Memento – Episodio precedente

La Regione del Nord – Pas de Calais gode di una dubbia fama: fredda, inospitale, niente da vedere. Per fortuna il film 'Giù al Nord' (se non l'avete visto noleggiate il dvd e guardatevelo. Possibilmente in lingua originale) rivoluziona questa teoria, dando un'immagine meravigliosa del luogo grazie agli Chti, gli abitanti locali, descrivendoli come incredibilmente ospitali ed amichevoli (e con una parlata impossibile).
In fatto di clima la fama è ben meritata: ci fa un freddo terrificante ! Partita dall'Italia con 32 gradi qui ne trovo massimo 8… e con un vento pazzesco, che non smette mai e ti tira scemo.
Io batto i denti e rabbrividisco nel giubbotto di pelle che fortunatamente mi sono portata schiacciandolo ben bene nell'unico bagaglio ammesso da Easyjet, ma ciononostante al ristorante la cameriera ha l'ardire di chiedermi 'dentro o fuori?'
FUORI?? Ma fuori sei te, cara la mia ragazza! Se mangiamo fuori tempo di tuffarci dentro il cucchiaio, e la zuppa è bell'e diaccia!!
No no, dentro, dentro!! Vicino alla finestra con i ghiaccioli, per favore… (ovviamente una tavolata di locali che mangia fuori c'è, e tutti sfoggiano magliette a maniche corte, canottiere e infradito… i sandaletti ce li ho anche io, ma ho l'alluce di un bel blu-crio).
Domando alla mia accompagnatrice, l'agente francese termoionica, però di Parigi,  come mai la gente non parla come nel film… lei si sganascia dalle risate e senza porre tempo in mezzo gira la domanda al cliente locale, che senza farsi troppo pregare attacca a parlarmi in lingua chti, esilarandomi all'istante.
E' vero, i locali sono cordialissimi e simpaticissimi: da lì in avanti chiedo a tutti indistamente di parlarmi in chti, e tutti mi improvvisano teatrini peggio dei Legnanesi, compresa la cameriera del ristorante, che in chiusura dello scketch mi propone il Maroille, il formaggio tipico dal sapore piuttosto importante (che nel film mangiano a colazione spalmato sul pane e pucciato nel caffé, anzi nella chicorée, il beverone di cicoria…)
L'agente dice 'ok, mangialo pure. Però poi oggi pomeriggio nella riunione ti siedi lontano…'
Io, temeraria, lo assaggio, e vi dirò: non è poi 'sta tragedia. Ricorda un po' il taleggio lasciato fuori dal frigo per due settimane. Quelle centrali di agosto. Però più persistente (mi ricorderò di averlo mangiato anche due-tre giorni dopo).
Dopo pranzo devo raggiungere i miei tecnici, che mi formiscono le coordinate GPS del posto in cui si trovano: 'così non puoi sbagliare' mi dicono incoraggianti.
Invece posso: il Tom Tom di Lucifero insite che 53 grado latitudine nord non esiste, e quando cerco di digitare il 2° grado longitudine est la voce preimpostata scoppia in una sonora risata… Ritento con l'indirizzo, completo di numero civico, e apparentemente funziona. Quando la voce dice 'destinazione raggiunta' vedo distintamente l'edificio dove devo arrivare davanti a me, vicinissimo… mi sembra di poterlo toccare con la mano… peccato che però di mezzo ci sia la ferrovia !!

