Destino beffardo !

Mi domando per quale beffardo e funesto destino io sia costretta, quale novella pavesina errante, a peregrinare per l’europa alla ricerca dei terminal più scrausi degli aeroporti del Vecchio Continente. Dopo la sosta al gate M di Schiphol, di cui già vi ho narrato,  eccomi a Charles de Gaulle – Parigi. Credo l’hub più importante d’europa… o quasi insomma. Sbarco giuliva dal mio volo al terminal 2 B e mi devo reimbarcare per Clermond Ferrand al 2G . Va bè, che sarà mai, mi dico, saran lì attaccati… che già il 2B è sfigatello, perché è quello dove arrivano i malefici Easyjet. Ma almeno è inserito nella struttura cristalliforme dell’importante aviostazione!

Ovviamente il 2G  NON si trova adiacente al 2B: accanto al 2B – per ovvi motivi alfabetici – si trovano il 2C e il 2D. Per le altre lettere c’è da prendere la navetta.  Per fortuna ho agio temporale sufficiente al transfer, e salto sul pulmino che, in soli 10 minuti di auostrada, con tappa alla stazione del TGV, al terminal 2D, allo zoo, visita guidata al Louvre e Tour Eiffel, giro in bateau mouche, cena danzante al Lido, finalmente mi deposita al 2G: un cubotto di cemento armato di m 4 x 5, da dove decollano gli aerei low-cost di di AirFrance (che se vi dico quanto l’ho pagato, il low cost, andate avanti a ridere fino al 2Y…).

Comunque: 

1) A causa delle esigue dimensioni dell’edificio esso risulta strabordante di umani, al limite della bolgia dantesca. Tutte-tutte le seggioline sono piene, e soprattutto sono piene le 5 (si, 5 di numero) chaise-longues fronte-piste che ospitano – parzialmente – una comitiva di asiatici, 5 dei quali giacciono svaccati e saporitamente dormienti sulle medesime. Tutti gli altri – asiatici e non – si trascinano intorno, trolley al seguito, cercando disperatamente, con avido sguardo, una seggiolina  ove riposare le stanche membra. Ça va sans dir che certe volte scatta la corsa ad accaparrarsi il posto non appena esso si libera (…pardon, Monsieur: vous allez, finalement ?) Io non so perché non sfruttino ludicamente la situazione: si potrebbe diffondere una musichetta nell’aria, e tutti camminano. Poi quando smette tutti si devono sedere! Chi resta in piedi va a prendere il sandwich al bar per tutti! Poi si toglie una sedia, e alè, da capo…

2) Il bar è uno solo, con offerta gastronomica irrilevante: dei bei sandwich preconfezionati nel cellophane, che puoi degustare freddi di freezer (-20° C) o caldi di piastra (+ 120°C, color marrone). Però almeno costano poco, non più di euro 6,20 cadauno. O 7,20, se prendi il wrap (come ho fatto io).  Però puoi accompagnarli con una bella Perrier da 25 cc (3,8 € ) oppure una spremuta-fresca-però-in-bottiglia da 25cc – 5,8 euro, praticamente son 11 – 12.000 lire, per noi anziani che ce le ricordiamo.  E magari 4 bei pezzi di ananas per finire, a soli 4 euro. Un euro ogni 25 g di ananas

3) Intanto gli schermi ci informano dei voli in ritardo e/o cancellati, e anche del fatto che, per non disturbare, i messaggi sonori sono limitati al minimo indispensabile: attento, passeggero!! NON ti distrarre !! guarda lo schermo, e stai aggiornato!! Io però faccio fatica a restare concentrata sullo schermo perché intanto mi sono accaparrata l’unica sedia disponibile, e lo schermo  ce l’ho dietro. Poi son distratta sia dagli annunci, che per essere limitati al minimo indispensabile scassano le palle mica da ridere, ma soprattutto dai 3-4 infanti presenti nell’aerera, che continuano a frignare e schiamazzare manco li stessero sgozzando (cosa che io vorrei farei personalmente con le mie mani, peraltro)

