Miss Sfrancica

Non so se ve l’ho mai detto, ma io ho una certa propensione a sfrancicare la minchia al prossimo. Il nickname ‘sfrancicaminchia’ mi fu affibbiato tempo addietro da un amico d’infanzia, che assai ben mi conosceva, amico che dopo aver passato adolescenza e giovinezza ad idolatrare Renato Zero e Sarah Vaughan  si fece d’un tratto frate francescano. Ma questa è un’altra storia.

 

Comunque:che io sia una scassa maroni di prima categoria è cosa vera e risaputa: una mia amica che vede sempre la bottiglia mezza piena definisce questa mia peculiarità ‘capacità di ottenere quello che voglio’. Io non so se abbia ragione. Anche perché spesso questo succede, ma a volte invece no…

 

Esempi pratici, così capite meglio:

 

26 aprile 2008. Barbie, la suddetta amica più altre due femmine desiderose di tintarella prematura, si recano in Riviera Ligure, onde accaparrarsi focaccia al formaggio nonchè i raggi uv necessari ad attuare il progetto ‘abbronziamo prima di tutte le altre’; giunte sull’arenile, esse si rivolgono prontamente al bagnino, onde ottenere i necessari lettini prendisole e almeno un ombrellone (per me, che il sole  diretto sulla zucca mi fa venire una terribile emicrania. E le macchie solari sul labbro superiore, che poi da lontano sembrano baffi).

Il bagnino, che è lì per quello, si attiva tosto per soddisfare i nostri desiderata, e ci indica una postazione non troppo distante dall’azzurro mare, circa un 20 metri, tò!

Di noi quattro, tre si avviano senza colpo ferire, seppur adocchiando di sguincio i lettini in prima fila fronte mare. Una invece no (io):

Barbie: guardi, signor Bagnino, io invece l’ombrellone e i lettini lì vorrei lì (indico 20 cm OLTRE la battigia)

Bagnino: ma non è possibile! E poi gli ombrelloni sono già piantati in terra !

Barbie: si.. ma vede: io vengo al mare per stare vicino al MARE, e quindi l’ombrellone nell’entroterra che lei mi vuole appioppare non mi aggrada. E poi suvvia: un marcantonio grande e grosso come lei.. cosa le ci vorrà a svellere il parasole e riposizionarlo in altra sede? saran cinque minuti. Su, me lo metta lì!

Bagnino; ma lì non si può! E’ sabbia del demanio, mi fan la multa. E poi dovrei distruggere il castello di quei bambini lì.. sa, sono quelli della Colonia Elioterapica degli Orfanelli !

Barbie:  meglio, così non ci sono genitori che vengano a romperci le palle se gli scassiamo quegli obbrobri di fango che peraltro deturpano il panorama. E poi..che multa e multa! Su su, poche storie.. coraggio! Impari anche lei a vivere ai limiti della legalità, con sprezzo del dovere e dedizione al pericolo!

 

E via così per un 20-25 minuti. Alla fine l’ombrellone e i lettini vengono posizionati esattamente dove l’onda s’infrange sulla spiaggia, la nostra anguria è convenientemente messa a mollo nelle fresche acque, e il bagnino si allontana a comprarci 4 calippi gusto limone / cocacola. Che pagherà lui medesimo, avendoci peraltro già concesso un congruo sconto sul noleggio delle attrezzature balneari e dopo averci spalmate di crema solare protezione 4 (sua).

Il tutto pur di evitare di essere ulteriormente ammorbato dai miei insistenti lai e dalle mie querule richieste. In questo caso l’Elena ha ragione. Ho ottenuto quel che volevo.

 

Di esempi così ne avrei un bel numero.. tipo quando ho fatto una piazzata alla direzione del campeggio in Sardegna a Ferragosto, protestando per la musica troppo alta e definendo ‘inaccettabile’ il fatto che non mi si lasciasse dormire in pace (ah. Erano le 23.30, detto per inciso)… devo continuare?

