Momenti salienti 2009: un anno da cinema!

– al primo posto: la vacanza in Grecia con l’Infanta. 10 giorni di avventure, relax, risate, momenti meravigliosi, come il tramonto al largo di Santorini, e momenti paurosissimi, come quella volta in cui, avendo io sottovalutato l’ampiezza della curva alla guida del quad, rovino giù dalla montagna, il quad mi rotola addosso e intanto vedo da sotto il mondo capovolto e  l’Infanta, sbalzata dal sellino,  che vola nel cielo descrivendo una parabola e atterrando di culo su un cespuglio di rovi e io con due costole rotte, momenti da ridere, tipo io che tolgo le spine dal culo dell’Infanta  con la pinzetta, come nei fumetti, momenti da panico, tipo noi due sul moletto di Iraklia, all’imbarco del traghetto, il quale arriva e solleva uno tsunami: io e l’Infanta, in piedi sul bidone dell’immondizia per evitare di infradiciarci i sandaletti nuovi, aspettiamo pazienti che si ritiri la marea, ma si ritira anche il traghetto, e la gente intorno comincia ad urlarci ‘gooo! gooo!’ Noi saltiamo giù dal cassonetto e prendiamo il traghetto letteralmente al volo, balzando sulla piattaforma mentre si chiude, zaino in spalla e cappello che vola, proprio come nei film!

 

– al primo posto, pari merito: i momenti con l’Ufficiale, tipo io e lui nella tenda scrausa in campeggio in Sardegna, l’ultima sera, ci arrivano le note di Hey Jude del piano bar che suona a manetta lì di fianco, e l’Ufficiale mi guarda dal materassino e mi dice ‘balli?’ mi prende la mano, mi tira su, e balliamo un lento cheek-to-cheek lì, nella tenda…proprio come nei film!

 

– al primo posto, pari merito: la vacanzina a Madrid, io l’Infanta che ci strafoghiamo di tapas e di calamari fritti in un posto lercissimo, che se non abbiamo preso il colera è un miracolo, ma siamo felici e ridiamo e sembriamo proprio quelle mamma-figlia che si vedono solo nei film! (o eventualmente anche nella serie tv ‘Una mamma per amica’)

 

E ce ne sarebbero tanti ma tanti altri: lo stupore di vedere gli stambecchi al Pizzo dei Tre Signori, a giugno, con l’Infanta e l’Ufficiale insieme, e la felicità di avere Emma in casa ed il dolore di doverla riportare al canile, e quella volta che sono andata a vedere UP da sola al cinema, e ho pianto così tanto e così forte che alla fine sono scappata dal cinema prima dei titoli di coda, per la vergogna, e tutte le volte che qualcuno mi è passato davanti al giardino e mi ha detto ‘ma signora! lei ha proprio il pollice verde!’ a me, che sono riuscita in passato a far morire anche i crisantemi di plastica, e tutte le volte che mi sento orgogliosa di me perchè qualcuno mi scrive ‘mi piace il tuo blog!’, e  Yuri, e la sua squadra di calcetto dall’Ucraina sull’aereo da Vienna, e le volute di incenso nella cattedrale di Chartres, durante una messa celebrata in latino da un prete così anziano che aveva bisogno di un chierico che lo sostenesse all’altare, e tutte le città dove  – bene o male – sono transitata in questi dodici mesi, e la mia agenda piena di appunti che iniziano con ‘per il prossimo post’, e soprattutto tutte le sere in cui vado a dormire e posando la testa sul cuscino penso ‘che meraviglia!’ …un bel 2009, direi.

Regali di natale (alcuni)

il regalo utile:  il portaombrelli in metallo damascato.  Utile specialmente perchè io non uso ombrelli. Però bello: peccato metterlo fuori dalla porta, e non potermene allietare la vista quando mi trovo all’interno della mia abitazione… certo, sono necessari degli occhiali da sole, per guardarlo, perché rimirando le audaci marezzature si rischia la cataratta…

il regalo frivolo: l’avvitatore a forma di pistola della Bosch, dentro la scatola di latta, dono dell’Infanta e del di lei genitore. Lo desideravo dall’anno scorso !! Non vedo l’ora di giocare alle Charlie’s Angels, sforacchiando in ogni dove piantando viti a stella!

