Senso dell’orientamento – Stordita 2!!

L’ho rifatto.. ho pubbicato un’altra volta un post sul blog SBAGLIATO!

………. vacanza, vacanza, vacanza, vacanza…

Oppure faccio un misturone dei due blog!!

comunque l’ho duplicato qui  www.uomono.splinder.com

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Un tipico Uomono è quello che non ha il senso dell’orientamento.

Si suddivide in diverse sottocategorie:

– Non ha il senso dell’orientamento, non sa leggere una cartina, ma … non si fida nemmeno della donna che siede al posto del passeggero che gli dà indicazioni corrette.
– Non ha il senso dell’orientamento, non sa leggere una cartina, non si fida nemmeno della donna che siede al posto del passeggero che gli dà indicazioni corrette, ma … manco morto si ferma a chiedere indicazioni a qualche indigeno.
– Non ha il senso dell’orientamento, non sa leggere una cartina, non si fida nemmeno della donna che siede al posto del passeggero che gli dà indicazioni corrette e … si ferma ad ogni incrocio a chiedere indicazioni a qualche indigeno, indicazioni che dimentica non appena riparte.

E grazie a Mirrisil per la segnalazione!

Col botto!

Ieri sera cena fuori per festeggiamento familiare del genetliaco di NonnaSprint!

Tornando a casa in macchina ho respirato e mi è partita la cintura del vestito, un elegante accessorio fatto a mò di gioiello con perline e tutto.

Credo non ci sia altro da aggiungere…

Tristesssssssssa infinita

Mi attende un week end di solitudine. Stante che le congiunture astrali sono positive e negative contemporaneamente, si è verificato che:

          L’Infanta si trovi in terre remote lambite da mari caldi e azzurri con il di lei genitore

e, contemporaneamente,

          L’Ufficiale si trovi in luogo altrettanto remoto, ancorché non lambito da un bel niente

Dovrebbe esservi chiaro come, normalmente, l’assenza dell’infanta  agevoli alquanto gli  incontri sessual-romantici  tra me e l’Ufficiale… dunque potete bene capire quale disperazione mi strugga il cuore al pensiero di non poterlo baciare lunghissimamente profittando del mio temporaneo  stato di non maternità. Invece NIENTE. Che poi  la stessa condizione  si è già verificata anche lo scorso fine settimana… e qual un bel ‘ma porca puttana’ ci sta, direi.

Comunque.. va bè, sono una donna piena di risorse! Qualcosa da fare lo troverò, no? Tipo:

          Tagliare il prato (attività sana e meravigliosamente ludica, soprattutto con gli attuali 38 gradi – 42 percepiti)

          Sfoltire il glicine (caso mai vi venisse in mente di piantarlo per fare tipo siepe lungo la cancellata e non farvi guardare in casa… lasciate perdere: tempo 1 anno si trasforma in baobab, con lunghi tentacoli  tipo serpenti che escono dalle sbarre e vanno a importunare i passanti che transitano davanti alla vostra abitazione. Quando cominciano ad apparire scritte sul marciapiede tipo ‘a morte il glicine e colei che l’ha piantato’ è ora di uscire con le cesoie e tagliar giù tutto. Peccato il glicine abbia una capacità di germoglio che neanche le liane della foresta amazzonica, e dopo 10 minuti netti siete daccapo…meglio l’edera finta di plastica, credetemi)

          Nutrire le tartarughe (che, causa mancanza di insalata nel frigo,  ho recentemente scoperto essere ghiotte di anguria, patate lesse,  susina gialla e pomodori pachino leggermente marcescenti)

          Appendere i lampadari, la veneziana, incorniciare certe foto, lavare i vetri,  e certi altri lavoretti che dovrei fare da aprile 2008… ma non c’è fretta

          Prendere un aperitivo con certe amiche che non vedo da un po’ … sempre che nel frattempo non si siano sposate, trasferite, morte. Perché ho provato a chiamarne una stamane, e la tim dice che il numero è inesistente. E sempre che le superstiti mi rivolgano ancora la parola.

