La classe non è acqua

Non sono una donna di classe. E’ palese. Le mie origini proletarie vengon fuori ad ogni piè sospinto, come le formiche dalla mia dispensa mentre trasportano briciole di brioches stantìe… Me ne accorgo in maniera evidentissima quando sono messa a confronto diretto con donne di classe, face-to-face,  che la classe la sprizzano fuori da tutti i pori.
Ad esempio l’altro giorno, a Cartagine, durante il pranzo con un potenziale cliente famelico di valvole termoioniche che è stato raggiunto al tavolo dalla gentil consorte, una affascinante signorina francese assai più giovine di me (e anche di lui). Una donna di classe, ma veramente: bellissima, elegantissima, affascinantissima. Tutti ne erano conturbati, soprattutto i camerieri, io invece piuttosto intimidita. Mi sono vista coi suoi occhi, in un agghiacciante confronto all’americana:

  • Lei:  camicia griffata di seta,  con deliziosi gemelli in oro bianco ai polsi, raffiguranti due minuscoli cavallucci marini, con occhi di rubino

Io: camicia rosa Camaieu a maniche corte, comprata in saldo,  a cui manca un bottone (ma tanto il colletto non lo allaccio, sicché..)

  • Lei: orologio Bulgari, con cinturino nero

Io: Nomination con su il mio nome (originale, eh!) che però siccome sono ingrassata mi sta un po’ stretto, tipo bracciale del carcerato. Spesso i peli dei polsi  si impigliano tra le maglie elastiche

  • Lei:  Portachiavi Fendi nuovo di pacca

Io:  Portachiavi di peluche bianco sporco (nel senso di lercio) in foggia di pupazzo-angioletto coi capelli ritti in testa, mancante di un occhio

  • Lei:  Sandali Jimmi Choo aperti su estremità curatissime, con tanto di french alle unghie

Io:  Unghie dei piedi laccate con lo smalto dorato di Hello Kitty, trovato tra i gadget di Cioè dell’Infanta

  • Lei: Occhiali Cristian Dior, montatura Grace Kelly, edizione limitata e numerata

Io: Occhialone PlasticOne (pr. plasticuàn) con montatura leopardata giallo-nera, comprati al mercato ad euro 3 (ma io gli occhiali da sole li perdo subito!! Non posso spendere un milione di euro e poi il giorno dopo non li trovo più!!!)

  • Lei: Capelli  Biondi, Lunghi, lisci, stirati e perfetti, però probabilmente tinti e con extension

Io: massa capellosa incolta ma di un bel castano scuro (senza tinta alcuna!) e con una marea di doppie punte, a testimonianza della veridicità della chioma

  • Lei: sopracciglia da rivista patinata,  depilate e disegnate e con la matita

Io: per citare il mio ex consorte in una delle sue espressioni più felici: non ho soluzione di continuità tra sopracciglia e attaccatura dei capelli

  • Lei: Moon light luminazing total effett lip gloss Shiseido

Io: Labello gusto ciliegia (scaduto)

  • Lei:  Iphone fucsia con brillantini probabilmente veri

Io:  Nokia communicator con adesivo black berry inside

Santo cielo! Come fare? A chi posso rivolgermi per tentare almeno di assomigliare, anche solo lontanamente,  alla Donna Perfetta?  Tento con un buon parrucchiere / estetista o faccio prima a prenotare un volo per Fatima / Lourdes?  Oppure  rinuncio definitivamente, e mi tengo così come sono, ruspante e scapigliata?

Sono interrogativi seri, e – come al solito – c’è da non dormirci la notte….

Bizzarrìe magrebine

– Tutti fumano ovunque.  Soprattutto nei ristoranti. Ma anche in molti uffici. E nelle strade.  Nei ristoranti anche all’aperto: tu vai a mangiare fuori, e per fuori intendo nel dehors sotto una palma, e rientri che puzzi di fumo come se fossi stato in una baita produttrice di spek dell’alto adige. Poi fumano TUTTI, anche le vecchie, anche i bambini di 5 anni, anche le nonne distinte. Tutti.