…segue episodio precedente…

Memento

.. rientro finalmente a Bruxelles con l'auto a noleggio: il GPS ovviamente – anche questa volta – mi manda dall'altra parte della tangenziale, ma ormai ci ho fatto il callo,  mi barcameno e riesco ad attraversare le 4 corsie (non chiedetemi come, grazie) e mi dirigo all'ufficio dell'autonoleggio, continuando, nel tragitto, a tormentarmi nervosamente le ormai 3 (si, TRE!) unghie spezzate.
Certo, prima di riportare il mezzo alla Budget (che ha sede nella cantina del Novotel) è d'uopo che si faccia il pieno.
Peccato che l'ultimo distributore l'ho incrociato  36 km fa, ed ho – gravissimo errore ! – ritenuto fossero  troppi prima della restitutzione.
Via, la faccio breve: devo macinare tipo 10 km per trovara una Texaco e fare una figura di merda perchè entro a chiedere come faccio a fare benzina (non ci sono i pulsanti 10-20-pieno): 'afferri la pompa e schiacci' mi risponde la tipa fra le risa degli astanti 'e poi venga a pagare qui'.
Umiliata e derisa, risalgo sulla Mercedes da donna manager, e la riporto alla Budget giusto in tempo per la chiusura, il tipo ha fretta e non mi rampogna per il graffio (vorrei vedere, con quel che ho pagato di assicurazione!), afferro bagagli e pc e via, a farmi chiamare un taxi con alterigia alla reception del sovrastante Novotel.
Peccato che mi accorga di aver dimenticato da qualche parte il foglio con l'indirizzo del mio hotel di stasera, un bel Campanile due stelle vicino all'aeroporto, e non sappia quindi cosa dire al taxista… Con un lampo di genio degno di Rubbia chiedo alla receptionist di cercarmelo su internet, che è un po' come entrare da Tiffany  e chiedere 'scusi, mi dice dove trovo bigiù brigitte?'
Ovviamente non appena ho formulato la domanda e destato il compatimento dei più presenti nella reception, dal trolley fuoriesce magicamente la conferma del Campanile.. e il taxi intanto arriva.
Il Campanile sta al Novotel come la merda alla nutella, nonostante il Novotel non sia 'sta roba sardanapalesca. Ma tant'è , questo mi han prenotato (alla bella cifra di euro 90 a notte SENZA colazione..) e qui si dorme. Purchè la banda di tossici che fumano qui fuori al piano di sotto bevendo birre hard discount smetta di fare casino, ovviamente…
E si cena, stante che 'sto posto si trova in mezzo al nulla, a latere dell'aerostazione.
Peccato la cucina stia chiudendo… o per fortuna, avrei pensato poi. Ma il cuoco fa un'eccezione, e acconsente di malagrazia a cucinarmi un piatto caldo nonostante l'orario totalmente inaccettabile (le nove e mezza…).
Gli scappa un po' la mano con l'aglio, la salsa, gli aromi, l'olio, il riso, la pancetta, i peperoni e il burro, nei gamberi che ho ordinato (ma anch'io… ma non era meglio un bell'hamburger?), ma sono talmente cotta pure io che mangio i gamberi pescandoli col retino direttamente nel magma di salsa, li ingoio in fretta e furia, afferro un pintino di Haagen Dazs gusto Cookie and Cream (me lo merito) dalla vetrinetta, e via, nella mia bella cameretta vista-parcheggio a degustarlo in santa pace!
 
 ..che poi, cosa si deve mai chiedere ad un albergo, alla fin fine? Una camera spaziosa,  e ce l'ho, un collegamento wifi gratis, e ce l'ho, e una vasca da bagno che non si riempia d'acqua (col tappo aperto) mentre faccio la doccia. NON ce l'ho.
Siccome non ho portato i braccioli, quando  l'acqua mi arriva alle ginocchia esco dalla vasca, mi avvolgo nei lussuriosi asciugamani 60x 40 e – veramente esausta – accendo il PC e – senza rileggerlo – pubblico il post. 
 
… e prestissimo la puntata precedente.    dalldldfa

Contratto

L'Infanta sembra una creatura eterea, dolce e gentile, ma in realtà è un mostro succhiasoldi che monetizza qualsiasi cosa non prevista nella lista 'quel che c'è da fare in casa' (un elenco lunghissimo appeso alla credenza in cucina che elenca in dettaglio le faccende domestiche e definisce chi le debba portare a termine, tipo 'portare fuori spazzatura' –> Infanta oppure 'laccarsi le unghie' –> Barbie)
Esempi: le chiedo di suonarmi cortesemente il canone di Pachelbel con l'arpa? son 5 euri. Se lo suona benissimo e io piango allora 7.
Pertanto oggi abbiamo stipulato regolare contratto, registrato dal notaio, per stabilire i premi di fine anno scolastico: è stata una contrattazione più estenuante di quella degli operati della Fiat con Marchionne, ma alla fine, dopo ore di patteggiamenti, ce l'abbiamo fatta. Ho firmato le carte, che adesso l'Infanta ha riposto in luogo segreto e blindato peggio di Fort Knox.
E' stata dura: io proponevo robe tipo 'una cena al ristorante giapponese' (che lei notoriamente adora), lei mi rideva in faccia e sparava 'una settimana in una beauty farm in California', io controproponevo 'un paio di orecchini nuovi' e lei 'col cavolo! un paio di scarpe di Jimmy Choo!'