Il terminal 2G sembra è un po’ il girone infernale dei peccatori viaggianti: relitti umani che trascinano valige piene zeppe di plutonio, a giudicare dallo sforzo, in un luogo brutto, cibo immangiabile, squaraus garantito, bagni occupati. Decido che mi merito un dolcetto, per tirarmi un po’ su di morale, ma all’ovviamente unico duty free, che sembra  più uno spaccio da cral aziendale a dirla tutta, ci sono solo confezioni giganti di cioccolatini scrausi, buone a sfarmare un reggimento, tobleroni alti come il Chrysler Building e tavolette 1 m x 1 m di Godiva che però costano come un appartamento in centro.

L’unica opzione monetariamente abbordabile è un santa claus di mezzo metro d’altezza da appendere all’albero che, nonostante le dimensioni (mi arriva alla spalla) essendo cavo all’interno peserà non più di 100-150 gr. Ma di decapitare babbo natale a suon di morsi davanti a tutti  francamente non me la sento, sicchè desisto e, rassegnata, scalcio via un orientale e gli frego la chaise longue. Accidenti .. comoda, però!  Riesco a godermela giusto giusto un nano secondo, perchè poi, ovviamente, chiamano il mio volo… si sa, noi poveri pavesini erranti siamo destinati a non fermarci mai…

p.s. adesso appena ho un attimo di tempo cercherò anche di capire come scrivere in un carattere più accettabile, come fare i tag, le categorie e tutte quelle cose lì… non abbandonatemi nel frattempo, eh!

 

 

Ci sono alberghi…

… che sfoggiano hall rococò, con stucchi dorati, mori di venezia che reggono cornucopie di alabastro rosa traboccanti frutta di porcellana variamente colorata, pianoforti banchi a coda, corbeilles di orchidee come se piovesse e portiere in livrea coi galloni che ti fanno inchino e baciamano. Poi ti dan la chiave, sali in camera e scopri con raccapriccio che il tuo alloggio è meno spazioso e meno decoroso della cuccia del cane Birillo del tuo vicino di casa il quale, per lo meno, ha l’agio di riposare su uno straccio sporco ma morbido, aggettivo quest’ultimo che mal si addice al disadorno pagliericcio, duro come il travertino, da cui spuntano anche molle rugginose che nel depliant dell’hotel viene pomposamente quanto falsamente definito ‘king size bed’. La moquette è variamente popolata da allegre colonie di acari, e la tappezzeria è verde muschio. Rettifico: è di muschio verde.

Invece altre volte ti ritrovi in strutture ricettive apparentemente fatiscenti, dove la hall misura metri quadri 3,5 e quando ci capiti (accompagnata dal tuo distributore locale che, allibito, medita di revocarti il contratto di agenzia, disgustato dalla proletarietà dell’ambiente) essa è interamente occupata da 3 diciottenni strafatte e troppo truccate  che chiedono indicazioni al portiere per raggiungere as soon as possible il più vicino coffee shop, tentando al tempo stesso di mangiare l’anemone di plastica nel vasetto.  Un ascensore in legno d’abete dell’anteguerra ti deposita, svariati minuti e cigolii dopo,  davanti alla camera 26 che sorprendentemente si rivela invece, una straordinaria suite di 100 metri quadri, con deliziosi pannelli di foto in bianco e nero alle pareti, prodotti da bagno di qualità, vasca idromassaggio e un letto supercomodo che odora di fiori di campo ! E il tutto per una cifra ridicola, per di più!

Ecco: io, potendo scegliere, preferisco la seconda soluzione. E’ che però non la scegli: ti capita qualche volta. E quando ti capita è bel regalo!

P.S. Una delle tre fattone l’ho ritrovata a colazione la mattina dopo. Al mio arrivo stava già mangiando, con davanti un vassoio da portata lungo un mentro e venti  pieno zeppo di cibo. Nel tempo che io ho impiegato per la mia colazione lei è andata al buffet 4 volte, per ripristinare il livello delle vettovaglie nel contenitore. Quando me ne sono andata lei stava ancora mangiando! Fame chimica forse ?  