il regalo culturale: l’abbonamento a Vanity Fair, settimanale che in realtà preferirei più scrivere che leggere. Il mio sogno è una rubrichetta tipo ‘I post di Barbie’, dove le mie avventure vengono diffuse a livello nazionale

il regalo ‘ma perchè?’: tre ettolitri di bagni schiuma, doccia shampoo, crema emolliente, crema idratante per il corpo, balsamo per il corpo, eccetera eccetera. Mi sorge il legittimo dubbio: ma ho le squame? emano un olezzo nauseabondo? i capelli mi grondano sebo e forfora?  A me pareva di no, ma evidentemente….

il regalo dell’ufficiale: che dire? mi son venuti i lacrimoni solo a leggere il biglietto.  Stante che incautamente una volta l’ho chiamato dall’aeroporto di Copenhagen dicendo ‘c’è un lettore MP3 a 37euro… lo compro?? e lui: ma no, aspetta…’  mi è arrivato un iPod nano, di colore viola e ultimissima generazione. L’Ufficiale sopravvaluta totalmente le mie capacità tecnologiche e di conservazione del bene. Sono già terrorizzata all’idea che possa a) cadermi  b) finirmi nell’acqua  c) sputtanarsi la memoria  d) essermi sottratto dall’Infanta che ha già decretato ‘è più figo del mio!’

Non ritenendo il dono bastevole, ha pensato di integrarlo donandomi del Tempo – diceva il  biglietto – Tempo insieme. Io l’ho inteso come un generico impegno a trovare più sovente modo e maniera di incastrare le reciproche presenze nelle vite complesse e articolate che entrambi conduciamo, intento nobilissimo e romantico oltre misura, per tacer della beltà del biglietto confezionato ad arte! Ma lui, più pratico, intendeva invece un fine settimana in montagna, con cene, colazioni  e pranzi a lume di candela, massaggi, ciaspole,  centro benessere e chi più ne ha più ne metta… che Uomo, eh?

E  io che gli ho regalato uno schiacciapatate, accompagnato dal biglietto ‘questo è per te, che come me sei amante del purè’…..

 

Il Presepe di Barbie

Nel presepe di Barbie c’è:

          un cammello color oro acquistato anni or sono durante una vacanza a Sharm el Sheik (grande come mezza capanna)

          una quantità inverosimile di animali: 1000 pecore, un castoro ( che io e l’infanta però chiamiamo Pantegana), maiali (che spesso noi posiamo sull’incudine del fabbro, a simularne il macello), galline, e due uccellini con le piume dalle proporzioni assurde: sono grandi come le casette delle montagne. Anche messi in primo piano sembrano dei mostri giganti, pronti a mangiarsi pecore, maiali  e tutto…

          una stradina di ghiaia bianca che parte dalla capanna e a un certo punto si arena. Non porta da nessuna parte

          delle statuine costosissime fatte a mano dagli intagliatori della Val Gardena, mischiate a delle robe di gesso, plastica, pongo, pasta-di-sale del valore commerciale pressoché nullo

 

Cosa non c’è nel presepe di Barbie, ma che sarebbe tanto bello  avere:

 

          una statuina di una bella Madonna di nove mesi, col pancione, magari semovente che cammina su e giù tra le pecorelle di gesso sbuffando con le mani sulla schiena. La lascerei lì fino al 24, poi la sostituirei con la classica in ginocchio che veglia il Bambinello

          una statuina di San Giuseppe che fuma nervoso. Poi la sostituirei prima con una di San Giuseppe che distribuisce sigari ai pastori, alla portatrice di acqua, al falegname e alle galline. Infine, col classico che regge la lanterna sulla testa del Bambin Gesù

          la statuina dell’Ostetrica. Ma secondo me a Napoli la trovo

          il mulino a vento

          il mulino ad acqua

          poi vorrei avere una casa grande il doppio, con un mobile lungo lungo per farci sopra un presepe infinito e pieno di contaminazioni culturali

          la capanna di quando ero piccola (una scatola del panettone pitturata di marrone a quadrotti rossi, a simular mattoni)

          la Gigantessa: una statuina che c’era nel presepe della mia infanzia, che veniva puntualmente ridipinta credo da mia sorella (io ero ritenuta incapace di portare a termine la consegna, stante che ho la propensione all’arte del paracarro) gonna viola a palloni neri. Era alta IL TRIPLO di tutte le altre statuine

Chissà che fine ha fatto…  che sia fuggita da qualche parte con il Gigante Golia?

