Lo scrivo o non lo scrivo?’

.. lo scrivo.
Casa Barbie. Ore 21.30. 
Infantaaaaa… faccio la camomilla! la vuoi anche tuuuu? 
Si Mater, grazie! ulula l'Infanta dal bagno, dove si sta facendo l'ennesima doccia della giornata.

Accidenti, è finita la camomilla… va bè, farò la tisana al lampone.

L'Infanta emerge dal box doccia: più che un'adolescente è un icona del bagnoschiuma, avvolta in accappatoio e turbante di ciniglia. Si avvicina alla tisaniera:
….
….

Noooooo… il tampax  no !!!

Ma poi…

la torta per il compleanno dell'Infanta.. come sarà venuta?

A L L O R A :

1) i tutorial su internet che spiegano come fare i fiori di glassa (in inglese: sugar icing) usano evidentemente un materiale autoportante tipo cemento armato o il pongo o il das o il bronzo.
Di certo NON è glassa reale che una volta messa a cucchiaiate dentro la sac-a-poche esce dalla bocchetta e si squaglia. Non resta verticale neanche un nanosecondo per fare il centro della rosa, figuriamoci lavorarci intorno per fare i petali. Ah, dimenticavo: attenzione a non scivolare sulla glassa che, nel frattempo, è colata copiosa sul pavimento.
2) aggiungere 1 tonnellata di zucchero a velo Paneangeli per indurire la massa NON serve. Quando esce dalla bocchetta si squaglia.
3) aggiungerne un'altra, di tonnellata, non cambia comunque le cose. Però probabilmente a Natale la Paneangeli vi manderà un discreto cadeau.
4) se la ricetta del cioccolato plastico dice 'glucosio' ci sarà un perchè. Se poi trovate sempre su internet enne ricette che dicono che al posto del glucosio potete tranquillamente usare il miele e il risultato non cambia NON credeteci. Infatti le foto che spesso accompagnano la complessa preparazione arrivano fino alla produzione del panetto, poi si fermano lì.
Provate pure a tirare il manufatto apparementemente – e sottolineo: APPARENTEMENTE – elastico col mattarello, provate pure… a parte che vi vengono due bicipiti che neanche Stallone, ma il risultato è una specie di lenzuolino giallognolo (se usate il cioccolato bianco) di dimensioni esigue che a malapena copre la torta piccola  (quella che dovrebbe essere il secondo piano) e neanche arriva fino al bordo inferiore, nonostante abbiate, nell'incertezza, decuplicato le dosi della ricetta. Guarderete con un certo sconforto la torta base, che ha il diametro doppio della precedente, chiedendovi affrante quante accidenti di tavolette di Galak dovrete acquistare per tirare un lenzuolino del diametro di almeno cm 38 (28 di torta, 5+5 di bordi). Senza contare che, oltretutto a me non va per nulla di arricchire ulteriormente la Nestlè.
5) il panetto di cioccolato plastico si conserva – si narra in rete – in frigo: poi quando lo tirate fuori basta il calore delle mani per ammorbidirlo. Credetemi: quando lo tirate fuori ha la consistenza esatta del marmo di Carrara, e col calore delle mani al massimo si ammorbidisce arrivando a quella  della roccia magmatica, ma non di più. Forse se foste un bravo pranoterapeuta magari il risultato sarebbe più incoraggiante… o magari con dei guanti dotati di termoresistenze ad energia nucleare…chissà. Fatto sta che io ho maneggiato il panetto ex frigorifero per un 50 minuti e poi – esausta e depressa –  l'ho lanciato nel prato di fronte a casa dove è atterrato producendo un cratere di circa mezzo metro di diametro. E' uscito da un tombino di Osaka (Giappone).

