domando anche: il tailleur era VERAMENTE di pregevole fattura o si trattava forse di un H&M – giacca € 39,90  pantalone € 29,90 di quelli che compro io di solito, e faceva quell’effetto lì solo per via dei 48 chili spalmati sul metro e ottanta ?

.. son domande destinate a rimanere senza risposta… o forse la risposta è nella borsina che porto in mano, e che contiene i miei acquisti al duty free:  niente haute couture, bensì una confezione di macarons variopinti fragola-pistacchio-cioccolato, due formaggi francesi grassissimi, e un foie gras de canard mi-cuit, che conto di mangiarmi a morsi direttamente sull’aereo per merenda…

Formaggio Munster – un post un po’ lungo…

… ma d’altronde sul Munster c’è così tanto da dire!

Il Munster è un formaggio di latte crudo vaccino a pasta molle, crosta lavata di colore arancione. Originario dell’Alsazia, grasso il giusto, di consistenza strepitosa, esso contende al Maroille (Nord Pas de Calais)  il primato del formaggio più puzzolente dell’Universo conosciuto (anche se personalmente non ho mai assaggiato il Gran Stagionato di Proxima Centauri, ma non credo possa essere peggio…). Il suo tipico aroma – fruttato, intenso, persistente – ricorda  un po’ il cadavere di nutria, un po’ la fogna di Benares, un po’ il piede lasciato 5-7 settimane a macerare nell’Adidars (quella del discount). Insomma: una delizia! Io e l’Infanta ne siamo ghiottissime!

Ça va sans dire che ogni qualvolta io transiti per un duty free in territorio gallico – che lo proponga  in forme da 250 g. ben sigillate nello scaffale del fresco –  non resisto e, immemore delle nefaste conseguenze – lo acquisto senza indugio onde importarlo sul patrio suolo.

Solo dopo che la signorina alla cassa ha provveduto a:

–  Sigillarlo in un contenitore a chiusura stagna                                                                      –  Avvolgerlo in un doppio strato di domopack alluminio extra forte                                        –  Infilarlo in un sacchetto di plastica                                                                                       –  Infilarlo in un secondo sacchetto di plastica                                                                          –  Consegnarmelo stringendosi la punta del naso tra indice e pollice

capisco il grave errore che ho appena commesso.  Perché il Munster BISOGNA SAPERE come trattarlo !

Mentre salgo sull’aeromobile, tra due ali di passeggeri che si aprono al mio passaggio come il Mar Rosso con Mosè,  intanto che le donne incinte svengono e ai bambini si blocca la crescita, ripasso mentalmente i punti critici del Munster:

1 – QUANDO CONSUMARLO

Subito, il più presto possibile, possibilmente va mangiato a morsi direttamente sullo scaffale. In ogni caso PRIMA di salire sul velivolo. Il motivo va ricercato nel punto 2

2 – CONSERVAZIONE

Impossibile!  Il caratteristico fetore del Munster fuoriesce da qualsiasi pertugio nel quale cerchiate – invano – di conservarlo, soprattutto nel frigo (figuriamoci nella cappelliera!).

Del tutto inutile avvolgerlo, sigillarlo, piombarlo, colarlo in un manufatto di cemento armato, arginarlo nel contenitore normalmente usato per il plutonio… Fate un po’ quel che volete, ma in ogni caso voi rientrerete a casa la sera, dopo una dura giornata di lavoro, e dopo esservi domandate se abbiano concimato i campi che attorniano il vostro quartiere … e dopo esservi chiesti se per caso abbiano riaperto l’allevamento di suini… e, una volta entrati nell’androne del condominio, aver pensato ‘Cribbio, ancora la fossa settica!’ girerete la chiave nella toppa, e lo troverete lì, il Munster, ad accogliervi a braccia aperte nella vostra residenza.

Perché non siete voi a conservare il Munster, è LUI che conserva voi ! Il Munster, come entra a casa vostra, se ne appropria totalmente, va a fare il rogito e diventa lui il padrone, e voi vi siete ormai solo un ospite sgradito.

Dei vostri ridicoli tentativi di mitigarne l’invadenza tramite l’uso di contenitori strabordanti bicarbonato piazzati nei punti strategici del frigo si fa beffe, vi ride in faccia, vi schernisce beffardo, vi fa gli sberleffi saltando fuori dall’armadio, vi fa  perepè occhieggiando dal cassettone, vi deride mellifluo sbucando perfino dalla bomboletta del deodorante Roberts!  Accendete un incenso, e lui lo spegne. Spruzzate tutto il Gled e lui se lo beve. Accendete il profumino elettrico, e lui provoca un black out in tutta la città! Provate a ritinteggiare le pareti di un bel turchese brillante, e i muri vi vengono arancio come la sua crosta, ed altrettanto umidi!

RASSEGNATEVI: c’è un solo ed unico modo per farla finita. Ed è il punto 3

3 – DEGUSTAZIONE

Il Munster va mangiato tutto in una botta unica, preferibilmente all’aperto, da evitare i mesi caldi (da febbraio a novembre).

