Con la testa tra le nuvole

Un'altra volta a Linate. Praticamente la mia seconda casa. In partenza un'altra volta per l'Olanda. Praticamente la mia seconda patria. 
Partenza in salita: intanto per la sveglia ad un ora impossibile, che contempla il numero 5, che solo a pensarlo, quel numero lì, mi viene sonno e sbadiglio. Però meglio muoversi per tempo, perchè di solito a Linate ai controlli c'è un casino che non vi dico.
Parto con la macchina (la mia, perchè ieri ho sbadamente dimenticato di richiedere all'ufficio preposto il mezzo aziendale, la ThermoIonic Car), mi fermo dopo 13 km per controllare di avere con me alcuni  importantissssssimi documenti (ovviamente sì, ce li ho), mi rifermo dopo altri 4 km per verificare di avere con me la carta d'identità (ovviamente si, ce l'ho) e mi rifermo dopo altri 300 m per ricontrollare un'altra volta se ce l'ho veramente, colta da un improvviso attacco di amnesia totale sulla memoria a brevissimo termine.  SI SI SI .. ce l'ho!… me lo scrivo sull'avambraccio per ricordarmelo.. dove ho messo la penna??
Finalmente, se dio vuole, arrivo alle partenze (dopo aver momentaneamente smarrito e ritrovato  il biglietto del parcheggio) dove mi accorgo – con un certo stupore – di non avere con me la carta di imbarco, che avevo stampato per sicurezza in duplice copia ('.. faccio il check in on line, così domani non perdo tempo…) probabilmente rimasta sulla mia scrivania in ufficio. Poco male, faccio il check in automatico perchè, per lo meno, non ho dimenticato il biglietto elettronico…

Mi avvio baldanzosa ai controlli, dove si perviene tramite una serpentina lunga centinaia di metri, di solito densissima di manager in doppiopetto che parlano al cellulare e, in questa stagione, innumerevoli scolaresche multicolori che si messaggiano come dei forsennati scortate da docenti a volte grigiastri. Tempo medio di percorrenza controlli – gate: 60-90 minuti, anche perchè normalmente dei 9 metal detectore ne funzionano tre.  
Oggi invece NO. Non c'è nessuno. i 9 metal detector sono tutti attivi e volendo potrei fare una gimkana tra l'uno e l'altro…  Fatto sta che tempo un nano secondo e sono al di là della linea di confine, zona gate.
Con un bel 120 minuti di anticipo sull'orario del volo.. va bè, tanto ho il pc e due lavoretti da fare (metti che un collega legga il blog… in realtà intendevo 'ho da scrivere il post, chattare su facebook, fare il solitario, guardare youtube) Il tempo mi vola.  
Accendo il PC. Non funziona.
Opto immediatamente per un intervento altamente tecnologico che ritengo certamente risolutivo: spengo e riaccendo. NIENTE.
Riprovo 10 volte di fila. NIENTE, windows non si avvia neanche per scherzo. Merda! E si che è pure nuovo, 'sto cavolo di pc…
Conscia della mia totale inettitudine e ormai rassegnata all'ozio, mi accorgo che la pellicina del pollice che mi sono strappata coi denti durante l'attacco isterico spegni-accendi-il-pc mi sta sanguinando come un maiale scannato. MERDA! Dove ho messo la bustina coi cerotti??
Esplodo subitaneamente il contenuto della mia borsetta, un manufatto in pelle scamosciata delle dimensioni di un sacchetto dell'immondizia formato condominio (110×60), che come al solito pesa come un laterizio (non forato)  ed estraggo, alla ricerca dei band-aid, gli elementi indispensabili al viaggio che essa contiene: fuori l'agenda, il portafogli, i trucchi, il libro di Camilleri, Donna Moderna (formato pocket) l'astuccio a forma di pecora con tutto il necessario per scrivere (Stabilo punta fine blu, matita, bic crystal blu, pelikan blu, pennarello fucsia, gomma, colla Gnocchi in stick da annusare, bianchetto col puccino, ditale),  bustina medicinali primo soccorso (che NON contiene i cerotti ma i preparati galenici che all'occorrenza ti salvano la vita, tipo la crema per l'herpes, l'antistaminico, l'aspirina il Rescue e altri indispensabili placebi), macchina fotografica, moleskine, tre telefoni e finalmente esce cio che cerco. Mi medico. 
Meglio tardi che mai, ho giusto fatto in tempo a macchiarmi un filo la camicia bianca da top manager, ma pazienza.. vorrà dire che terrò la giacca abbottonata.
Oh là! forse ci siamo.. afferro il Donna Moderna, così da dare un'occhiata alla moda del momento, l'altro occhio attento all'ambiente circostante. 
Son già lì che mi rammarico interiormente dell'immobilità della situazione quand'ecco una voce echeggia alle mie spalle: 'Si Mamma.. tutto bene, sono atterrato, sono a Linate…'
Mi giro: è il Comandante del volo Airone da Roma!
Ma come??!! chiama la mamma all'arrivo?? Ma se è il suo lavoro !!?
Mi parte subito il film in testa, e mi immagino:
– il manovratore del Frecciarossa 'si mamma, sono arrivato a Termini, tutto bene…'
– quello della metropolitana di Milano: 'ciao mamma, tutto a posto, sono a Sesto Marelli…'
– il conducente dell'autobus di linea della microcittà in cui abito: 'Mamma, parto ora. Ti chiamo quando arrivo al capolinea, ciao …'
… 
Fine del film, mi chiamano per l'imbarco… ripongo in fretta e furia tutto nella borsetta: moleskine, agenda, trucchi, portafogi, bustine, telefoni, carta d'imbarco in duplice copia, astuccio… CARTA D'IMBARCO in duplice copia??