 

 

E basta. Io altri desideri, per questo Natale,  non ne avrei.

E di questo devo ringraziare l’Infanta, l’Ufficiale, la mia famiglia, e in particolare mia sorella, che mi legge e mi commenta ogni giorno e facendo salire ogni volta di un punto la mia autostima, il mio agente francese che mi ha mandato un messaggio di auguri di natale che mi ha fatto venire i lacrimoni,  gli amici che mi sono rimasti, che sono pochi ma buoni,  e anche voi, adorati lettori del mio blog.

Che mi avete regalato, proprio in questi giorni, il numerino di 5 cifre:  più di 10.000 visite!

 

Buon Natale a tutti, di cuore!

 

Barbie, Regina della Corrosione

live from Athen

In diretta dalla Grecia, ad Atene.

 

Albergo apparentemente superlussoso, con lobby faraonica, mosaici bizantini, cascate di swarosky per lampadari, tendaggi  di velluto fiammingo e spreco di corbeilles di orchidee azzurre delle Isole Mascarene in ogni dove. 

Raggiungo baldanzosa la mia stanza, un bugigattolo disadorno di 3 m x 2, vista sulla strada principale (flusso medio di passaggio autovetture:  qualche migliaio al secondo), molto anni 70

Dopo un primo rapido esame (che comunque mi permette di: imbrattare un asciugamano, provare l’accappatoio, aprire le ciabatte, esplodere il contenuto del mio bagaglio, bere la perrier, infilarmi sotto le coperte per un rapido sonnellino) decido che il traffico sottostante produce un rumore inaccettabile, e chiedo di cambiare stanza. Ributto in fretta e furia il tutto nella valigia e, adeguatamente scortata da uno schiavo messomi a disposizione, mi trasferisco, porter al seguito, dalla 319 alla 333.

La stanza non è rumorosa, ma ha l’odore di un affumicatoio di speck della val gardena.

 

Non faccio neanche scaricare il carrello, e ridiscendo, immantinente e inviperita, alla reception dove non mi accolgono a braccia aperte. Denuncio il nauseabondo olezzo,e mi vedo riassegnata la 509

 

‘Garcon, via andare!’ e mi dirigo a passo di marcia verso la mia nuova abitazione.

Che odora anche lei di Marlboro & Muratti’s e , in più, di fogna di Calcutta.

Non ho il coraggio di ridiscendere un’altra volta. Spalanco le finestre (che danno sullo sfiato della cucina…) e mi accingo a prepararmi per la serata, che prevede: giro turistico di atene in pullman e cena di gala.

 

Tacco 12 e gonna di raso scendo di sotto, proprio mentre il bus arriva. I mie colleghi sfoggiano eleganti mises che prevedono felpe blu con cappuccio, camicie a quadri e, i più sofisticati, raffinati cardigan pallinati  verde ramarro o arancio mandarino.

 

La visita è guidata da una signorina che in lingua inglese ci illustra, con una cadenza ipnotica, le meraviglie che vediamo a destra e a sinistra: per allungare il brodo, e far durare la gita il giusto, adotta l’espediente di ignorare le attrazioni al primo passaggio:

 

Parlamento – stadio  – Tempo di Zeus (pr. Zuuuus) lei illustra solo il tempio di Zuuus

Poi si ripassa: tempi o – stadio – parlamento: sosta al parlamento cambio della guardia, e così via… Morale: ho visto 10 volte il parlamento, 12 lo stadio e credo 18 il tempio di zuuuuus…

In compenso l’Acropoli l’abbiamo vista da lontaaaaaaano, lassù in alto, agognandone la vicinanza, ma senza neanche poter toccare una pietrina satura di storia ellenica.

Il delegato inglese, intanto,  dorme e neanche scende dal pullman.