Grattate via la scorza arancio (se siete delle mammolette, altrimenti mangiatevi anche quella) e la pasta gialla e morbida si rivelerà in tutto il suo splendore. Le narici vi vibrano felici, il cervello impazzisce, i feromoni ballano la marimba.

Adesso sì, che tutto ha un senso, tutto prende significato:  intanto che il primo boccone vi si squaglia tra lingua e palato, vedete arcobaleni materializzarsi proprio davanti a voi, gli unicorni galoppano felici nel vostro giardino, Sting vi si siede di fronte e vi dedica una canzone, accompagnandosi con l’arciliuto, mentre gli atomi di Munster vi cancellano tutte le sinapsi che collegano i punti 1, 2, 4 e 5 (gli ultimi due vengono dopo), il che spiega come mai la prossima volta che passate dal duty free lo ricomprerete.

Ora esistete solo voi e il Munster. Ed è il nirvana, lo shangri-là, l’Illuminazione. L’orgasmo multiplo esiste, dunque!

4 – DIGESTIONE

Lenta, ma non lentissima, diciamo a lunga scadenza, con rilascio graduale differenziato.

Il Munster vi abbandona piano piano, e vi lascia – a voi e ai vostri cari nei paraggi – tanti bei ricordi. Diciamo che tutte le volte che respirate fate memoria di ciò che fu.  Meglio un rimorso che un rimpianto: godetevi quindi anche questi bei momenti di rimembranza.

5 – ELIMINAZIONE DEFINITIVA

Come dire… il Munster è l’unico formaggio al mondo che è peggio PRIMA.  Bon, basta.

Ci siamo capiti.

 

 

O gggggiovine…

… che dimostri tra i 18 e i 22 anni, e che ti trovi seduto alla mia destra a teatro, ad assistere ad uno spettacolo bello, ma bello-bello, emozionante e coinvolgente, che erano anni che non ne vedevo uno così!

O ggggiovine…che dovresti abbandonarti entusiasta a questa atmosfera magica, a questa musica meravigliosa, a queste parole che fanno sognare e portano lontano, alle risate, alla malinconia che a volte ti afferra per la gola…O gggiovine, che se io avessi la tua età sarei qui con la bocca spalancata come gli occhi, il cuore che sfarfalleggia e il cervello che turbina (e tutte queste cose ce le ho lo stesso, anche se sono assai più anziana di te! e forse pure della tua mamma…)

O gggiovine: ma si può sapere chi cacchio stai messaggiando con quel maledetto smart phone che c’ha un display da 48 pollici e una luminosità pari se non superiore a quella del radiofaro della Stazione Spaziale di Alderan in Guerre Stellari ?? ma lo sai che quel bagliore lì un po’ mi disturba ? Per non parlare di quanto mi disturba la tua testa china sul maledetto aggeggio, che avrei una voglia ma una voglia di tirarti uno scappellotto sulla nuca che neanche ti immagini ?

Ma cosa c’avrai mai di così urgente da dire che non possa aspettare la fine dello spettacolo, cosa che avverrà presumibilmente tra una cinquantina di minuti ? eh?? Si può sapere ??  Stai dando l’addio al nonno in rianimazione ? Stai partecipando ad un asta on line per i fregi del partenone che scade fra 59 secondi ? Stai lasciando la fidanzata, t’è venuta una bella frase d’addio e non vuoi perdere l’ispirazione ? eh ? Si può sapere ???

.. e si può sapere sì, mi metti il megaschermo sotto il naso!

.. la zia kui di fianco mi sta lggnd il sms..’

Naviglio e prelibatezze gastronomiche

Il Naviglio è un canale – un tempo navigabile – che collega la  graziosa cittadina in cui risiedo al capoluogo lombardo. Progettato nientepopòdimeno che da Leonardo da Vinci, detto canale pullula oggi di pesci de-li-zio-si, come la tinca, la carpa, e ovviamente il siluro.

Pesci squisiti, dalle carni delicatissime, il cui aroma è reso ancor più appetitoso dall’alta concentrazione di liquami fognari e scarichi industriali che le cloache cittadine e le più importanti aziende chimiche del nord italia in esso riversano senza lesinare sulla quantità, il che si evince anche dal bel colore marrone e dalla densità dell’acqua che vi scorre (a volte. A volte è ferma e sembra birra guinness)

La bontà del pescato è soltanto di poco inferiore alla sua mangiabilità: i citati esemplari sono infatti pieni zeppi di lische minutissime, che vi si infilano in gola anche ingerendo quantità minimali delle prelibate carni (10 microgrammi ad esempio) ancorchè passate all’omogeneizzatore. Insomma: prendete pure tutte le precauzioni che volete, ma comunque rischierete di morire soffocati. Così come il pesce palla – che se non lo sai tagliare ci resti secco, tant’è che nei più rinomati ristoranti del mondo che vantano questa specialità il cuoco è obbligato per legge a mangiarne un boccone davanti a voi, e il problema è che se è venuto bene se lo mangia tutto – anche i rinomati  prodotti ittici provenienti dal Naviglio devono essere cucinati dalle mani sapienti di una massaia pavese provetta, che sa bene come esaltarne gusto e consistenza, aggiungendo erbe, pomodoro, aglio e uno zinzino di prezzemolo (e magari anche sostituendo il tutto con un paio di branzini, se è saggia). Perchè poi comunque finiscono dritti in pattumiera. O al massimo, dopo averli appena assaggiati, vengono ributtati in acqua (un po’ tardi, però per vedere la tinca guizzare felice tra le onde, grata per la riconquistata libertà, inseguita a turbine dal pomodoro.)