Infanta: non se ne parla proprio! ti è cresciuto il piede, e non hai neanche più il mio numero… non potrei nemmeno fregartele…

Io vorrei tanto

che questo blog decollasse di bbbbrutto, tramite pubblicità gratuita e fortuita su canale nazionale, pubblico o privato, in fascia 20.30 – 23.00, onde toccare la milionata e più di contatti, ricavarne un libro senza sforzo alcuno, che diventi un bestseller pluritradotto, così da vivere di rendita per il resto dei miei giorni, in ozii, agi, e mollezze
 
concepire una seconda progenie, nonostante la mia veneranda età e le mie ovaie evidentemente pigrissime, e soprattutto nonostante la scarsissima frequenza di rapporti sessuali completi che – a quanto mi dicono – sono il mezzo normalmente più adatto al concepimento
 
una casetta più grande, con un giardino più grandissimo, ove piantare tanti ma tanti alberi, da frutto e non, e fiori colorati, e siepi, e prati, e tulipani e asfodeli. E soprattutto verdure, verdure, verdure, peperoni e piselli, e insalate e ettari interi solo a basilico, un orto gigantesco con un composter di dimensioni bibliche ove produrre concime e humus con gli scarti quotidiani
 
Galline. Parecchie, che producano uova fresche, e alle quali tirare il collo ogni tanto per farci un bel brodo e un bel ripieno
 
Soverchie scarpe. E vestiti. Alla moda. Di lusso.
 
U paio di chili di meno, anche se ora – grazie alla dieta mirabolante che osservo rigidamente ma non sempre, concedendomi talora sfizi tipo il gelato Haagen Dazs Macadamia Brittle – sono già un figurino che non vi dico. Anzi si, ve lo dico: sono proprio un bel figurino!
 
Nell'immediato un bel gelato!
 
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.. ora, dovete saper che proprio oggi un collega compie gli anni. E per festeggiare ha portato una cisterna di gelato in ufficio, non più di due minuti dopo aver formulato il desiderio del gelato.
 
Incredibile, mi sono detta slurpandomi la mia coppetta bacio-pistacchio, una non fa in tempo ad  esprimere un desiderio che questo, all'istante,  si avvera! Che figata!
Adesso aspetto che si avverino gli altri, allora… 