… ma dove avrò la testa??
 

Valore

In questi ultimi 5-6 giorni Barbie è un po' più fragile del solito, piange per un nonnulla e si commuove moltissimo quando le fanno i complimenti in privato per la beltà del suo blog.
Si illude a volte di essere una scrittrice vera, poi però incappa per caso in scritti straordinari di scrittori veri per davvero, come questo di Erri De Luca.

E dopo aver letto, ed essersi commossa fino ad avere i lacrimoni, averne stampate due copie in formato A4 da portare a casa all'infanta, l'una, e da donare all'Ufficiale, l'altra, decide di condividere con i suoi lettori questa cosa così bella:

VALORE di Erri De Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto. 

Ecco. Vorrei tanto averlo scritto io. Ma è anche così bello trovare qualcuno che, così bene, sa dar voce ai miei pensieri.

Primavera!!

Finalmente è arrivata per davvero!  Sono anche uscite le due tartarughe, dopo l'interro invernale, ed è uscito anche il mio vicino di casa chiacchierone, un vecchietto da cinema che io vedo all’aperto solo da aprile a settembre.
Quando lo vedo transitare davanti al mio giardino mentre sto innaffiando – stendendo i panni – trapiantando fiori – prendendo il sole – leggendo – scrivendo  capisco che – davvero – la primavera c’è!
Il simpatico omino non vede l’ora di far due chiacchiere, e per due chiacchiere intendo una conversazione di almeno 45 minuti, che inizia di solito con un luogo comune (tipo ‘che caldo, fin troppo per questa stagione…oppure ‘venezia è bella ma non ci vivrei') transita per l'alta filosofia, tocca obbligatoriamente la polifonia sacra (perché non so neanche dir come ma la nostra conoscenza reciproca si basa sul fatto che tutti e due abbiamo in comune una passione per il canto corale, che io ho praticato in passato e che lui tuttora pratica assiduamente, non mancando di informarmi su concerti, repertorio, aggiornamenti sul mastro di coro e via discorrendo), mi informa urbanamente sui recenti fatti suoi e dell'intera sua famiglia e termina di solito con un ‘adesso devo proprio andare, mi saluti sua moglie!’ che dico sempre io. Fosse per lui staremmo lì h24.
L’anziano, ancorché un poco logorroico, mi piace: mi fa vivere per un’oretta una dimensione antica, di chiacchiera di paese, di gente che non si telefona ma che si chiama di casa in casa e di cortile in cortile, ma anche un po’ da film americano, di quelli coi vicini cortesi che si portano le torte di mele (ma NON di quelli che poi scopri che hanno il seminterrato zeppo di cadaveri nel freezer…).
L’amabile individuo – del quale peraltro ignoro il nome – l’altra sera, mentre bagnavo il praticello con la mia nuovissima pistola a spruzzo Klaber, ha infilato nel fiume di parole una cosa che mi è rimbalzata in testa a lungo: ‘si vede che lei è una vera mamma’, mi ha detto.