Conclusioni:

Io pensavo di essere una brava cuoca, ma probabilmente non sono una pasticcera. Roba troppo scientifica, e forse sarebbe anche necessario avere dell'attrezzatura seria, il che non comprende una bocchetta per la sac-a-poche autoprodotta tramite pinza o i supporti per fare i fiori di glassa ottenuti ritagliando dei contenitori da budino della Domopack e incollandoci dietro, con l'attaccatutto un perno che di fatto è un pastello blu prelevato dall'astuccio scolastico dell'Infanta (quello delle medie).
Forse sono stata troppo ottimista: alla fin fine ho riciclato la farcitura (crema alla ricotta e pere) per produrre un dolce di emergenza, una torta morbida al cioccolato fondente e pere, ho riciclato parte del pan di spagna per farne tortine da inzuppare nel latte la mattina a colazione. E, dulcis in fundo, ho comunque presentato a tavola, vergonandomi assai, l'orrenda tortina piccola ricoperta di cioccolato plastico bianco. Sembrava fatta con la terra e ricoperta con l'eternit.
Comunque la famiglia ha sbranato tutto, e alcuni (tipo la Superzia, che però a livello di papilla gustativa non fa testo-…) hanno anche apprezzato.
Altri mi hanno malamente schernito chiamando 'patona' la torta di pere e cioccolato: qui in quel di Pavia quel nome lì (dai, provate a dirlo forte, ad alta voce: vi sarà immediatamente più chiaro l'aspetto della torta) designa quel dolce familiare dalla parvenza di castagnaccio ma fatto col pan secco, cioccolato e talvolta – nelle famiglie ricche – uvetta. Una torta povera dunque, che uno fa in 5 minuti con gli avanzi di casa e di certo non serve in occasioni di gala…

Alla fin fine ho fatto due conti: senza contare il tempo che ci ho messo, solo considerando le spese vive di acquisto materie prime e derrate alimentari varie, avrei potuto tranquillamente portare fuori a cena tutta la famiglia,  in un ristorante di alto livello, tirando dentro anche un paio di extracomunitari per beneficenza, pasteggiando a champagne e chinotto, e avrei pure risparmiato qualcosina…

Bah… e io che ci ho lavorato ininterrottamente dalle 8.30 del mattino alle 9.00 di sera… povera Infanta, che razza di Mater che si ritrova…. 

A voi, Madri …

… che avete figli di 0 – 2 – 12 – 20 anni o anche di più. So che mi capirete.  Anche voi, come me, siete vittime della della sindrome del 'maaaaaammaaaaa.. dov'è….????'
Segue la qualunque: la merenda da prender su la mattina per la scuola, le scarpe, l'apparecchio, le mutande, il gatto, il nonno. Non importa l'oggetto della domanda: il soggetto (prole) non sa MAI dove si trovi la cosa che sta cercando.
Ora, a due anni passi… a quattro va lì va là.. a 7 si comincia a rispondere: cerca bene, è lì nell'armadio – quale armadio? – quello bianco – quale bianco? … (quanti ne abbiamo in casa??) quello B I A N C O, nell'anta di sinistra – quale sinistra? .. e via di questo passo. Generalmente la conclusione è: và che se vengo lì e lo trovo LO MANGI, chiaro?
Di solito lo trovo. Di solito l'Infanta NON lo mangia. Dice 'grazie, Mater!' e se ne va felice con l'oggetto del desiderio.
La sindrome si associa spesso a quella dell'ultimo momento: tipo che ci sono tre mesi di vacanza, ginnastica non è MAI il primo giorno… e secondo voi quand'è che salta fuori che le scarpe non vanno più bene? la sera prima, verso le 18.30. E il compasso, quand'è che me lo chiede? la mattina alle 6.45, mentre io sto ancora dormendo: sto sognando Giotto che fa cerchi a mano libera, e il sogno viene bruscamente interrotto da 'maaater…sai mica dov'è il compasso che usavo in prima media??'