– Nelle toilette locali non c’è il bidè. E fin qui… Però ho notato un’insolita installazione a lato della tazza: una specie di canna dell’acqua  con un terminale a forma tronco di cono dotato di uscita fendi-getto, di lunghezza idonea a raggiungere la tazza medesima. Ho immaginato trattarsi di un surrogato di detto bidè, atto a centrare l’obiettivo in maniera più mirata e, se vogliamo, anche più igienica. Però – perché c’è un però – anzi due – alcuni particolari mi hanno inquietato parecchio:
Primo: c’è SOLO il rubinetto dell’acqua fredda. Che a me è sembrata FREDDISSIMA.
Secondo:  il getto che ne fuoriesce è tipo idrante da rimozione manifestanti. Ti vola via la patatina, letteralmente! Se almeno l’acqua fosse tiepidina sarebbe probabilmente piacevole, ma stante la temperatura inaccettabile – chiamiamolo pure liquido refrigerante, và… sembra colluttorio sparato lì!  – direi che la pregevole installazione è forse – forse – agevolmente e tranquillamente utilizzabile solo nei mesi più caldi, luglio e agosto. Non oltre.  Pena il surgelamento e la totale insesibilizzazione della parte interessata. Ho elaborato altre ipotesi di utilizzo dell’importante manufatto metallico atto al trasporto ed alla emissione forzata  di liquidi: ho ipotizzato di tutto, dall’attrezzo per la simulazione del microfono, onde  cantarci dentro per passare il tempo durante ciò che un mio collega creativo chiama ‘il download’, ad un pulisci-orecchie per padiglioni di grandi dimensioni, ma  la più probabile, almeno a mio giudizio, resta la seguente:   trattasi  di strumento metallico semi-snodabile, atto alla rimozione di frammenti fecali rimasti incastrati nelle / adesi alle  pareti della  tazza stessa: la potenza del getto unitamente alla precisione dell’ugello garantiscono l’immediato scalzamento di qualsivoglia materiale da qualsivoglia elemento, a dispetto di forze fisiche uguali e contrarie che li trattengano l’uno all’altro  (es:  feci-ceramica,  californio-berkelio, pane-marmellata).

Se al ristorante chiedi una cosa che è sul menu ma non è più disponibile ti garantisci che il cameriere passi le due ore successive a prostrarsi ai tuoi piedi: tutte le sacrosante volte che ripasserà dal tuo tavolo (che per tua massima sfiga è il primo subito dopo la porta della cucina…il ciò non velocizzando il servizio) sprofonderà in un baratro di costernazione manifestandoti tutto il suo rammarico, a nome suo e del  titolare dell’esercizio, per la mancata presenza in cucina di ciò che tu desideravi.  Inutile reiterare il concetto che ‘non importa, non fa niente!’ Lui continuerà imperterrito a scusarsi piangendo sulla tua spalla. Inutile anche rammentargli ogni volta che però il tovagliolo, magari, sarebbe invece gradito, non tanto quanto compensazione della mancata vivanda, quando proprio perché vi sta colando l’olio sul mento. Niente, non otterrete né l’una né l’altra cosa. Metteteci una pietra sopra: rassegnatevi e ciao.

– Il fascino che esercito sul maschio arabo medio è assolutamente incontenibile e variegato:  mentre al mattino i maschi locali mi rivolgono la parola in ascensore in arabo stretto, scambiandomi per fauna locale,  a causa dei miei colori tipicamente mediterranei e probabilmente per via  dell’anomala quantità di peli che mi contraddistingue, al pomeriggio il cliente al meeting si complimenta per il mio eloquio forbito, e alla sera al controllo passaporti l’addetto in divisa mi chiede subito ‘italienne?’ e io ‘mais oui!’ e lui ‘enchanté!’   Vero che qui probabilmente non guardano tanto per il sottile.. vero che il maschio arabo medio non è George Clooney… vero che alla fin fine nessuno mi ha invitato a cena, né regalato diamanti, né offerto cammelli al mio capo in scambio equo e solidale… però son sempre soddisfazioni!!

– E last – but not least: in Tunisia è OBBLIGATORIO appendere in tutti gli uffici (e anche all’esterno, sulla maggior parte degli edifici statali) una foto del Presidente, con tutte le onorificenze in bella mostra e alle spalle la bandiera. Fa colore, niente da dire. Ma mi domando come mai una così bella iniziativa non sia ancora stata presa a fulgido esempio da-chi-tutti-noi-sappiamo….

Gi Alieni!

In partenza per Tunisi ho già un appuntamento prefissato con un goloso di valvole termoioniche per il giorno successivo, di nazionalità italiana e come me pendolare tra il nord italia e il nord africa.  Grazie a una fuga di notizie so per certo che egli si trova sul mio stesso aereo.