 

Giungiamo finalmente al ristorante, nella bella zona di Placca (come quella dei denti??) dove realizziamo che sono stati allestiti due tavoli: uno da 20 e uno da 8. Càpito subito al tavolo sfigato, quello da otto, lontano dai personaggi antropologicamente più interessanti:  dopo un rapido esame della situazione (che per quanto rapido mi permette però di esaurire il cestino del pane, la ciotolina del burro all’aglio, bere un litro di retzina, sporcare il tovagliolo di rossetto, infilarmi una posata in borsetta) decido di intervenire: con un cenno perentorio della manina avvicino l’organizzatrice, e le intimo di far allungare subito il tavolo principale, onde sedere tutti allo stesso desco.

 

La tipa, dopo un attimo di perplessità dovuta al fatto che per portare a termine l’operazione con successo sarebbe necessario abbattere una parete del locale e non si sa se ci sono i permessi, si attiva per soddisfare i miei desiderata: non ci vuole tanto, basta allontanare 4 tavoli rotondi da 12, riposizionare altrove gli occupanti (piatto in mano pieno di tzazichi), sistemare l’allungo ed eccoci seduti belli allegri e tutti insieme!  Il trattore però non ha apprezzato granché il mio lodevole spirito di iniziativa e di ottimizzazione dello spazio, e lo intuisco dal malgarbo con il quale mi sbatte nel piatto l’involtino di foglie di vite.  Il mio è adornato da mozziconi di sigaretta, cenere e sputazzi, gli altri no.

 

Al rientro in albergo mi accorgo con piacere che le finestre spalancate hanno fortemente mitigato l’odoraccio: però evidentemente un topo d’hotel si è furtivamente introdotto nella mia stanza, scalando con le mani a ventosa i 5 piani, ed ha sottratto il mio carica cellulare !!

Accidenti, un vero incrocio tra spiderman e arsenio lupin! Non mi capacito che abbia ignorato altri oggetti di grande valore, quali il portatile, alcuni preziosi gioielli che porto sempre con me, come la mia collana di plastica viola, la bustina dei trucchi, la confezione famiglia di alka selzter e soprattutto il memorabilia della riunione, un blocco di resina trasparente che raffigura una specie di ologramma di un gruppo di pompaggio  del gas!

 

Dopo un’attenta analisi della situazione, un po’alla Dupin, deduco che forse il caricacellu è andato smarrito nei numerosi viaggi su e giù per l’hotel, nel corso del mio pellegrinaggio alla Ricerca della Stanza Olfattivamente Neutra.

 

Non reggo a tante e tali emozioni : sfinita, mi scolo l’ennesima Perrier , due alka seltzer, e  mi butto nel letto, a godermi il meritato riposo!

Supereroe!

Caratteristiche peculiari dell’Ufficiale:

 

– è in grado di comprimere la materia sino all’1% del volume originario (siamo tornati dalla Francia con due calici di cristallo finissimo debitamente involtati in plurimi strati di carta a bolle, occultati nel suo trolley più del Santo Graal a San Galgano! Come ce li abbia fatti stare è un mistero di cui si occuperà Giacobbo nella prossima puntata di Voyager. Sono pervenuti integri sull’italico suolo);

 

– si trasforma in un essere rabbioso e schiumante quando ha fame;  il processo è immediato, e si palesa in un actosecondo con l’apparire di una profonda ruga scura nel mezzo della fronte,  suono di grugnito che inizia ad emettere per esprimersi, con l’infoltirsi ed allungarsi a dismisura di  peli e capelli e, infine, con bava schiumante verde pistacchio alle fauci. All’apparire di detti segnali io prendo provvedimenti seri: intanto smetto di rivolgergli la parola, e subito gli lancio un tramezzino al culatello e Castelmagno (ne ho sempre una scorta adeguata in borsetta) che lui acchiappa al volo,  trangugia rapido per poi tornare alla normalità;

 

– nobiltà d’animo, savoir faire e cavalleria congenite: egli si preoccupa se sto bene, se sono rientrata sana e salva a casa (anche se sono andata a far la spesa all’esselunga), se so la strada, se ho abbastanza benzina,  se ho parcheggiato l’auto dove c’è il lavaggio strade nottetempo, se ho il colesterolo alto, se un meteorite si sta abbattendo sulla mia abitazione o se Godzilla la sta per calpestare, e via discorrendo.  Io all’inizio, con la mia tipica velleità di donna evoluta, indipendente ed anche un po’ sfrancicaminchia mi scocciavo di brutto pensando ‘ma cos’è?? mi prende per rincoglionita??’.  Invece no, è proprio fatto così! (o forse è fatto così e in aggiunta pensa che io sia rincoglionita…). 