 

Ma allora perché invece nelle cose davvero importanti non esercito la stessa autorevolezza e non ottengo i medesimi risultati?

Perché, ad esempio, quando chiedo un aumento, parto in sordina chiedendo – occhi bassi e gunce porpora – la metà di quel che merito e concludo la trattativa col mio capo con ‘va bè, ho capito: gliele compro io le sedie nuove per la sala riunioni’?  Eh?? Perché?

C’è da non dormirci la notte…

Domande inquietanti dell’Infanta

‘Mater, dov’è il clitoride?’ mi spara a bruciapelo ieri sera  l’Infanta mentre surfa su internet intanto che io ozio rilassata sul sofà. Attimo di gelo. Non son più rilassata, neanche un po’.
Il mio storico imprinting cattolico – che, negli anni, mi ha resa gravida di pudore, senso di colpa e inibizioni come se piovesse – mi suggerisce tosto di raccontare una balla bella grossa: E’ in Amazzonia, cara Infanta. Al confine tra il Paranà e il Mato Grosso… tanto ci penseranno poi le amichette a spiegarle i dettagli del caso, mi dico cercando di autorassicurarmi.  Ma poi prevale il buon senso: devo dir la verità. E alla fin fine mica mi ha chiesto cos’è, il clitoride, giusto?? dovrei cavarmela con poco… 
‘Guarda bene dove punto il dito, Infanta: è qui!’ e le indico la posizione con un’approssimazione di 1-2 millimetri massimo.
‘Ah. Bene. Ma cosa sarebbe, Mater, il clitoride??’ 
Eccoci, adesso sì che siamo nella merda vera.
‘Infanta, già che sei sui Internet, perché non guardi su wikipedia?’ (magari la sfango…)
‘No Mater, PREFERISCO CHE ME LO SPIEGHI TU’
 
Maledizione. Avevo già fatto la mia parte stamattina  quando, a titolo puramente didattico, le avevo spiegato come funzionano i tampax, addirittura cannibalizzandone uno. Non era sufficiente? Non sono stata già abbastanza progressista, aperta e dialogante, oggi come Mater?? devo proprio fornire la definizione di clitoride, manco stessi facendo il Bartezzaghi su Playboy, porcogggiuda?? Pare di si. Devo.
‘AEHM.. allora, Infanta.. eccoci qua: la clitoride, perché sarebbe un sostantivo singolare femminile,  è un organo dell’apparato genitale, ricco di terminazioni nervose, circa 6.000, perciò molto sensibile. Capito?’ (il tutto detto alla velocità di 50 parole in un nanosecondo, occhi al pavimento, pelle d’oca e capelli dritti in testa )
‘Ah. Ok, grazie Mater.’
La conversazione per fortuna termina qui. L’Infanta, apparentemente tranquilla e soddisfatta della spiegazione, prosegue nelle sue peregrinazioni su facebook, io invece vado a farmi una doccia, poiché sono coperta di sudore.

Proprio a me, che ho scoperto solo in quarta superiore come il termine ‘spagnola’ non indicasse una signorina madrilena con la mantiglia…unicamente grazie ad un compagno pietoso che ha avuto la bontà di spiegarmelo con parole sue mentre il resto della classe mi sbeffeggiava per la mia ignoranza in materia (io, che avevo tutti otto nelle altre, di materie…) Proprio a me,  che piuttosto sarei morta prima di chiedere alla NonnaSprint delucidazioni di carattere tecnico-sessuale e che ho limonato la prima volta intorno ai 20-21 anni (e non sto scherzando…).

Prioprio a me, è toccata un’Infanta adolescente curiosa e priva di inibizioni … e siamo solo all’inizio. E adesso come faccio?? 