Per tutta la durata del volo non faccio altro che  guardarmi in giro  domandandomi chi possa essere:

          Forse il signore galante che mi mette il pc sulla cappelliera?

          Forse il cafone che me lo sbatte di lato per metterci il suo, di pc?

          Forse il ragazzino con le infradito e lo zaino ferrino?

          Forse quello con lo sguardo da Rasputin? (speriamo di NO!)

          Forse il signore anziano in comitiva con quattro megere simil-distinte che in realtà sono piene di fondotinta, prosopopea e volgarità? (tant’è che nonostante l’età avanzata.. perché hai voglia, cara la mia sessantaduenne (sì, t’ho sbirciato il passaporto .. sei del ’48) a rifarti le labbra a canotto, tingerti i capelli e vestirti da adolescente: non solo sei piuttosto ridicola, ma questo continuo intercalare con quella brutta parola che comincia con ‘c’ e finisco con ‘zzo  non è punto elegante! Senza contare che chissà quante volte avrai redarguito aspramente figli e nipoti  –  .. sssì, nipoti ! Non negare, sei nonna!!  – intimando di non dire parolacce ‘che non sta bene !’)

          Forse il simil Richard Gere, brizzolato ma non altrettanto affascinante?

          Forse il comandante dell’aeromobile?

          Forse questo qui che sa di sudore?

Effettivamente le ipotesi sono innumerevoli. Anche perché a parte le 5 megere (le 4 di cui sopra + io) ci sono solo uomini!  A un certo punto mi viene la tentazione fortissima di alzarmi in piedi sul sedile e gridare, battendo le mani: ‘per cortesia ! Tutti un attimo di attenzione, grazie!! Chi di voi è il sig. Garabelli  ??’

Mi trattengo, per riservarmi il gusto della sorpresa… chissà che meraviglia, domani: ‘ahhhh!!! Ma guaaardaaa!! Era lei !! Ma che piaaaaceeeere!

Com’è finita? eh, niente. Non era nessuno di quelli sull’aereo.

Hanno  ragione Giacobbo e Raz Degan: o era un abitante di Atlantide, arrivato col teletrasporto, o era un alieno, arrivato col teletrasporto. E questo dimostra che gli abitanti di Atlantide erano alieni!!  

Finalmente abbiamo la prova!! Speriamo almeno mi compri le valvole… anche se dubito: una civiltà avanzata come la loro, ce le ha già di sicuro!  E probabilmente le usa per fare i cerchi nel grano…

 

Mi hanno chiuso Amsterdam!

Malpensa. Ma ancora??!!  direte voi, miei adorati lettori… massssì, riparto x la patria della mitica Sabrina (la bibita).

Transito per l’importante hub guardandomi in giro, come al solito:  ci passo così tante volte che se mi bendate e mi fate fare tre giri su me stessa ritrovo comunque il track per gli imbarchi. Da un certo punto di è  rassicurante sapere esattamente dove sono le cose: lo stand della Tre che ti vende la chiavetta (si, l’ho comprata…) la farmacia al settore B, il body scanner prima degli imbarchi per gli USA, ..è un po’ come essere Tom Hanks in Terminal, via.. però senza la guerra in patria (non ancora, per lo meno). Trovo anche estremamente interessante il personaggio  ‘è la prima volta che prendo un aereo’:  davanti a me al check in, ad esempio, c’è una signorina che fissa attonita il biglietto che le hanno appena consegnato, così concentrata che il pensiero le si condensa intorno al capino in pensieri netti e precisi, tipo fumetto:

(fumetto) ‘ma cosa dovrò mai fare con questo rettangolo di carta colorata???    e l’impiegato telepata: questa è la carta d’imbarco

(fumetto) ‘ah.. ecco! E ques’altro bigliettino a righe…cos’è , esattamente??’  questa è la ricevuta bagaglio

(fumetto) ‘ahhh vedi ! e adesso dove dovrò andare’  Vada al gate n. B 45 signora !