E’ anche assai protettivo: mi posa il suo paletot sulle spalle se fa freddo, mi tiene l’ombrello sulla testa, ed esce prima di me dai ristoranti onde proteggermi da eventuali malintenzionati nei quali io avessi ad incappare sul marciapiede ( addirittura una volta, da me reso edotto del fatto che l’Infanta sarebbe uscita con le amiche, mi ha chiesto: ‘ ce l’ha abbastanza credito sul cellulare?’  CREDITO? CELLULARE?? BOH! Ma cosa ne so??  Io eventualmente mi preoccupo se si è messa il deodorante, se ha abbinato bene i colori o se ha indossato il basco nuovo che le sta tanto bene e che sicuramente farà capitolare il maschietto che le ha già rubato il cuore… Ma che abbia o meno dei soldi sul cellulare non mi è mai neanche passato per l’anticamera del cervello. A lui, invece, sì);

 

– assimilazione istantanea di lingue, dialetti e inflessioni  locali, ovunque egli si trovi. In Francia parlava sempre lui, anche se io mi spaccio per bilingue e lui ha fatto un corso serale super rapido di francese per corrispondenza nel 1982 (seconda media). Eppure parla, è compreso, usa i congiuntivi.  Tanto per farvi un esempio: quando l’ho conosciuto parlava pugliese, e io sono stata convinta per mesi e mesi che fosse di Foggia;

 

e last but not least 

– rettitudine morale e innato desiderio di ordine e giustizia, e non parlo solo del suo bagaglio e della sua cantina, ma proprio del mondo, del Pianeta in generale. Egli agogna di mettere a posto – proprio come i suoi boxer nel trolley – ingiustizie e brutture, di far rispettare le cose belle ma fragili e riserva, a tutto ciò che lo circonda, la stessa cura e rispetto che ha per i suoi averi e le cose che più gli sono care. Tipo me, per esempio, che invece sono pasticciona  professionista, nonchè campionessa mondiale di disordine casalingo,  prima classificata agli europei di ‘dov’è la tal cosa? lì in giro, da qualche parte’ (intendendo la Lombardia), per tacer dei miei bagagli di cui ho già parlato a sufficienza.

 

Ecco. E oggi l’Ufficiale, finalmente,  rientra sul patrio suolo, dopo essersi traslato per una settimana in area assai remota, raggiungibile solo via aeromobile (gli hanno rimborsato 20 euro al gate, per bagaglio eccessivamente ridotto. E sì che c’ha messo dentro anche il vogatore, per fare un po’ di sport…), con tanto di fuso impossibile, area che per di più è momentaneamente turbata da rivolte, sparatorie, lacrimogeni  e milizie che girano armate, particolare questo che non ha contribuito alla mia tranquillità durante la di lui assenza.

 

Ora che torna finalmente posso smetterla con la tachicardia H24, e rilassarmi un momentino… 

Gli aerei di una volta!

Ve li ricordate quei bei voli di una volta? A un certo punto, come per incanto, si materializzava dal nulla una hostess, bella, alta, col tailleur con lo spacco e i tacchi a spillo (senza gambe salcicciotte). Arrivava col suo bravo carrello e ti propinava, con garbata autorevolezza, un bel vassoietto pluriscomparto ben confezionato nella sua plastichina. Che  festa! Tu stracciavi eccitato il cellophan pensando ‘chissà chissà cosa c’è dentro!’ (io mi aspettavo salame di Varzi e miccone dop dell’oltrepo pavese, insalata russa fatta in casa, foie gras de canard, un ovetto al tegamino con sopra due grattate di tartufo bianco di alba e per dessert un profitterol alla chantilly con sopra il cioccolato caldo fondente. Ammazzacaffè un bicchierozzo di Baileys SENZA ghiaccio. Doppio, per favore)  e invece ci trovavi tre foglie di insalata avvizzita, un salume non identificato color rosa confetto fatto su a rotolino, un burrino danese di solito marca Lurpak e un dolcetto scrauso, tipo orosaiwa molle. Ah, dimenticavo: di solito c’era anche una fetta di cetriolo gusto acido fenico. Il tutto freddo gelato, a garanzia di immediato squaraus.Il tutto avente lo stesso medesimo retrogusto saponetta-di-motel.