Il tutto per dire che l'Infanta, che ormai ha 14 anni e da 4 giorni frequenta la prima liceo, oggi mi ha chiamato in ufficio sollecitando – per l'appunto – la mia presenza (per ragioni meramente economiche) per l'acquisto super urgente di indumento 100% cotone di colore nero  atto ad eseguire prodezze ginniche in orario scolastico (tuta), completo di calzatura ergonomica di colore bianco e di forma che incontri il gusto della giovinetta (trad. no di quelle ciccione che sembra che passo 24 ore al giorno in palestra, che quelle lì son da sfigata…). La catena di eventi che ne è conseguita si può così riassumere:
– fuga dall'ufficio alle ore 19.00 mollando dei lavori a metà, col capo incazzato nero che mi lancia dietro il bucatore
– recupero al volo della fanciulla, dotata di elenco cartaceo esaustivo nelle necessità scolastiche imminenti, che salta in macchina mentre sgommo facendo inversione di marcia
– corsa al più vicino centro commerciale (dove peraltro passo il 60% delle mie pause pranzo, e che quindi è l'ultimo posto dove vorrei essere quando non lavoro…)
– ricerca ossessiva di quanto sopra elencato – trovato tutto!
– ricerca ossessiva di altro materiale richiesto dal personale docente: matite da disegno H3 (mi sa che non esistono), fogli A3 lisci (idem), cartelletta in plastica con manico formato A3 (gliene avrò comprate 100 alle medie… che fine han fatto??) gomma bianca (forse per far completo con le scarpe da ginnastica) e altri ammennicoli apparentemente indispensabili per la scuola (tipo 3 evidenziatori colorati che quando andavamo noi neanche esistevano… come avrò fatto mai a diplomarmi, dico io??)
– rientro a casa e decongelamento disperato dei 4 salti in padella
– lavoro di taglio e cucito, perchè il pantalone della tuta veste largo (maaammaaaaaa .. dov'è una spilla da balia?? – è lì Infanta, nel cestino del cucito – quale cestino? – quello del cucito – quale cucito? …. vabè, porta qui il pantalone che faccio io, và!)

La domanda che mi sorge spontanea è: ma quando lei avrà 95 anni e io 125 sarà ancora così??

Maaaammma .. dove sono i pannoloni ??
Sono, in bagno, c'è la scorta dentro alla vasca apribile
Quale bagno?
Quello grande, quello dove riesci a entrare col deambulatore
Quale deambulatore?
Quello cromato, che abbiamo comprato nello stesso negozio dell'apparecchio acustico
Quale apparecchio acustico?
Quello che hai su adesso, altrimenti evidentemente questa conversazione non avrebbe luogo…
…..

O madri, vi prego… ditemi che non sono sola in questa valle di lacrime …
 

Sono una brutta persona…

L'antefatto
Stamattina arrivo in ufficio col sano proponimento di uscire alle ore 17.00 massimo, per portare a termine, nel tardo pomeriggio, importantissime commissioni:

1) acquistare dei beccucci di acciaio per il sac à poche, onde produrre delicate rose di crema sulla torta di compleanno dell'Infanta
2) fare ingenti acquisti di derrate alimentari all'esselunga affinchè io possa  cucinare un pranzo sardanapalesco per la Barbie-Famiglia nel dì di festa. Priorità massima: barattolo di glucosio e colorante alimentare blu. E non dimentichiamo il cacao per il pan di spagna

Il fatto (con digressione e figuraccia) 
Ovviamente lascio la termoiono-factory non prima delle ore 18.20:  il ritardo sulla tabella di marcia è evidente, ma non mi lascio scoraggiare: approfitto di un semaforo rosso per togliermi i sandali tacco 12 e rimpiazzarli con una bella ballerina piatta, che mi agevola la corsa tra gli scaffali dell'esselunga (ma mi slancia come un panettone di milano).
Ma prima di tutto il negozio di casalinghi. E comincia la tragedia.
Il beccuccio che serve a me NON c'è. C'era, fino a qualche mese fa, poi ci deve essere stato un assalto al negozio per acquisto massivo di beccucci piatti prima delle ferie (come non andare in vacanza con un set completo beccucci in acciaio da pasticceria?? o no?) e adesso niente, non è disponibile. Eventualmente in oro ce l'avete? no, neanche.
Mentre son lì davanti al titolare, un tizio di età indefinita tra i 45 e 100 anni, col naso dentro la scatola che esamino i pezzi disponibili, meditando se acquistare quello tondo e poi prenderlo a martellate per appiattirlo, si avvicina dal retrobottega una signora, il cui aspetto reale noto a malapena con la coda dell'occhio, la quale ficca il naso nella scatola anche lei. Io, trovandomela lì,  mi sento in dovere di renderla edotta sul mio insano intento,  concludendo con un incauto 'adesso chiedo un consiglio a suo marito'.
Il titolare di cui sopra ha un guizzo da psicopatico verso di me e con aria arcigna e sospettosa mi dice 'COSA HA DETTO??'
Io alzo gli occhi, guardo la signora e comincio a sudare… 'ehm – rispondo – dicevo che avrei bisogno di un consiglo.. vede, pensavo col mart…'
'SI – ribatte lui giustamente inviperito – ma ha detto MARITO !! Ma le sembra che possa essere mia moglie?? E' MIA MAMMA!!'