Non deve dunque stupire che i pescatori locali ne siano ghiottissimi, e pertanto l’alzaia di destra del canale si popola di pescatori già dalle cinque del mattino. Col passare del tempo se ne vanno i posti migliori, si scatenano risse per dove posare i vermi e la riva si affolla di individui, per lo più anziani, ma non solo, dotati di cappello, giubbotto multitasche color cachi e – parecchi – di sigaretta pendula all’angolo sinistro della bocca.

Se di sabato verso le 10 passate sulla statale, che costeggia il canale dal lato sinistro, ne vedrete tranquillamente qualche migliaio, convenientemente appostati sui loro sgabellini che attendono pazienti che il siluro abbocchi.

Ora, io li guardo e mi domando: ma la canna da pesca segue lo stesso concetto di tanti altri oggetti maschili, tipo la macchina e la cravatta ? Più lunga è la canna più figo è il pescatore ? Perché ce ne sono alcuni che sfoggiano canne lunghissime, spropositate, forse anche eccessive per la bisogna! Perchè certune sopravanzano di parecchio la larghezza del canale!

…tant’è che io, sabato scorso, transitando in autovettura sul lato sinistro (statale 35 dei giovi) ho percepito distintamente il mio pneumatico frantumare un galleggiante…

New look, ed i suoi devastanti effetti

Ho tagliato i capelli. Ma tanto, eh! Tipo che la settimana scorsa avevo i capelli lunghi un metro e settanta e adesso ce li ho sotto le orecchie.L’ Infanta ha accolto il nuovo taglio con ululati di approvazione, l’Ufficiale, giunto da lì a poco,  ha deciso immantinente di  lasciarmi  solo per avere il piacere di ri-fidanzarsi poco dopo con una più gnocca di prima (a detta sua).

Insomma, mi sentivo (e a dirla tutta mi sento ancora adesso) veramente bellissima (volevo scrivere superfiga ma la mamma dell’Ufficiale è una mia fan, e volevo mantenere un linguaggio consono alla circostanza…).

Il giorno dopo vado in ufficio. Ecco le reazioni:

–          50% delle colleghe femmine: neanche una parola. Mi fossi presentata con un parruccone rosso da cortigiana del Re Sole,  truccata da geisha giapponese o al limite calva, sarebbe stato lo stesso. Non una parola, per lo meno non davanti a me (sospetto  però mormorii tipo ‘dio, ma come s’è conciata ??’ alle mie spalle)

–          Collega femmina (che non mi ignora) nr. 1: la gentil fanciulla che condivide con me ufficio e vicissitudini termoioniche mi ha guardata con gli occhi sbarrati per un sette minuti e poi ha detto ‘non stai male’. Ora, voi che siete donne come me.. c’è qualcosa di peggio da sentire, dopo aver speso una mezza piotta dal tosacani, di ‘non stai male’?? Poi però ha cercato di recuperare con un bel ‘devo abituarmi’. Vabbè.

–          Collega femmina (che non mi ignora neanche lei)  nr. 2: ‘ma hai tagliato i capelliii!  eh, hai fatto bene, così sei più  giovanile’. Ecco, se c’è un aggettivo che proprio NON sopporto è ‘giovanile’. Esiste già il sostantivo ‘giovane’, che basta e avanza. Col mio nuovo taglio di capelli io sono, eventualmente,  giovane e certamente  non giovanile !! (Giovanile lo diciamo alla Nonna Sprint, classe 1938, quando si mette i pantaloni sportivi)

–          Altre colleghe femmine: ‘uau, come sei estiva ..ah, ma hai anche tagliato i capelli (in effetti indossavo un vestito senza maniche)’ – ‘hai cambiato gli occhiali?’ (mai portati) – ‘ti sei depilata ? (fuoco… fuochino…)-  ‘scusi, dov’è il bagno ? ‘ (questa era di passaggio per un colloquio)

–          Colleghi maschi: va già bene se si accorgono che sono in ufficio, figuriamoci se ho o non ho i capelli in testa. A uno l’ho fatto notare io. Mi ha risposto: ‘ te lo avrei detto domani, che stai bene’. Voi avete capito la logica ?? io no.

E’ tutto. Ma alla fin fine, cosa me ne frega ? Io mi sento strafighissima, e vedo la mia immagine che mi sorride contenta da ogni superficie riflettente in cui non riesco a fare a meno di rimirarmi.

E’ l’immagine di una ragazza. Giovane.