Comunicazione di Servizio 2

… tranqui, a splinder non è successo nè succederà niente!!
Ma io colgo l’occasione per lavorarci sopra (cioè: mica io, che son inetta. Ci pensa un mio amico, fighissimo, il Dio del Web…)
Quindi se cercate di collegarvi e il blog non c’è è perchè il Dio del Web sta facendo qualche miracolo…

Io non vedo l’ora di andare in pensione

… per trasformarmi ipso facto nel pensionato standard, tipo quelli che mi sono palesati stamattina a destra dello sportello 'ricoveri', ove mi trovavo per registrare l'ingresso al nosocomio della NonnaSprint, che ha subito oggi un piccolo intervento (tutto ok, sta bene! E' sempre Sprint)

La scena

– uno sportello con due finestre, di cui una (a sx) per i ricovere e l'altra (dx) per i prelievi.
– apposito manufatto metallico atto all'emissione di numerini da 0 a 1.000.000.000
– innumerevoli pensionati in coda ai prelievi
– 3 cristiani in coda ai ricoveri (di cui una io)

sullo sportello un cartello esplicita gli orari di apertura per la registrazione delle impegnative : 8-00 – 12.30. Chiaro, no?  NO!

Sono le ore 7.45. Davanti allo sportello l'orda dei pensionati rumoreggia, agitando le torce e i forconi.
'e parchè i veràn no? (E perchè non aprono?) ien giàmò vot ur e chi vegna vultar nisun! (sono già quasi le otto e non si vede ancora nessuno),  e num suma chi da ses ur stamatina sensa nanca cacià giù un queicos (noi siam qui digiuni dalle 6 di stamattina)' e via discorrendo.
Alle 7.50 arriva una delle due impiegate. Arranca varcando a fatica la folla inferocita che le si asserraglia intorno, osservandone il passaggio con occhi di bragia, e nel passaggio brandisce minacciosa la cassettina in ghisa  della cassa, menando fendenti a destra e a manca per tenere lontani i pensiobarbari.
Entra nell'ufficio e vi si chiude dentro SENZA alzare la veneziana antistante il vetro, operazione che decreterebbe indiscutibilmente l'apertura dello sportello. Ma mancano ancora 10 minuti…
Nonostante il Big Ben non abbia ancora detto stop i centomiliardi di pensionati in un nanosecondo lasciano le rispettive postazioni e si ammassano compatti davanti al davanzalino, spintonandosi malamente a vicenda al suon di 'Oè! Giovane! (a un novantenne) và che c'ero prima io!! No che uno viene qui e fa il furbo… ocio lei, coi gomiti, che mi ha fatto cadere il contenitore delle urine!! E lei che numero ha? il 987? e allora in fondo, perdìo, che io c'ho il 12!! E lei, con quel bastone lì… si leva dalle pallo o no??'

Io intanto osservo che:
– se lo sportello fosse posto centralmente all'interno dello stadio Meazza i millantamila pensionati vi si murerebbero intorno ammassandosi tutti nei 50 cm quadrati di spazio circostante: perchè?
–  è cosa nota e risaputa che qualunque centro prelievi dieci minuti prima della chiusura è V U O T O e ti fanno tutto in 10 secondi netti. Perchè vengono in clinica alle 6.30?
– perchè alcuni sono così incattiviti?

In particolare c'è una coppia formata da un lui sull'ottantina e lei sulla sessantacinquina: lui è Brontolo, nel senso che non tace un momento e ne ha per tutti: per l'impiegata, per i medici, per gli infermieri che passano, per il tempo che scorre troppo lento, per il governo, per il colore del linoleum. Lei sta in coda e sorride rassegnata.
E io domando: ma perchè sono lì in due? quale dei due deve fare il prelievo? non ci poteva venire da solo?? mica stiamo parlando di un intervento a cuore aperto, ma di un prelievo del sangue! E dunque, perchè la coppia?

… perchè la Signora Brontolo, dopo 42 anni di sopportazione, lo ama ancora, il Signor Brontolo.
Si vede da come lo guarda.  E si capisce anche dal fatto che non l'ha ancora ammazzato.