C’è da non dormirci la notte…

Viaggi nel tempo a due passi da casa

Per cercare di buttare giù in qualche modo quei due-tre-quattrocento decagrammi che appesantiscono la mia figura, facendo pensare ai più che io sia sotto la mia altezza-forma,  una voce si leva unanime da colleghi, amici, parenti, conoscenti e anche qualche estraneo: FAI DEL MOTO!  Si, si.. avevo comiciato a correre.. ho smesso. Avevo cominciato a raggiungere la termo-iono-fabbrica in biciclo. Ho smesso.
Basta! Almeno una passeggiata giornaliera di una trentina di minuti sarai in grado di farla, no?  Via, dopo cena calzoncini scarpe ginniche e fuori!
Riesco a raggiungere giusto il portone condominiale, poi m
i vedo riflessa nei vetri. Dietro front immediato. Nei vetri c’è una chiattona in calzoncini e tennis arancio che fa PAURA ! PANICO PA-PA-PANICO PA-U-RA !
Che fare? ok, prendo la bici. Mi si vede meno la chiattitudine, se pedalo molto veloce (mi dico speranzosa)…E via, parto,  cantando come la protagonista di Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti (eh, guardatelo però!)
 
Questa era l’intro.

Cose che ho scoperto pedalando di sera appena fuori casa mia:
–          c’è un sacco di anziani sui balconi, con la sedia, che guardano quelli che passano. Però sono passata solo io
–          ci sono anche giovani universitari, che portano fuori di casa grandi quadri incorniciati discutendo di teorie matematiche
–          e signori di mezza età in bermuda e basta, con grossa pancia di fuori attaccati alle cancellate che chiacchierano coi vicini (credo NON di teorie matematiche però)
–          poi c’è una via vicinissimo a casa mia con delle casette ordinate-ordinate, ma di quell’ordine tipicamente pavese che da lì a ‘rigidamente leccate’ il passo è brevissimo
–          in fondo alla strada c’è una distesa di orti, a perdita d’occhio.  Di chi sono? Chi li coltiva?? Sospetto sia la sede segreta della Findus. Però da lì si vede tutta la città in fondo, ed è una meraviglia
–          sempre vicinissimo a casa mia c’è una chiesa, con una scalinata così alta che immagino le vecchiette che escono dalla vespertina che si buttano giù direttamente in deltaplano. Si fa prima.
–          dietro la chiesa c’è una stradina sterrata, di  fianco un canale, e alberi di acacia alti alti. Se tu ci passi in bicicletta per due minuti ti sembra di essere in un bosco, se chiudi gli occhi il rumore del canale diventa rumor di torrente, e se sei cinefilo ti aspetti di sbucare a Frittole. Ma è meglio aprirli, gli occhi, perché lo sterrato è pieno di buche, e cadere dal sellino è un attimo (…)
–          in fondo allo sterrato c’è una cascina, che sembra ritagliata dal mio sussidiario delle elementari (1972-77) o anche disegnata su Roselline (rigorosamente per chi abbia più di 40 anni…). Fa la guardia un cane nero ferocissssssssssssimo, per fortuna ingabbiato. Io, che ho letto Cujo, nel dubbio me la sono data a gambe all’istante, in uno sprint finale di coppiana memoria.
–          e soprattutto in un cortile ci abito io, e ho sette anni, quasi otto. Ovvio, non posso essere veramente io, ma è una bambina uguale uguale a me, piccola e magra come un chiodo, com’ero io a sette anni quasi otto, con i capelli arruffati che gira da sola sulla sua biciclettina rossa un po’ rugginosa,  suonando il campanello in continuazione. L’ho incrociata sulla mia, di bicicletta, ci siamo guardate e mi ha sorriso. Io poi sono andata avanti, dritta per la mia strada, senza girarmi a vedere se fosse ancora lì, perché avevo paura di non vederla più.. scomparsa, re-inghiottita dal buco spazio-temporale dal quale è certamente emersa. 
  
Perché preferisco pensare che c’è ancora in giro una me stessa di otto anni, che pedala felice suonando il campanello.

Proprio come la chiattona di 42, del resto…

Madre di chi??