La tipa si allontana comunque incerta, ripassando mentalmente l’alfabeto…e con lei mi allontano anche io, transitando per i controlli dove c’è così tanta gente che la serpentina delimitata dai cordoni azzurri parte  dal terminal 1, arriva al terminal 2 per poi tornare … Ma per forza ! MI hanno chiuso Amsterdam ! Me l’ha spiegato F., che ormai non manco di andare a omaggiare ad ogni decollo: oggi non è tanto dolce e carina, bensì  isterica, coi capelli dritti in testa tipo istrice e un kriss malese stretto tra i denti. Schiuma e bruxa. Davanti al suo banco una ressa rumoreggiante, mentre lei   difende il tapis roulant dei bagagli a costo della sua stessa vita!

‘oggi è un casino’ – mi ha urlato intanto che stendeva con un  destro ben assestato un rasta  che cercava di lanciare sul nastro uno zaino enorme con impachettata dentro un sitar del Tamil Nadu – MI hanno chiuso Amsterdam!

Ma si può? Come han potuto farle uno sgarbo simile?? ChiuderLE Amsterdam !!

La saluto solidale, e via, verso il serpentone! Accanto a me transitano anche due modelle alte, bionde, filiformi e bellissime, di cui una con enorme cappello di paglia rosa smoking. La bava maschile è tanta e tale che io rischio VERAMENTE di ruzzolare dalle scale verso il gate…Ma mi salvo in estremis, per fortuna! Intanto, il passa-e-ripassa nelle corsie del serpentone mi  dà modo di ascoltare a sprizzichi e sprazzichi diversi brandelli di conversazioni, spesso telefoniche:  

‘..ma tu glielo hai detto che possiamo scendere, di prezzo?’

‘Andreaaa ! amore, non correre. Vieni qui dalla mamma, dai..’

‘no, guarda. Manda una mail e digli che…’

‘6%3$£°ç§* ‘ (comitiva di giapponesi)

‘Run Martin, run!! Show mum how great you are!’

‘..che vergogna! Guarda che coda ! ma ti pare possibile, ma non possono aprirne di più, di metal detector?

..ssse, l’ho visto, il progetto Gondor. Guarda, a me NON  piace per niente…’

‘Ma non è possibile! Ma guarda che coda.. dai dai, chiedi se è proprio qui’

‘Signorina .. controlli se per caso ho lasciato lì, sulla scrivania gli occhiali da sole (rivolto al collega) ma tu guarda che coglione … meno male che il pisello ce l’ho attaccato, se no… ahahah (ridono)’

E si avanza lenti lenti tutti in fila verso i metal detector… ma guarda un po’: le due modelle vengono dirottate da un finanziere, che le fa uscire dalla coda,  le invita galante di qua dal cordone azzurro e le  fa accomodare in un metal detector VUOTO richiudendo il cordone alle loro spalle. Il finanziere ridacchia, vantandosi davanti al mondo della bravata.

Un collega burlone allora gli infila dentro anche una comitiva di giapponesi anzianissime: l’altro non gradisce, si prendono amichevolmente a finti-cazzotti, e la cosa finisce lì. Non credo che le due modelle gliel’abbiano data. A nessuno dei due. Forse però magari qualcuna delle giapponesi, invece….

Non vi è alcuno, però, che reputi  ciò una vergogna: tutti guardano, molti additano, diversi uomini invidiano, ma nessuno si indigna, e neanche io, a dire il vero.  E’ troppo il timore che il mio potenziale pistolotto di rimprovero e sdegno possa essere scambiato per  una banale e meschina forma di invidia / vendetta: io – come tutti sappiamo – non sono infatti né alta, né bionda, né filiformè né modella, e nessun finanziere mai si sognerebbe di dirmi con fare intrigante ‘la prego, signora Barbie, passi di qua.. che le faccio fare io una bella scorciatoia ‘  e giù l’occhiolino! Assai più probabilmente cercherebbe invece di incanalarmi con le anziane nipponiche, per incrementare il numero delle decrepite dimunendone, al tempo stesso, la qualità.

E quindi taccio, proseguendo lemme lemme diretta all’orrendo macchinario che ti costringe a denudarti  estremità e togliere cinture con innumeri buchi supplementari (che tutti adocchiano ridacchiando) dove mi incanalo nella fila sbagliata, ovviamente: quella con due olandesi con bermuda e SCARPONI da montagna. Con i lacci e 77 occhielli.  Ora che se li sono tolti mi han superato tutti, anche le 4 vecchie anziane residenti a Tokyo rimaste fuori dalla simpatica burla di cui sopra.