          Andare a ballare. Nonostante la mia agilità da paracarro.

          Farmi la manicure

          Depilarmi

 

Ecco. Direi che è tutto.

……

Ma probabilmente andrà a finire che me ne starò in casa per 48 ore filate, spiattellata sul divano, con lunghi peli fluenti quanto il glicine, e unghie con lo smalto pezzato, dividendo una pinta di Haagen Dazs gusto cookies con le tartarughe, mentre  guardo dei film strappalacrime in bianco e nero, così da avere almeno un alibi mentre piangerò copiosamente  guardando delle foto dell’Ufficiale…

Nella terra della Guinness

Non riesco a dimagrire.  Porcoggggiuda, non tocco né dolci né gelati né niente da mesi eppure ‘sta maledetta  stadera continua a far uscire dei numeri inguardabili.

Ma certo, finché le valvole termoioniche mi mandano in posti dove:

          Fa un freddo del diavolo, tanto che quando ti siedi a tavola il pensiero ‘prendo solo una bella insalatina’ si cristallizza nell’aria e si disintegra a contatto col fumo caldo e aromatico della  clam chowder che hai ordinato, stante la temperatura prettamente invernale (il tovagliolo ch che ti danno è di pile…) Peraltro la chowder è assai buona e abbondante MA molto calorica (forse per via di tutta la panna liquida che contiene  e che ne definisce la strepitosa cremosissima consistenza??)

          La ristorazione locale contempla solo piatti a base di carne, patate in tutte le forme, fritte, al forno e soprattutto in purè  (la mia droga, così come il french dressing,  la maionese fatta  in casa, le acciughe piccanti  e i cetrioli…), che ritenuto cibo da convalescenti assai leggero e digeribile viene localmente  arricchito con cubetti di lardo, probabilmente per contrastare il clima rigido 12 mesi su 12. Porzione minima servibile: 1 oncia (400 g)

          Il cliente che devi incontrare ti invita a cena unicamente per sfidarti, durante la semifinale del mondiale, a chi beve più birra, forte del fatto che al pub durante la partita una birra su due è GRATIS. Se vince lui, ci straccia il contratto di fornitura in faccia, se invece vinciamo noi forse magari no. Intanto lui fa il ganassa trangugiando a garganella da una bottiglietta da 33, mentre noi italici ci spariamo una pinta via l’altra come fosse cocacola… per fortuna che non ci sono stati né i tempi supplementari né i rigori, se no ciao…

          Il cliente di cui sopra chiude la sfida con il cocktail di sua invenzione:  Baileys & Brandy, in un rapporto 2 – 1. Che è come dire farsi in fila due Baileys e 1 Brandy. Dopo le xxx birre… prima del letto.. raggiungerlo, il letto.. non è come dirlo. Che poi detto cocktail a me che sono femmina piace molto, ma i due colleghi maschi non han mica gradito un granché. Ma il contratto è il contratto, e alè, trangugiare.

 

E’ chiaro come risulti totalmente inutile privarsi quotidianamente dell’Haagen Dazs  gusto Macadamia brittle oppure Cookies (i miei preferiti) se poi in tre giorni vanifichi totalmente gli sforzi del primo semestre! Quante calorie fanno 7 pinte di birra?? 50.000 o giù di lì credo.

 

Comunque: al di là di queste considerazioni, e al di là del fatto che la trasferta irlandese non sia partita benissimo grazie a un collega che ha dimenticato la carta d’identità rendendosene conto solo al check in  e un altro il deodorante, rendendosene conto solo alla mia affermazione ‘probabilmente stanno concimando’ , sconsiglio fortemente la terra di San Patrizio per le vacanze estive.