Fa niente, si era contenti! Era gratis, perciò si mangiava TUTTO!  (Poi  a me scattava subito la sindrome della terza elementare: se avanzo qualcosa sicuro la hostess mi sgrida e lo fa con l’annuncio all’altoparlante per sbugiardarmi davanti a tutti ! ‘ladies and gentlement, welcome on board, we are now flying at 15.000 feet, weather at arrival is fine, 30° degrees, and MRS BARBIE – QUEEN OF CORROSION – DID NOT FINISH HER MEAL!! BUUUUUUU!’)

Certi passeggeri, solitamente quelli nelle ultime file, addirittura imboscavano il vassoietto da portare a casa per metterci dentro i sottaceti per l’antipasto del pranzo della domenica: qui mettiamo i funghetti… qui le cipolline…

Oggigiorno invece sulla SAS – mica merda, eh ! – se sei uno degli sfigati nelle file dalla 11 in giù – super maximum lowest very hyper economy… (praticamente seduto di fianco c’è un pallet incellofanato 80x50x65 con su scritto ‘fragile’ contenente merce deperibile, a volte già un po’ deperita. Il vantaggio è che non devi fare conversazione) un panino te lo fanno pagare 7 EURO! Ma cos’è? d’oro??? No, però ti informano che è fatto con il pane integrale, ricco di fibra, della panetteria Trianon, fornitrice ufficiale della Casa Reale Danese. E allora? Cosa me ne frega a me?? a parte il fatto che cago già abbastanza di mio, anche senza l’apporto di ulteriore crusca, ma poi anche se si è sparsa la voce che sono la Regina della Corrosione non è il caso di riservare anche agli altri passeggeri lo stesso trattamento di noi regnanti, no?

Ma buttateci là dei tramezzini triangolari fatti col pan carrè sancarlo, la maionese calvè  e il citterio, ma gratuiti perdio, e vedrete che la gente è più contenta! Vedrete che se li strappa di mano, i tramezzini no cost!

Tanto si sa, che quei cosi lì non ve li compra mica nessuno !! Bè certo,  tranne quando vola la Regina Margherita II di Danimarca… ma quante volte capiterà??                   

… panini integrali, e pure raffermi… bah!

Vi ricordate i tuberi arrosto? (sottotitolo: cock – tail)

Sono stata a ritirare l’esito dell’esamino di cui al post ‘Tuberi arrosto’ (la cui lettura suggerisco caldamente)….  Arrivo un venti minuti prima dell’orario di apertura (12.30) e già altre 4  donne, di cui due gravide ed una con neonato poppante al seguito, sono lì, a presidiare il territorio. Tempo 2 minuti e mezzo e ne arrivano altre 12 in rapida successione e, come me, osservano le presenti, fanno il conto mentale e si dicono ‘ok, sono la numero sette’ (io sono la numero cinque, per inciso)

6 secondi prima dell’ora X, quasi in contemporanea con la Signora Dottoressa che, carica come un mulo di faldoni e cartelle, arriva ad aprire lo studiolo dove si consegnano gli esiti, arriva anche l’UOMO. E’ l’unico e, a meno che non si sia operato di recente, dovrà  certamente ritirare l’esito della fidanzata.

Uomo: posso entrare? chiede alla bestia da soma in camice bianco che sta deponendo il container di materiale cartaceo sulla scrivania.

‘NO’! risponde secca costei, nell’apprestarsi a sistemare sul banco la mercanzia.

