Della fatica di fare shopping

Distrutta da un periodo lavorativo particolarmente impegnativo, decido di prolungare di mezza giornata il weekendone del primo Maggio e, complice un armadio a nove ante pieno di roba nera che questa primavera mi scatena all’istante la sindrome del ‘diooo-non-ho-niente-da-mettermi!!’,  vado a fare un po’ di shopping.

Già parto male: nel chiudere la borsetta all’ingresso del centro commerciale non so quale razza di movimento io abbia compiuto, fatto sta che ho tirato troppo il pirolino della cerniera il quale, evidentemente difettoso, è finito con bella curva parabolica dritto dentro la fontana che fa bella mostra di se all’ingresso della galleria shopping.

E adesso ? Che fare? Vado in giro tutto il giorno con la borsa aperta o lo recupero e tento una riparazione di fortuna ?

Opto per la seconda che ho detto, e pronti via allungo un braccio fino all’omero dentro all’acqua tra lo sguardo attonito dei più; recupero il manufatto metallico, e poi rabbercio malamente la borsetta per poter almeno chiudere un po’ la zip). Adesso c’ho tutto il braccio destro che sa di cloro, ma pazienza. Parto in quarta verso H&M, dove entro alla ricerca disperata di un qualcosa di very agressive da mettere per andare in discoteca con l’Ufficiale.

Ora, diciamocelo: io e l’Ufficiale non siamo MAI andati in discoteca in vita nostra. Ma metti che adesso che arriva l’estate gli scappa di invitarmi ad una serata danzante in un posto ‘in’ della capitale della finanza (MI)? Peraltro io so bene come lui tenga sopita la sua anima danzereccia unicamente perchè sa che io  sono a mio agio in sala da ballo come un calamaro infarinato nell’olio bollente..così come sa quanto io ami  fare le ore piccole: tipo anche magari le undici e mezza, per dire..

Ma comunque: possibile che io acquisti solo taiorini da segretaria scrausa, pantaloni col risvolto, longuette a vita alta col bordo di gros-grain o tubini? Tanti tanti tubini, tutti neri, peraltro ? POSSIBILE ?

Basta, lo scopo della giornata è: acquistare una bella canottiera sexi, o un top  senza spalline o una camicia con stampa foulard (che van tantissimo di moda) o magari anche un paio di pantaloni aderenti di lamè pitonato.

C’è da dire che – mi accorgo – quest’anno va tantissimo il pizzo, in tutti i colori possibili e immaginabili. Il pizzo mi piace come il rognone trifolato, quindi evito, canottiere sexi ce n’è in giro un miliardo, non parliamo del lamè e delle stampe foulard. Peccato che però la mia attenzione sia irrimediabilmente attratta da abitini anni 50, giacche chanel, e soprattutto da una gonna a tubo nera coi  pois che fa tanto nina zilli (che però NON ho comprato, sigh..). Niente da fare, capisco che non è giornata per l’aggressività, e mi rassegno, anche perché ormai son passate due ore e io dopo un’ora e cinquanta di shopping ne ho fin sopra i capelli e l’unica cosa che adesso desidero veramente comprare è il biglietto dell’autostrada per tornarmene a casa mia.

Comunque qualcosa devo pur provare.. son lì nel camerino che sto cercando di infilarmi un abitino  fuxia  con le frange azzurre che mi copre a malapena le pudenda quando squilla il cellu ‘Ciao Infanta,cosa vuoi – (intanto, alla commessa, sporgendo il capo dalla tenda del camerino) mi scusi signorina, mi passerebbe una M che nella S non ci entro ? grazie (all’Infanta cellulata) – dai sbrigati, che sono da H&M.

Peccato però che nel frattempo mi fossi trasferita da Zara. La commessa la M non me l’ha mica portata…

 

Stereotipi

Io, più che una donna, a volte sono un po’ uno stereotipo. Sono quella donna da barzelletta della settimana enigmistica che salta sulla sedia se c’è il topo nella stanza, ad esempio, ma non solo. Sono uno stereotipo quando :

–  non accosto abbastanza vicino alla macchinetta dei biglietti al casello dell’autostrada, il che mi costringe, nonostante i divieti scritti ovunque a caratteri cubitali, a scendere dall’autovettura (o almento a provarci) restando irrimediabilmente incastrata tra portiera e casello, con tutte le macchine dietro che mi strombazzano inviperite

– quando faccio benzina e arresto la macchina dal lato sbagliato del serbatoio e devo quindi caricarmi in spalla la pistola cercando di allungare il tubo per 100 – 200 metri, destando la fragorosa ilarità degli altri utenti (maschi)

– quando cerco di installare un qualsiasi oggetto meccanico, elettrico o elettronico, totalmente sprovvista del benchè minimo know-how ma soprattutto totalmente sprovvista degli attrezzi base (tipo: usare la forbicina delle unghie come spela fili NON va bene)

– corollario del punto precedente: non leggo il manuale di istruzioni di niente, lo prendo e lo butto direttamente nel cassonetto della raccolta differenziata, e vado a intuito. L’Ufficiale disapprova su tutta la linea.