A meno che non amiate tantissimo passeggiare nella brughiera sotto la pioggia, col maglione pesante, i guanti e il cappello di pelo… il tutto mentre i vostri amichetti sguazzano felici nel mar mediterraneo…

Cari Giovanna e Filippo

…che vi siete uniti nel sacro vincolo del matrimonio sabato 11 giugno, e che avete tanti cari amici burloni che hanno tappezzato la città di sim-pa-ti-cis-si-mi volantini, peraltro molto spiritosi, che annunciano lieti ‘Giò e Fil oggi sposi’ .. delizioso poi il cagnolino nel cesto che ammicca…

Oggi però è il 14. Di Luglio. Dovreste già aver ampiamente consumato e dovreste anche già essere tornati dal viaggio di nozze  (al 90% siete andati in  polinesia  oppure 70% maldive oppure 50% crociera sul nilo oppure 30% casa dei genitori di lui a Pizzomagno della Pillacchera con la nonna che vi faceva la parmigiana  oppure 20% viaggio con le pentole al Santuario di Padre Pio) quindi io direi che o voi o i vostri amici o i vostri parenti o la nonna di Pizzomagno…insomma: fate il santo piacere di andare a staccare quei  volantini là dai pali della luce e dai semafori,  e già che ci siete fate anche tirar giù il lenzuolo dal cavalcavia, che quelle robe lì 5 minuti fan piacere, soprattutto a voi e ai vostri parenti, ma poi a noialtri, che al matrimonio manco ci siamo venuti – e per fortuna, aggiungerei – dopo un po’ ci rompono un filo i maroni.

Altrimenti io mi sento autorizzata a venire a buttare la spazzatura nel vostro giardino.

Bolla di dilatazione temporale

Oh. Non ce la faccio.

Mi accingevo a scrivere della mia recente trasferta nella terra dei folletti, ma non ce la fo.  Tutta colpa della bolla di dilatazione temporale…

Stamattina la sveglia è suonata alla solita ora. Peraltro senza che io avessi dormito stanotte: incurante del sonno perduto, e infischiandomene dell’afa pesante già a quell’ora lì, mi sono tirata su e:

         doccia e capelli (e vabè..)

         aspirapolvere in mutande

         straccio del pavimento e alè, sgurare le piastrelle (*)

         sterminio di massa di formiche, le bastarde infilatesi nel sottolavandino attirate dalla buccia del melone che ivi giaceva riversa nel pattume

         colazione

         preparazione del cibo da asporto per pranzo in ufficio (porzionamento anguria in apposito container atto alla movimenazione e successiva consumazione del cibo normalmente denominato ‘schiscetta’)

         trucco e parrucco

 

 (*) tenete presente che da questo punto in poi mi muovevo per casa deambulando su un asciugamano da bagno (sporco) buttato in terra con questa modalità: giù la salvietta per il lungo, un piede sul lato corto a sinistra, un piede sul lato corto a destra eeee strisciare! Prima un piede poi l’altro, provate, su! I vantaggi sono molteplici: uno, potete liberamente andare di qua e di là sul pavimento della vostra abitazione senza attenderne l’asciugatura e senza lasciare impronte di ciabatte – solitamente orme di sporco nero quadrettato – sul lindo suolo. Poi, così facendo, un po’ le asciugate voi, la monocottura di casa. E infine,  last, but not least, con quel movimento lì la cellulite delle chiappe si smuove non poco. Diciamo pure che traballa come un budino. Certo, c’è l’inconveniente che i vicini di casa, che escono per andare a lavorare alacremente, vi sbirciano dalla porta-finestra spalancata e sghignazzano senza ritegno, additandovi coll’indice e dandosi di gomito tra loro  nel vedere le vostre goffe movenze mentre vi trascinate ansando sull’asciugamani (sporco)  con lo spazzettone in mano… ma è un prezzo che pago volentieri, anzi: mi vanto pure un po’.

Ora, secondo voi.. a che ora mi sono svegliata? le cinque? nooooo…

Erano le 07.40 antimeridane.

E a che ora sono uscita di casa, secondo voi, per portare l’Infanta dai nonni?? alle nove?? alle nove e venti?

Naaaaa!  Alle 8.37.

Soli  57 minuti dopo. E le formiche erano un fottìo, ricordiamocelo.

Ma come ho fatto?? mi sono domandata. E’ impossibile..