Mi è accaduta una cosa VERAMENTE ORRIBILE: ero lì che lavoravo bella tranquilla (si fa per dire, ovviamente…No, mi riferisco al ‘bella tranquilla’, non al ‘lavoravo’ !) quando la gentile signora che periodicamente riporta all’onor del mondo  il prestigioso spazio abitativo che occupo h8 Monday-to-Friday esercitando l’attività di venditrice al dettaglio di valvole termoioniche, sbirciando di sguincio in un cassetto aperto ed ivi notando una fototessera ha esclamato: ‘ma chi è?? Sua figlia??’
Ero io.
Da non credersi.
Trattavasi di ritratto fotografico di dimensioni ridotte che mi ero fatta in occasione del quinquennale rinnovo del documento di identità. Quindi due anni fa. Pesavo qualche chilo di meno. Avevo la frangetta. Sarà stata quella ad indurla nell’agghiacciante errore?
Ma il fatto è che io continuo a pensare: ma com’è possibile che io in due anni sia invecchiata tanto da sembrare la mamma di me stessa?? A chi somiglierò tra due anni? Alla mia trisavola??
Che siano le maledette valvole termoioniche?? O l’aria condizionata degli aeromobili? O il consumo continuo ed indefesso di vini, liquori, nonchè cibi sofisticati e un po’ malsani, tipico di chi deve sempre mangiar fuori al ristorante per motivi di lavoro?? (con la gazza appoggiata alla bottiglia della minerale…).
‘Esagerata !!! Che fantasia!! ’ direte voi.
Vi darei ragione se l’episodio fosse un caso  sporadico e isolato, ma sentite cosa mi è capitato invece non più di una decina di giorni orsono: mi trovavo a rilassarmi Ufficial-dotata in un paradisiaco centro termale ricco di sorgenti sulfuree a temperatura idonea a starsene immersi come l’Uomo in Ammollo di francocerriana memoria per ore ed ore; nulla sembrava poter turbare quel meraviglioso momento di relax e benessere allorquando un’amica (o quanto meno sedicente tale) ha cominciato di punto in bianco ad elargirmi preziosi quanto non richiesti consigli su come migliorare l’aspetto della mia pelle.
E su come debellare la cellulite. E su quanto sia importante utilizzare creme diverse per contorno occhi e tutto il resto della faccia. E culo, aggiungo io.
Già lì per lì mi ero detta: cazzarola, ma son ben conciata male !! e dire che non mi sembrava…
Ma adesso, metto insieme i due episodi e mi preoccupo veramente.

Per tacer del trauma psicologico: io ho alle spalle una lunga adolescenza fortemente acneica, durante la quale non passava giorno senza che qualcuno mi dicesse ‘ma….hai mai pensato di fare qualcosa per la tua pelle? perché non provi a usare il Clearasil / il Gentalin / l’acido muriatico / l’aspirina effervescente / il Topexan / l’acqua ossigenata 36 volumi / l’alcol etilico / l’argilla / l’alcol denaturato / l’acqua borica /  il limone / l’acqua di Lourdes / la pasta lavamani Cyclon / il dentifricio / il napalm / il cetriolo / la saliva di pipistrello / la cocacola /  l’estratto di bardana al 2% / il burqa??? eh?? perchè non provi? magari ti passano…

Poi spesso avevo anche l’Herpes: stessa storia, con l’aggiunta di ‘perchè non provi l’urina?come se una non fosse in grado di guardarsi allo specchio,vedersi riflessa e capire da sè che tutti quei piccoli vulcani rosso-gialli e quel crostone grande come una castagna sul labbro superiore non avrebbero dovuto trovarsi proprio lì…ma lasciamo perdere, è acqua passata…