Ho dovuto comprare la confezione comunità da 100 beccucci, una caffettiera da 12, una macchina per fare la salsa, una raviera, uno sbuccia-ananas e il cuoci uovo a forma di gallina..  poi,  coprendomi il capo di cenere, son venuta via… anche perchè rischiavo di trovare chiusa l'esselunga.

Arrivo al parcheggio. Scambio il pulsante di chiamata assistenza con quello che fa uscire il biglietto.
Mi accorgo dell'increscioso equivoco e schizzo via al volo prima che l'assistenza risponda. Parcheggio e mi avvio alla ricerca del glucosio e del colorante blu, non prima di aver adempiuto le formalità burocratiche per fare la tessera Fidaty, che non ho (si, e poi dove la metto nel portafogli?? mi toccherà buttare quella di Farmacia Amica… ancora 20 punti e avevo le 10 confezioni di Preparazione H oppure, con soli 14 euro e 99 in più lo  sfigmomanometro digitale, mannaggia…)
L'esselunga sarebbe virtualmente il mio supermercato del cuore: ha molta scelta, e certi prodotti lì li trovi e in altri supermercati no. Ma c'è troppa, troppa gente!! sempre, a qualsiasi ora di qualunque giorno.
Ergo, vado in palla subito, appena entrata. Perdo la testa e la lista della spesa, non capisco più niente e ci metto tre ore a comprare due pomodori e un etto di cotto. Figuriamoci oggi che devo saccheggiare il reparto pasticceria e non solo…
Parto di slancio e mi areno subito davanti ai salami di Varzi. Cincischio tra i formaggi francesi, faccio incetta di verdure esotiche, mascarpone e ricotta. Poi pianto lì il carrello e vado a vedere se nel reparto surgelati c'è la pasta fillo.
Torno depressa: la fillo non c'è, così acchiappo il carrello, vado in giro una mezz'ora e nel mentre ci butto dentro 24 uova di quelle grandi, 20 pacchetti di zucchero a velo e il colorante blu (alè! trovato!). Un momento: quand'è che ho preso il Dixan, che neanche lo uso? E perchè poi tutta questa salsiccia, che sono a dieta? e le banane, che le odio notoriamente??

ovvio, non è il mio carrello. In preda al terrore lo abbandono davanti  allo scaffale delle salse, e corro lesta come un velociraptor a recuperare il mio. Un nano secondo dopo  sento distintamente  l'annuncio 'chi avesse per errore scambiato il carrello è pregato di recarsi IMMEDIATAMENTE al centro assistenza'.

NON ci sono andata.
Sono una brutta persona, lo so. Sono corsa in giro per gli scaffali cercando freneticamente di finire la spesa, e poi sono scappata a gambe levate dall'esselunga, dove non metterò MAI più piede.
Si, lo so, lo so. Smettela di dirlo.  Sono una brutta persona. Probabilmente si sono sciolti i surgelati.

E per di più:
– non ho trovato il glucosio
– ho comprato una teglia grande rotonda e poi nel ritorno ho progettato mentalmente una magnifica torta a due piani QUADRATA
– ho dimenticato il cacao (molto probabilmente è nel carrello col Dixan e i quattrosaltiinpadella squagliati)

– e last, but not least, ho una tessera Fidaty con su pochissimi punti che non userò MAI più

.. a qualcuno di voi interessa?