E invece no: è la bolla di dilatazione temporale. Per motivi che ignoriamo il tempo si ferma per 3-4 ore (in alcuni casi anche giorni, si dice) e voi potete fare quel che vi pare, utilizzando al meglio quel tot di vita in più.  Poi quando la bolla scoppia bon, finito, il tempo riprende a scorrere normale.

Certo, che io abbia deciso di lavarci il pavimento durante l’effetto bolla… la dice lunga, sulla mia dabbenaggine. Non era meglio fare qualcosa di più ilare? Correre dall’Ufficiale e baciarlo lungamente, per esempio?  Vabè, ormai la bolla è andata sicchè è inutile stare a pensarci.

 

Comunque: fino a 30 minuti fa pensavo ‘cacchio, ma com’è che non sono stanca PER NIENTE??’  Ma il lungimirante uomo che-sciacqua-i-piatti-prima-di-metterli-nella-lavastoviglie ha telefonicamente sentenziato: guarda che poi tutto d’un tratto crolli, e ti addormenti secca da zero a rem in un un nano secondo. (poi ha appeso, perchè doveva correre a fare l’inventario della dispensa del secondo trimestre, che è già in ritardo per l’audit)

Bè..c’aveva ragione, come al solito. Non ce la fo più. Sono le nove, e mi si chiudono gli occhi.

Perciò per il post sulla bella terra di San Patrizio toccherà attendere.

Almeno che abbia dormito quelle 14-16 ore che mi abbisognano…

 

Evoluzione di una vacanzina

Desiderose di relax e fuga dalla città,  l’Infanta ed io siamo partite giovedì pomeriggio col bolide di famiglia; l’Infanta fresca di piscina centro-estivo, io reduce da:

– una settimana lavorativa da incubo

– una puntura di insetto sconosciuto, che mi ha fatto enfiare la mano destra come un canotto, con dita a cacciatorino che non riuscivo neanche a tenere in mano il volante e per far defluire il sangue guidavo con la mano destra sul soffitto

–  un bagaglio fatto peggio del solito, composto da: 1 trolley, 2 zaini, 1 borsa mare, 2 borsette, 1 borsapiscina dell’ Infanta, scarpe a caso in giro per l’abitacolo. Sembrava la macchina degli zingari

– una certa insonnia da stress

Comunque: partire siamo partite, alla volta della Val Venosta: destinazione il paesello di Rablà (Rabland in lingua locale).  Rablà è un villaggio de-li-zio-so, con un unico difetto: è l’unico della valle a non aver la tangenziale, ed è tagliato esattamente nel mezzo dalla statale della Val Venosta, sulla quale transitano H24 – ma soprattutto durante le ore notturne – un numero imprecisato di autoarticolati – che io immagino carichi solo e soltanto di mele melinda. In particolare, detta statale passa direttamente nella hall dell’albergo – peraltro principesco – da me riservato per la vacanzina. Risultato: sembrava di essere in Viale Certosa a Milano, nonostante la camerina principesca anche lei.

Vabè vabè vabè.. il mattino dopo giù subito a farci cambiare stanza, nella più stretta tradizione sfrancica, il che ci farà guadagnare non solo una camera ancor più principesca (ma non meno rumorosa) ma soprattutto una bella bottiglia di prosecco offerta dalla direzione. Peccato che l’Infanta abbia 12 anni, e l’extra brut non sia la bevanda più adatta ad una preadolescente seppur molto avanti.  

Il tutto non migliora il mio umore, anche perché nottetempo la mano è ulteriormente peggiorata raggiungendo le dimensioni del dirigibile Italia: mi fa malissimo e prude in maniera insopportabile: decido quindi – i nervi a fior di pelle – di recarmi in farmacia per un consulto, nonostante l’addetto alla reception cerchi evidentemente di depistarmi: mi dice ‘a destra’  ma scoprirò a mie spese che la farmacia è dalla parte opposta, grazie alle preziose indicazioni di una signorina che parla solo tedesco stretto (idioma che, per fortuna, mastico pure io). Ma il cerusico farmaceuta non mi somministra il cortisone senza ricetta, costringendomi a peregrinare dal medico condotto ad elemosinare una prescrizione, scavalcando impunemente i numerosi ottuagenari – che parlano solo tedesco stretto pure loro – che affollano la sala d’aspetto, adducendo pretesti del tutto infondati su ‘certi amici che mi aspettano alla cascata.. se potessi evitare la coda, mein herr!’. Se dio vuole finalmente la segretaria, Fraulein Muller, mi dice che ‘il doktore la riceve zubito, sighnora’ e ottengo finalmente la mia dose quotidiana di cortisone.