Resoconto tardivo di fiera olandese

Gli olandesi sono un popolo che – contrariamente a quanto si potrebbe pensare  – appena appena può si diverte.
Lo dimostra l’ultima fiera a cui ho partecipato: il mio agente locale – un olandese rosso di capelli che una volta l’anno partecipa con tutta la famiglia al completo al ‘Red Haare Tag’, la giornata in cui tutti gli olandesi coi capelli rossi si incontrano e festeggiano – mi accoglie giulivo all’ingresso e mi conduce, fendendo la folla a gomitate, verso lo stand che ospita le mie favolose valvole  termoioniche.
Io mi stupisco della ressa: una fiera di valvolame dedicato ad applicazioni di nicchia, aperta dalle 13 alle 20 non giustifica certo la massa di umani che vedo affollare l’interno dei padiglioni!!
‘a noi olandesi piacciono le cose gratis!’ e sorvolando sui 20 euro che costa il biglietto di ingresso mi spiega che in questa fiera si può bere e mangiare a nastro, del tutto gratuitamente.
In effetti ogni due o tre stand c’è una postazione che esibisce eserciti di bicchieri pieni fino all’orlo di bevande multicolori (ne ingollo subito una fucsia. Sa di ciliegia e lubrificante) ed offre cibo di vario tipo.
‘here the soups, there the herrings, behind the corner the krill’.  
Mi avvio a passo spedito verso il krill, perchè voglio vedere le balene che mangiano, ma mi accorgo di aver frainteso la pronunzia un po’ fiamminga del mio agente, perchè quel che trovo in effetti è una griglia di dimensioni importanti, con sopra fettone di prosciutto, salsicce e carne olandese doc.
Nel corso della giornata incontro anche un paio di potenziali clienti, che io ammorbo subito con particolari tecnico-commerciali non richiesti sulle valvole che tanto amo, ma mi accorgo del loro sguardo che vaga nervoso alle mie spalle: gli è che ogni due per tre, caso mai il cibo in giro non fosse ritenuto sufficiente, passa una signorina con un vassoio di mq. 1,5 coperto di tartine all’aringa (primo giro) tartine ai salumi vari (secondo giro) fette alte un cm di un salume tipo cotechino però freddo e senza purè (terzo giro).
Alle mie spalle c’è il quarto giro, quello che il cliente adocchia nel timore di perderselo: è un cabaret di capienza notevolissima che ospita quelle che io giudico frittellone con marmellata. Errato: son coscione di pollo fritte, con salsa piccante, calde. Ne ingollo due, imponendomi di finirla qui. Per oggi ho già mangiato abbastanza, mi dico.
Ma l’altoparlante fa un annuncio (in flamish, quindi NON capisco) ma l’agente mi traduce, premurosamente: dicono che la cena sarà servita tra le quattro e le sei e mezza… CENA? QUATTRO? In effetti son le quattro e un quarto, e l’agente scalpita per andare a cena…io dico che di solito mangio molto tardi, e riesco a tacitarlo fino alle 17.50, cacciandogli in bocca le frittellone di pollo di cui sopra e costringelndolo a ingoiare un paio di birre (perché oltre ai bibitoni colorati  per noi standisti c’è anche un servizio di bar con cameriere dedicato, che ogni 4-5 minuti arriva a chiederci se vogliamo qualcosa, e in caso di risposta negativa molla giù comunque un drink a a caso…meno male che il Martini bianco mi piace molto…)
Alle 18.00 in punto ci presentiamo (per ultimi) in sala da pranzo, dove c’è allestita una specie di cena di gala, con un tavolo di dessert lungo 45 chilometri.
Io – che vengo da un pomeriggio dove ho mangiato aringhe crude con la cipolla, salsicce grigliate, cosce di pollo fritte, bevuto martini, bibitoni e anche un tè – ri-provo a limitarmi, ma pare che se non mangi la zuppa, un piatto principale e soprattutto una selezione di dessert ti tolgono il saluto, e allora alè, via di forchetta, giùuna bella zuppa di funghi alle 6.05,  e poi le torte farcite, tante, tantissime, tutte diverse e tutte con lo stesso sapore.
Torno allo stand agognando disperata un Amaro del Carabiniere o almeno una Citrosodina, e noto – tra lo stordimento del processo peristaltico – un numero anomalo di anziani con le crocs ai piedi che vagano tra uno stand e l’altro riempiendo sacchetti di plastica di gadget locali: blocchetti, penne, mini-trivelle, antistress a forma di valvola  a farfalla, depliant, e quanto venga offerto dagli stand. Ovviamente il tutto mentre mangiano e bevono, eh!  Mentre son lì che penso che tutto sommato è un bel modo, per un anziano, di passare un pomeriggio (assai più bello che guardare un cantiere, per dire) mi accorgo che:
-in uno stand adiacente una specie di birreria bavarese un quartetto jazz ha attaccato a suonare dal vivo. E pure bene!
– la signorina di cui sopra passa e ripassa con tante sue amiche, stavolta esibendo un vassoio argentato stracarico di cioccolatini. Talmente carico che non mi spiego come possa portarlo su una sola mano, la poveretta. Ritengo il compito eccessivamente gravoso, e mossa dalla pietà le alleggerisco generosamente il  carico di un tre-quattro etti di extra fondente e nocciolato bianco.
 
Quando finalmente riesco a lasciare la fiera sono le otto, ma devo trovare una scusa perché l’agente mi spiega che dopo l’orario ufficiale di chiusura va avanti un party, e ci saranno cose buonissssssssssssime da mangiare. Gratis, eh!
Ringrazio del pensiero, ma no, torno in albergo. Bevo un litro di Alka Seltzer e cerco di dormire, mentre faccio un conteggio spannometrico delle calorie che ho ingurgitato nella giornata: perchè, caso mai l'aveste dimenticato… io il 26 novembre u.s. ho iniziato una dieta ipocalorica. Ci tenevo a dirvelo, ecco…