(to be continued)

Update

Eccomi un'altra volta in partenza… domani si torna a Tunisi e invece di occupare il mio tempo (scarso e prezioso) con la complessa attività del confezionamento bagaglio, son qui a preoccuparmi per i miei lettori, e per la mia latitanza dal blog da una settimana buona.
Intanto,  un rapido aggiornamento sulle vicende dell’Infanta, giacchè è già da un po’ che non vi narro le sue avventure: per esempio, la scorsa settimana è andata in gita, partenza ore 7.15 davanti alla scuola.
Infanta: ‘..devo controllare a che ora passa il bus.
Mater: ‘ma Infanta!  Ma ti porto io, che devi partire presto presto!’
Infanta ‘… … … (silenzio greve e imbarazzato) …Grazie Mater, ma preferirei andare col bus…
 
Come madre, evidentemente, non sono sufficientemente affidabile, specialmente per ciò che riguarda la puntualità:  però le ho comprato un ombrello, memore della gita di tre anni fa, le ho confezionato panini con le mie mani amorevoli (non col pan carré) e mi sono assicurata che conoscesse le regole del Gioco della Bottiglia. Poi le ho augurato buon viaggio, e via!    
 
Per quel che riguarda me, invece, son qui che mi arrovello, mani alle tempie, su cosa mettere in valigia:  l’ultima volta che mi sono recata in gita aziendale nel settentrione del continente africano mi sembrava facesse un caaaaaaaaldo pazzesco: io giravo sbracciata, coi sandali e la crema solare protezione 50 sulla faccia. Le cartaginesi, invece, coi collant, gli stivali, il soprabito pesante, col collo di pelliccia, il colbacco e i guanti…
Insomma: facevo una po’ la figura che fanno gli olandesi che vengono da noi a marzo, con i bermuda al ginocchio, i sandali , il cappellino con la tesa e gli occhiali da sole.  Mentre noi lombardi, a nostra volta, indossiamo ancora il montone, il pile, i moon boot e via discorrendo.
Adesso mi giunge notizia dai partner locali che lì è arrivata l’estate: ‘fa caldo’, mi hanno detto.
Mi aspetto quindi che le stesse cartaginesi di cui sopra abbiano portato a termine l’onerosa attività del cambio-armadi, e sfoggino finalmente abitini leggeri, sabot e infradito.
Quindi, se tanto mi da tanto.. io.. cosa mi metto??  Esco direttamente in bikini??
Son problemi mica da ridere… c’è da non dormirci la notte….

Piccole Gioie Perverse della Viaggiattrice

 1.      L’accappatoio di spugna  appeso in bagno. Non avevi neanche voglia di far la doccia, volevi infilarti sotto le coperte così, coperta di polvere e un po’ puzzolente. Ma se c’è l’Accappatoio – XL abbondante con cordone lungo 100 metri – nessuno resiste.  Certamente NON io. La  Viaggiattrice salta nella vasca e si concede una lunga doccia corroborante di minuti 49. Esce con le dita palmate e abbraccia l’Accappatoio da dentro, avvoltolandosi il cordone intorno 7 volte.

2.      Le lavette: quei bei quadratini di spugna 25×25. La loro sola vista, arrotolate tipo involtino primavera sul piano-lavabo, le  provocano un brivido di piacere, e assai di rado la  Viaggiattrice riesce a vincere la  tentazione di imboscarsele in valigia per importarli – esenti dazio – sull’italico suolo.  Si, lo so: le vendono all’Ikea, il pacco da 5 kg 1  euro e cinquanta.  Ma non hanno la scritta ‘Grand Hotel Intercontinental’ in rilievo…

3.      I set da bagno, in quest’ordine:

  •  Il set dentale: il tubettinino e lo spazzolinino. Ne avrò a casa 20 ma ogni volta è un fremito lungo la spina dorsale pensare ‘questo è PER FET TO per il bagaglio a mano! Poco importa se i 5 grammi di pasta dentifricia all’interno del microscopico tubo metallico di solito hanno sapor di acido fenico o candeggina o calfort.  La Beltà dell’oggetto vince a mani basse sulla Bontà del contenuto, e via.. subito dentro il beauty!
  • Lima per Unghie e Pettine (di solito di plastica bianca):  lo ammetto: la prima volta è stata un’emozione forte, ma ormai non sento più niente…
  • I cotton fiocc: sempre troppo piccoli per il mio padiglione auricolare (rischio ogni volta di smarrirli all’interno… e son quasi certa che fra staffa e martello ve ne siano almeno due o tre), la loro vista mi fa esultare di gioia, perché li dimentico SEMPRE.
  • La Crema Idratante, che di solito però sa molto di cane bagnato. Fa niente, godo lo stesso.