Il problema è che fatico ad adottare soluzioni drastiche (es: trapianto facciale completo) poiché l’Ufficiale, normalmente, mi rimanda un’immagine assai diversa. Ad esempio mi dice spesso ‘che bellina che sei!’ , espressione  che mi evoca  (causa forse anche gli occhi con la pupilla a forma di cuore mentre lo dice) un’immagine di me stessa tipo esperienza estracorporea: mi vedo dall’alto avvolta in un abito di voile fluttuante in delicati colori pastello, che corro scalza su un prato fiorito, con in testa una coroncina di pratoline e in mano un cestello di vimini carico di petali di rosa che spargo leggiadra tutt’intorno, e se faccio una puzzetta sa di gelsomino.
Però, da me interpellato al riguardo (leggi: sottoposto a terzo grado e torture da inquisizione spagnola che Torquemada al confronto era un chierichetto)  anch’egli, nonostante il suo proverbiale aplomb, la sua diplomazia e la palese venerazione che nutre nei miei confronti, ha dovuto ammettere con riluttanza che  ‘forse ho preso qualche chilo’, seppur cercando di tranquillizzarmi subitaneamente con giuramenti su ciò che ha di più caro (il suo Mac) di amore eterno ed imperituro e rassicurazioni circostanziate relative a tutte le altre meravigliose ed ineguagliabili caratteristiche fisiche e morali che mi contraddistinguono (prima tra tutti l’autoironia – immagino – ultima la mia proverbiale acidità)
 
Vabè, mi dico: sarà un periodo un po’ così. Passerà. Spero. Ma stavolta – veramente – c’è da non dormirci la notte…

 

Storie di piscina

‘Il mondo è pieno di famiglie chiassose fatte apposta per turbare la pace delle famiglie silenti’ sentenzia  piuttosto spocchiosamente l’Infanta alzando annoiata il capino e un sopracciciglio dal tomo che sta voracemente divorando, mollemente sdraiata sul lettino prendisole. Si riferisce ad un nugolo di bambini tre-quattr’enni che turbano la quiete dell’importante impianto ludico-balneatorio ove io ed il virgulto sangue-del-mio-sangue abbiamo deciso di trascorrere qualche oretta elioterapica, onde toglierci quell’aura spettrale che contraddistingue la pelle nella stagione invernale.

Strabiliata da tanta saggezza, mi tiro su di scatto dal mio, di lettino, tentando al tempo stesso di acciuffare carta e penna nella borsa, ma sarà la mossa repentina, o forse la mia proverbiale agilità da bradipo paralitico, fatto sta che la brandina prendisole che mi ospita si ribalta tosto all’indietro senza preavviso alcuno, con me dentro, chiaramente, seppellendomi alla vista dei più. Il tragico episodio non passa inosservato, complice anche il fragoroso scoppio di risa dell’Infanta stessa, cosa che attira immantinente (non che ce ne fosse bisogno, stante il casino che ho fatto già di mio) lo sguardo sbigottito e alquanto divertito, nonchè l’attenzione, di tutti i bagnanti presenti, che finalmente capiscono perchè il biglietto di ingresso costasse così tanto.  Le Famiglie Chiassose adesso ammutoliscono in un patetico tentativo di ‘facciamo finta di niente’, ma si vede che stringono denti e labbra in silenziose risate isteriche! E’ chiaro che ormai sarò additata da tutti come ‘quella che si è ribaltata sul lettino’…per fortuna l’Ufficiale non è ancora arrivato (tarda un po’, perchè deve stirare il costume e inamidare il telo-mare… ).