E nella frazione infinitesimale di tempo intercorso tra il botta e risposta il mondo, lì intorno, cambia: lampi e fulmini scoccano come dardi di fuoco, lanciati da sguardi inceneritori, lampi balenano furiosi traversando il corridoio e si schiantano con boati fragorosi alle spalle del malcapitato, un’aurora boreale color antracite saetta nell’aere e appare e scompare seminando cenere e morte… Le vecchie fanno schioccare le dentiere in un attacco di bruxismo nervoso collettivo. Le gravide cominciano a respirare rapide con sbuffi sincopati, la più gonfia minaccia un parto prematuro, un’altra minaccia un aborto, alla 1576 settimana: quello del’incauto essere di sesso maschile che ha osato l’innominabile: SALTARE LA FILA!

Io conto mentalmente fino a 7350 stringendo tra i denti la mia ricevuta di pagamento e secernendo umori malefici: finalmente una voce rompe gli indugi e ulula: ‘scusi, ma c’era lei prima di me?’

E’ una biondina verde in faccia dalla rabbia. ‘SI’ – erompe in un rutto di risposta una gigantessa in cappotto marrone ‘e prima c’è quella signora lì’ ! (indicando l’allattante con l’indice puntato a mò di kriss malese).

Ecco che 34 occhi inviperiti  fissano con estrema e palese ferocia l’UOMO, che incredulo profferisce un ah…ma… siete tutte in coda per ritirare?? (ma noooooo! Ma cosa te lo fa pensare?? Io vengo ogni giorno in ostetricia durante la mia pausa pranzo per verificare se si è avanzato un po’ di puré dell’ospedale da portare a casa, chè ne sono ghiotta)

ECCCERTO che siamo qui per ritirare, o mentecatto!

Il clima ricambia di colpo: i 34 occhi si scambiano ora empatici sguardi di compatimento, e nuvolette di pensiero si materializzano nell’aria come d’inverno il fiato del bue nel presepe: ‘cosa ci volete fare? massssì, è un maschio, ci vuole pazienza… del resto, non credo che abbia preso il nobel, quest’anno ah aha hahhaha!’

‘AVANTI’ raglia finalmente il porta-carte laureato in medicina che ha terminato la vetrina.

L’UOMO, lo sguardo contrito, conta sulle dita le presenze femminee e, desolato, si allontana, non prima di aver estratto dalla tasca un cellulare.

 

‘mamma? si, sono io… no, guarda, mi sa che non torno per pranzo.. forse neanche per cena’.

 

Transiti

In transito all’aeroporto di Charles de Gaulle, seduta come già una volta accadde al l’Hippopotamus, un posto dove, per delle cifre assurde, puoi mangiare delle cose scrause.

Sono sola: in coda con me per farsi assegnare il posto un Uomo, solo pure lui.

Dopo avermi piazzato al tavolo, mi dirigono a quello di fianco un tipo, Uomo pure lui. Solo pure lui.

Ora: io sono super felicemente fidanzata, però questo via vai di maschi soli in giro per  aerostazioni ed aeromobili mi fa pensare alle mie Amiche Disperate,  le quali si disperano perché sprovviste di uno straccio di fidanzato e costrette ad elemosinare un appuntamento via chat (per poi ritrovarsi a bere un aperitivo con Dracula.  E pagarlo loro, per giunta).

E mi domando: ma perché non viaggiano?? Potrebbero prendere un low cost Ryanair per una destinazione del tutto casuale ed avrebbero la certezza –  dico la CERTEZZA – di conoscere qualcuno (*):

– all’imbarco  

– tra il personale viaggiante  (anche se la maggior parte degli steward è gay)

– all’arrivo

– davanti al tapis roulant dei bagagli (dove potrebbero recarsi comunque, anche qualora non avessero imbarcato alcun bagaglio)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di partenza

– sull’aereo, specie se hai una valigia di piombo (.. ‘mi scuuuusi …mi dà una mano?)