4.      La Perrier nel minibar: gaudio, giubilo e tripudio!! La Perrier è da sempre la mia droga, specie se in lattina (è più gassata, quella in lattina!! Così come la CocaCola nella bottiglietta da25, in vetro, è la più buona, così come la nutella nelle vaschettine piccole rettangolari – che però forse non esistono neanche più – è la migliore…)

5.      Il blocco note col logo e la matita a scatto col logo: quale grafomane non ne gioisce ululando? E quale non si  desta nottetempo per buttar giù due appunti, esaurendone immantinente i 7 fogli che lo compongono? .. Io certamente si, mi desto! Nel cuore delle tenebre allungo la mano.. scatto sul pulsante e zac! La Viaggiattrice ha buttato giù l’indispensabile, i suoi lettori sono salvi! E giù, di nuovo a ronfare, con la bolla al naso

6.      La camera che vanta una superficie in metri quadri superiore al mio intero appartamento (non che ci voglia molto: succede quasi sempre): ne calcolo mentalmente il valore sulla base della quotazione corrente rispetto al piano regolatore locale e mi rallegro assai di non dover fare un mutuo per abitarla, anche se solo temporaneamente

7.      Le ciabatte di spugna bianca, di 6 numeri più grandi del mio piede.  Ma servono sempre! Una volta a casa le ripongo nell’apposito stipetto, in attesa di poterle generosamente offrire agli ospiti: ehi, amici! Volete un paio di ciabatte??

8.      I saponcini alla pasta lavamani Cyclon: dai, l’odore è quello lì. O di marsiglia super scrauso. O di palmolive anni 70. O di Vim Clorex. Insomma: fan cagare, non si affrontano. Una volta li usavo per tirare le righe sul tessuto quando mi confezionavo gli abiti con le mie mani, complici i cartamodelli Burda. Ora non servon più, né per disegnare né per lavarsi: ma a volte hanno forme e decori sì graziosi che mi fanno squittire di piacere. Non esito: li imbosco.

E per finire – recente scoperta della trasferta tunisina, ed in esclusiva per il territorio Magrebino:

 

9.      LA BIBITA SABRINA!

Gassata quanto – e forse più – della Perrier, essa  ne ha ormai preso il posto nel mio cuore: seconda classificata tra le mie bibite preferite (la prima resta imperitura la Cedrata Tassoni, inscalzabile dalla top position, seconda comunque la Perrier, terzo posto per  l’Apfelsaft Gespritz , quarto il tamarindo con la minerale – ultima l’orzata..), la Sabrina consta di una base mineralica superfrizzantona (la Perrier al confronto è Ferrarelle aperta da due giorni…) delicatamente aromatizzata all’aroma di pesca artificiale! E IN PIU’ SI CHIAMA SABRINA!

Una delizia, ne ho abusato per tutta la durata del mio soggiorno sul territorio, rammaricandomi  di non poterne importare ingenti quantitativi  tramite navi portacontainer per uso personale in quel della pianura padana…

 

Esisterà, la mitica Sabrina, sul patrio suolo???

Non lo so, e il dubbio mi attanaglia… c’è da non dormirci la notte….

 

 

 

 

Storia di F.

L’altro giorno, il dì che mi accingevo a partire per la patria di Annibale, sono arrivata in aeroporto un po’ triste e depressa: lo smarrimento della mia chiave usb non è stata soltanto una dimostrazione evidentissima che il mio cervello perde colpi, ma anche – e soprattutto ! – una reale perdita di informazioni e ricordi. Sulla chiavetta c’erano appunti di pensieri probabilmente insignificanti per voi, ma per me erano qualcosa… c’erano alcune fotografie che non avevo ancora copiato altrove,  c’erano appunti di lavoro, fogli excel, alcuni vecchi post che sono stata costretta a cancellare dal blog e che volevo conservare…

Insomma, ero  triste, con tanto di lacrimoni sul ciglio  e mascara a rischio effetto panda…