Ma il meglio di me l’ho dato l’altro ieri, allorquando ho acquistato un nuovo soffione per la doccia, a seguito dell’improvvisa esplosione del precedente.

Una volta rientrata a casa, ho disimballato l’oggetto, e l’ho prontamente collegato al tubo che esce dal muro: bon, funziona, ma il getto è in modalità ‘ultra-pressione-che-ti-spiaccica-contro-il-muro’.  Cerco di girare la levetta per passare a ‘dolce-piogga-di-primavera-ai-caraibi’ ma niente, la levetta non si muove. Smonto, rimonto, provo, riprovo, sforzo, strasforzo: NIENTE, la maledetta levetta non si sposta neanche di un millimetro.

Va bè, mi è toccato un soffione difettoso: lo porto indietro, al negozio fai da te dove l’ho acquistato e me lo faccio cambiare al volo.

‘salve, ‘sto coso che mi ha venduto NON funziona!’  affermo con malcelato malgarbo all’addetto alle vendite (maschio), sventolantogli sotto il naso la presunta fetecchia.

Il sapiens sapiens maschio mi preleva l’oggetto dalle mani e, manco a dirlo  – TAC – sposta la levetta.

‘in che senso non funziona, signora ?’ mi domanda cortese.

Bella domanda… adesso vado a farmi una bella doccia, e ci penso su.

Altro che business…

… dopo aver sistemato l’esiguo bagaglio nella cappelliera (ricordiamoci che io viaggio con una borsetta delle dimensioni di una noce) mi accomodo tutta contenta, sorridendo alla mia vicina-non-vicinissima, alla hostess, allo steward, al pilota, a tutti, lieta della fortuita combinazione. Tiro fuori carta e penna, ma manco il tempo di scrivere il titolo del post che mi rendo conto che la vicina di posto, dalla quale sono separata – ricordiamocelo! – dal posto centrale, attacca a parlare al cellulare, rivelandosi una figlia-di-papà ricca sfondata (forse sfondata no, perchè altrimenti cosa ci farebbe sulla Easyjet ??) che torna a Parigi dove vive dopo aver passato il week end in Brianza dai genitori.
Va bè, pazienza: posso magnanimamente tollerare l’aifonico ciaccolare della tipa, che descrive minuziosamente il pomeriggio al golf, e l’aperitivo allo Straf, e lo shopping in via della spiga…Ma allorquando l’ultima passeggera varca l’ingresso dell’aeromobile, con un bel 15 minuti di ritardo rispetto al resto del mondo, comprendo appieno l’imminente tragedia: ‘ma daaaaaaaaaaaaiiii!!! maccccccciao! cosa ci fai quiiiii ?? e smuack e smuack, ma stai andando a Parigi ? CI ABITI ??!! MMMMAAAAADDDAAAAAIIIII PURE IOOOO!

Ebbene si: le due tipe si conoscono, sono amiche (anche se l’ultima arrivata sfoggia un marcato accento ddderrroma), tutte e due abitano a Parigi da mo’, e aspettano a far la rimpatriata sul MIO volo Easyjet!

ça va sans dire: la romana, salita per ultima e chiaramente sprovvista di speedy boarding, si spaparanza beata – senza diritto alcuno! – nel sedile di mezzo, trasformando la mia presunta business in una economy di bassissima lega.
A seguire:
– monologo da 90 minuti (Malpensa – Charles de Gaulle) della tipa (interrotta solo da una telefonata di mammà molto franca valeri) che ha passato la settimana a Curma a sciare e deve pertanto relazionare l’amica ritrovata su: stato delle piste, costo dello skypass, colori della tuta, marca degli scarponi, gusto della grolla.
– che poi lei scia benissimo, è la sua passione. Voleva fare la maestra di sci, ma poi…
– il monologo prosegue con una sequenza im-pre-s-sio-nan-te di storie di uomini tipo che lei ha un fidanzato che le regala 200 rose rosse e poi la critica per come le mette nel vaso, che se proprio ci teneva poteva anche regalargliene uno nuovo, di vaso, che comunque il collega Xavier prima la messaggia e poi la sera su FB non la contatta malgrado sia on line, aò, matttepare possibbile, e comunque lei è una che gli uomini li spaventa, perchè è troppppppo sssicura di sè, però il suo fidanzato questa cosa l’ha capita benissimo, per fortuna, te l’ho già detto delle 200 rose ? vabbè, comunque poi Massimo mi fa…

E via così, fino all’atterraggio.

Certo, poteva andarmi peggio. Poteva capitarmi – come voi avete pronosticato – la mamma con pupo urlante o il brufoloso adolescente. Ma vi assicuro che anche l’adolescente trentacinquenne non  era niente male…