A dir la verità però io volevo parlare dell’Infanta: è che sta diventando grande e – mi sia concesso dirlo -un gran bel pezzo di gnocca: saranno gli occhioni da bambi o il fisico longilineo caratterizzato da lunghe gambe che le si attaccano direttamente alle spalle.. o quell’aria vagamente sognante,  apparentemente distratta e un po’ imbronciata, come se vivesse in un mondo tutto suo (il che è abbastanza vero) fatto sta che all’universo maschile composto prevalentemente da spilungoni tredicenni con la peluria molle sotto il naso, non passa inosservata. Prova ne è che due soggetti rispondenti alla descrizione di cui sopra, accampati ad una ventina di metri di distanza,  non appena ci posizioniamo con le nostre carabattole (libri, giornali, borsa frigo, fumetti, settimana enigmistica) si affrettano a trasferirsi a 20 cm da noi, con i loro cellulari e ipod. L’Infanta li osserva e dichiara: mi fanno schifo, e intanto si da un filo di lucidalabbra, cincischia il costume, si sistema i capelli, e lancia un’occhiata languida al più brufoloso dei due. Poscia, si distende mollemente in posa lasciva tipo la Maya del Goya e attacca il tomo. I due la osservano a lungo, domandandosi probabilmente cosa sia l’oggetto che tiene tra le mani.

Ovviamente la invidio: io alla sua età ero campionessa mondiale di racchitudine, e oltretutto non ci andavo neanche, in piscina, perchè mia sorella, delegata al mio intrattenimento pomeridiano, non mi ci portava, preferendo, come luogo di diporto, le rive del Ticino, ove energumeni fuoribordo-dotati la portavano a spasso tra le rapide. Ma forse era meglio così: se oggi, che ho 42 anni suonati, riesco a farmi inghiottire dal lettino, vi immaginate allora che razza di guai avrei potuto combinare???

Raccolta differenziata

 

Non so voi, ma io provo una certa riluttanza nel gettar via le cose. Una specie di senso di repulsione mi prende quanto devo disfarmi di cose vetuste ed ormai inutilizzate.

Esempi pratici: i vestiti vecchi.

Ho lì delle robe anni 80, che bel periodo… pesavo 40 chili scarsi …, spalline di gommapiuma come se piovesse e guardandole penso, già col sacco nero dell’immondizia bello pronto in mano,  ‘mah.. magari un domani torna di moda’.  Ma speriamo di no, perdio!

Poi palpo la stoffa beige della gonnella a piegoni e medito: và che gabardèn! Roba così non ne fanno più.. cià aspetto ancora una stagione. Magari D&G l’anno prossimo rilancia il tartan, kilt lungo con lo spillone da balia e tutto.

E tengo lì.

O il montone beige che mettevo alle superiori: andavano abbondanti, mi va bene ancora adesso. Certo, sembro lo yeti… ma chi può dirlo, metti che torna la glaciazione io sono attrezzata.

E tengo lì.

Tanto ho un armadio a 9 ante. Pieno. Poi compro un collant nuovo e non so dove metterlo. Perché come apro un’anta mi rovina addosso lo scatolone della roba da sci seguito a ruota dall’esercito di scatole ordinett (da me diligentemente contrassegnate una per una con la scritta ‘varie’ oppure ‘roba mista’) che contengono svariate minigonne di raso lucido in cui inserisco agevolmente una coscia, dolcevita pallinati con motivi jacquard di cervi e fiocchi di neve, gonnelloni da zingara che mi arrivano fin sotto i talloni, e altre amenità fèscion la cui alienazione mi è impossibile. E fin qua…

 

Ma perché tengo lì anche il soffione della doccia che ho sostituito con un elegante getto da 35 cm di diametro in acciaio cromato??  che poi però siccome a casa mia non c’è abbastanza pressione vien giù una doccia che sembra che stia piovigginando e l’unico risultato è che mi increspano i capelli ma restano sporchi…

E perché tengo lì un vasetto di crema per pelli mature alla calendula che ho comprato per sbaglio e che puzza di cane bagnato? ho provato a mettermela, ma mi do fastidio da sola …

E perché tengo lì una dozzina di borsette che mi vergogno a buttare nel bidone perché temo che i netturbini ne ridano sbeffeggiandomi?

E perché tengo lì lampade, cornici, uno specchio rotto in un angolo (ma ovviamente inutilizzabile), reti di materasso, e altra oggettistica da robivecchi, ad ingombrarmi la cantina?

Eh? Perchè?

C’è da non dormirci la notte…