Ed ecco che succede:  arrivo in aeroporto, dove – come tutti sapete – transito con una certa frequenza.  E mi capita di pensare a F. Così, senza un vero perché. Non che fosse la prima volta, invero…F.  è una (ormai) signora che oggi so essere impiegata in una rinomata compagnia aerea ma prima, in una vita precedente, mi ha fatto da stagista per circa un semestre. Trattasi di un quindicennio orsono, quando c’erano ancora le lire, e  la sottoscritta non si occupava di valvole termoniche,  ma di analizzatori di contaminazione superficiale di wafer in silicio, strutturati e non. Tutta un’altra cosa, insomma…

Comunque: già allora godevo di fama di aguzzina e schiavista,  crudele e spietata, e non vedevo l’ora che arrivasse una stagista timida e inesperta per alleviare le mie fatiche quotidiane (e andarmi a ritirare la roba in tintoria…). Ed arrivò lei: apparentemente leggiadra e gentile, uscita fresca fresca dal liceo, F.  nascondeva non solo uno spirito di sopportazione degno di un fachiro sul letto di chiodi, ma anche un’anima decisa e determinata, una perfetta conoscenza delle lingue straniere, una passione per il flauto traverso ed un consorte viaggiatore come e più di me. La povera tapina si sciroppava circa 100 km di macchina due volte al giorno, per farmi fotocopie, inviarmi fax,  sventolarmi con un ramo di palma nella stagione calda e portarmi la cioccolata fumante in quella fredda. Io la angariavo a più non posso, ricavandone immediata e consistente soddisfazione: o il fax era troppo lungo , o troppo corto, la traduzione prolissa o troppo stringata, la palma non sufficientemente aeratoria, la cioccolata liquida. Insomma: lavorammo insieme per 6 mesi, e poi il contratto giunse a scadenza. Così come il suo sistema nervoso, del resto.

Repentinamente, così com’era arrivata, F. sparì dall’ufficio, lasciando – come Padre Pio -una scia di profumo al mughetto, un gran bel ricordo e soprattutto alcune foto compromettenti che la ritraevano in pose lascive sulla scrivania di un collega maschio, mentre brandiva aggressiva bucatori e pinzatrici… Io e F. siamo rimaste a lungo in contatto: estremamente socievole, e dotata di naturale empatia – nonché di una speciale attrazione per sfigati e pellegrini – F.  mi comunicò, tempo orsono, di aver trovato impiego – e il suo destino lavorativo – a Malpensa, ramo bagagli smarriti. Le piaceva immensamente, mi disse. 

Poi, a un certo punto .. puff! Ne persi le tracce.  Scomparsa, come una Samsonite al terzo scalo…

Ma tutte le volte che, in questi ultimi anni, sono transitata dall’hub più importante del nord italia,   ho lanciato un pensiero  a F. e ai suoi occhioni azzurri;  il fatto  è che però sono sempre di corsa, e transito dal check in al gate a ritmo di galoppo serrato,  e a malapena riesco a lanciare le scarpe attraverso il metal detector, figuriamoci verificare se la mia ex stagista è o non è nei paraggi!

Ma l’altro giorno, insolitamente carica non di bagaglio inutile ma di tristezza  greve per i ricordi perduti, arrivo al check in mogia mogia, e con congruo anticipo: e mentre consegno il passaporto mi sento un batter d’ala sulla spalla. Mi giro, e vedo – attraverso il salone – proprio nella fila di banchi di fronte, quelli di una compagnia aera concorrente alla beniamina nazionale  –  un balenìo azzurro che quasi mi acceca.

Completo le operazioni e mi precipito: arrivo derapando in curva, facendo sgommare il trolley, la guardo e domando ‘…F.??’ …. ‘.. Barbie?’!!!’

Massì, era proprio lei!!!  Credo dorma in una cella criogenica, perché era tale e quale me la ricordavo nei lontani anni 90, spalline imbottite a parte… Baci e abbracci e risate e come stai e come va e come non va… a un certo punto lei mi parla della sua capa e dice che ‘tutte le donne con cui ha lavorato sono sempre state donne intelligenti, che mi hanno capita ed aiutata’

Io, chiaramente, non posso evitare la battuta ‘sarà stato l’imprinting! ‘ le dico.

E lei mi risponde seria e sorridente:  Barbie, i 6 mesi in cui abbiamo lavorato insieme non li dimenticherò mai.  Mai! Tu non sai quando mi hai dato e quanto ho imparato. Tu mi hai cambiato la vita.

E cosa me ne sarebbe importato, se avessero cancellato  il mio AZ 7446? Niente: perché tanto sarei arrivata a Tunisi volando.