Fino ad ora – diciamolo – la vacanza non è cominciata benissimo: mi sento una novantenne ipocondriaca, di quelle allergiche anche al placebo. Fatto sta che però alla fine, ingoiato il pasticcone cortisonico, comincio a sentirmi meglio. E forse è qui che possiamo localizzare la svolta della vacanzina. All’ingoio del cortisone.  Perchè poi si va in discesa: gita, cascata, piatti tipici, vini, liquori (soprattutto grappa al mirtillo – himbeeren schnaps), idromassaggio, sauna, bagno turco, ed è subito ora di cena. Che qui viene servita dalle 18.30. Si, esatto, come a Dortmund. O in Norvegia. O in ospizio. Peraltro stasera – recita la bacheca – ‘Cena Italiana in giardino con musica. Suona per noi il bravo Maurizio!’

Io l’Infanta scendiamo un po’ in ritardo, da vere dive (ore 19.00…) cariche di doposole e di aspettative: la cena italiana non è niente male, ma il bravo Maurizio è un tipo bizzarro,  dotato di due chitarre, una acustica ed una classica, e dei classici foglietti con gli spartiti dell’oratorio (do  re- mi7 la), niente amplificazione e un repertorio che spazia da ‘che sarà’ a ‘O bella ciao’ passando per un evergreen di sempre: l’immarcescibile Italiano di Toto Cutugno, l’unica melodia che i numerosi teutonici presenti canticchiano al tavolo ammiccando tra di loro. Maurizio canta girando tra i tavoli, esibisce una vistosa cicatrice sul collo – memoria forse di performances non gradite? – cambia le parole a suo piacimento, e fa i quiz coi clienti (chi indovina il titolo di questa??’)  insomma: uno spasso!

Io già al sorbetto (‘sighnora, c’è dentro un poco di prozecco’ indicando l’Infanta. Vorrei rispondere che la preoccupazione giunge un pelo tardiva, stante la magnum in omaggio da bersi peraltro in due durante le ore serotine  ..comunque l’Infanta il sorbetto se lo scola, gradisce e commenta: ma siamo già al dolce??) smanio dalla voglia di cantare. E con la mia ben nota sfacciataggine acchiappo il tipo al volo ed intimo: voglio cantare ANCHE IO!

Detto, fatto: il tipo mi porta una fascione di spartiti macchiati di cera (si sa che sulla spiaggia…) e mi suggerisce di scegliere ciò che più mi piace: dribblo ‘la domenica andando alla messa’ e ‘volare’ e scelgo sicura: Diamante di Zucchero.

Il tipo si entusiasma, anche se, a detta sua,  la scelta non è proprio quel che i tedeschi apprezzano di più (allora facciamo Vagabondo, dico io. L’ho già fatta prima, mi risponde…) e mi presenta come ‘l’ospite d’onore’. Dai tavoli è tutto un fiorir di ‘Bravo – Suppa (trad. Super) ed attacchiamo.

Ça va sans dir: un successone! Divento immantinente la beniamina dell’hotel. Mi chiedono gli autografi. L’Infanta deve gestire le interviste. Non vi dico i paparazzi.. 

E’ tutto un ‘sighnora barbi’ di qua ‘sighnora barbi’ di là. I tedeschi mi acclamano (dovrò cantare ancora due volte.. son soddisfazioni!) gli italiani mi schifano. La mia teoria è che gli italiani pensano ‘uff.. sarei capace pure io !’ ma non hanno il coraggio. Invece i tedeschi non ci penserebbero un attimo, a saltar su e cantare anche loro!

E’ che non sanno le parole…