‘MA COSA DICE??’ volevo rispondergli di primo acchito… vera mamma io, che passo più tempo in aereo che a casa, che non faccio mai le pulizie, che  mi dimentico l’appuntamento col dentista, i colloqui coi professori, le tute da ginnastica da lavare, e la merenda dell’Infanta, io che butto il costosissimo apparecchio ortodontico della giovinetta nella monnezza, solo per dirne alcune, delle mie nefandezze non-materne…
E intanto che elaboravo il pensiero nel cervello mi sono girata a rispondere all’Infanta, uscita in giardino per domandarmi il permesso di andare a casa di un'amica… l’ho guardata con occhi misti, i miei e quelli del vecchietto, e ho visto sia la bambina che sta rapidamente svanendo sia la donna che sta diventando. Una donnina bella, alta, magra, e garbata, che mi chiama in ufficio per domandarmi se può andare a spasso con le amiche finiti i compiti, quando potrebbe tranquillamente fare quel che le pare senza dirmi nulla, chè tanto io non me ne accorgerei.
E ho visto la ragazzetta curiosa e bizzarra che è adesso:  mi sono rivista con lei mentre cuciniamo insieme, inscenando al tempo stesso una puntata della Prova del Cuoco a nostro uso e consumo esclusivi, mentre giochiamo a badminton nel prato davanti a casa insultandoci a vicenda quando manchiamo il volano, mentre cantiamo a squarciagola in macchina, mentre leggiamo insieme in silenzio sul divano (due libri diversi, ovviamente), mentre camminiamo in montagna zaino in spalla, mentre pranziamo con  beatles in sottofondo facendo il playback con asparagi lessi e forchette infilzanti pomodori al posto del microfono (si, lo facciamo veramente…)
L’Infanta, notoriamente taciturna e chiusa come un riccio, a me racconta tutto; delle sue amiche, dei suoi amori, della sua musica, dei suo professori… l’altra sera l’ho trovata davanti al pc che, grazie ai tutorial su internet,  confezionava a nastro origami di carta a forma di fiore – ne abbiamo la casa invasa – e al mio rientro dall’ufficio mi ha salutata con un ‘Ciao Mater! Guarda che belli ! Ti piacciano??’
Ovviamente avendo già fatto compiti, studiato, suonato e riposto il bucato steso…
L’Infanta mi ripete spessissimo che mi vuole bene, mi bacia e mi abbraccia di continuo. E io faccio lo stesso con lei.

Allora mi domando: forse il vecchietto-segna-primavera ha ragione, forse lui ha veramente uno sguardo esterno e neutrale che però capta qualcosa che c’è veramente.
Già. Forse io sono davvero una Vera Mamma, nonostante i miei tacchi a spillo, la mia valigia sempre pronta, il mio lavoro un po’ fuori dai canoni e i miei viaggi per il mondo.  

… o forse lo sono proprio per quello?