– nel bagno dell’aereo (dove l’intimità e il contatto ravvicinato sono garantiti)

– nella cabina di pilotaggio  (puntare quello con più robe gialle attaccate alla manica)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di arrivo

– ai transiti                                                                              

– ai bagagli smarriti ( dove l’effetto empatia / solidarietà raggiunge massimi livelli e risultati inimmaginabili)

– al bagno

– al controllo bagagli polizia di frontiera (dove se ti va bene ti palpano anche un po’)

– tra i proprietari dei cani antidroga (specie se ti porti un po’ di fumo in valigia)

– in ambulatorio (se sternutisci e tossisci all’arrivo)

– in farmacia

– al duty free (dove però non bisogna provarsi troppi profumi)

– nel negozio di souvenir (però assolutamente NON comprate la Tour Eiffel con dentro il liquore, se no vi bollano irrimedialmente e – GIUSTAMENTE – vi evitano come la peste)

 

Comunque: il tipo alla mia destra peraltro non è neanche malvagio: occhio ‘zzurro e niente fede.

‘spetta.. chiama sul cellu.. MERDA! E iniziata una conversazione pissi pissi …

‘oui.. c’est moi…je suis arrivée … e psìsìsìsì, psìsìsìsì, bien, oui je t’aime aussi… à plus tard, Serge’

SERGE???

 

O cazzo…..

 

 

(*)(Ryanair e Easyjet potrebbero addirittura offrire, oltre allo speedy boarding, anche la Garanzia Fidanzate o Rimborsate .. già mi vedo lo slogan:  viaggia con noi, e trombi sicuro! S trovi in rete un biglietto aereo ad un prezzo più basso noi ti rimborsiamo la differenza e, comunque, ti garantiamo un bel manzo per la notte! Oppure, insieme al listino degli snack potrebbero mettere tipo un Postal Market coi modelli disponibili… )

 

 

L’ennesimo convegno sulla corrosione – parte seconda

dicevamo: E la donna pronuncia la fatidica frase:

 

‘MA SONO 5 MINUTI A PIEDI!’

  

Ora, con l’espressione ‘5 minuti’ si intende un lasso di tempo estremamente variabile, compreso tra il nanosecondo e l’anno luce. La sua reale durata dipende da plurimi fattori. Esempi pratici :

 

–          siete a Parigi col vostro fidanzato. E’ primavera, c’è il sole e una leggera brezzolina vi scompiglia i capelli (perfettamente lisci… perchè ce l’avevate, voi, la spazzola!). Lui vi guarda negli occhi e vi bacia romanticamente. Voi vorreste che il tempo si fermasse.   5 minuti = 1-3 secondi

–          siete a Milano, in centro, è venerdì pomeriggio, avete preso mezza giornata di ferie perchè ci sono i saldi. Siete di ottimo umore, e vi siete date allo shopping selvaggio con la vostra migliore amica. In coda ai camerini, con in mano proprio i capi che volevate,  lei vi dice: dai, entro prima io che ho meno cose. Ci metto 5 minuti.  5 minuti = 25 minuti

–          Siete a Praga, il 1 dicembre. Fa freddo, sono le quattro ed è buio come se fosse mezzanotte, piove e non avete l’ombrello. Siete sole, in estrema periferia. Brillano solo le luci del cimitero accanto al quale state passando. Cercate incazzate nere un negozio che – forse –  neanche esiste. Camminate a testa bassa per non farvi notare dalla facce estranee che vi circondano,  sulle rotaie del tram. I negozi che vedete intorno hanno insegne ostiche, che non capite (magari c’è scritto ‘ingrosso spazzole’ ma voi come fate a saperlo???) tutti quelli che incrociate hanno capelli lisci e perfetti, voi un cespuglio di stoppa ispida che l’umidità ha reso totalmente ingestibile. Per di più indossate un capello di lana cotta che sarà anche caldo ma che non migliora la situazione del votro scalpo e in più vi fa prudere la fronte. Le macchine, passando, vi schizzano con l’acqua.    5 minuti = 6-7 ore.

 

Tant’è che io sulla via del ritorno ho concepito questo post, organizzato mentalmente il pranzo di natale per 16 persone, e ripassato le tabelline, soprattutto quella del 6 che sbaglio sempre!

 

E last – but not least – mi ha chiamato una per lavoro  che mi ha detto ‘ma daaaaaaai! sei a praaaaagaaaa? Ma che cuuuuuulooooo, che fortunaaaaaaaaa’….

  

 e stavolta è veramente tutto, passo chiudo e gne-gne-gne!

 

  

L’ennesimo convegno sulla corrosione…

 

Eccomi qua a Praga, per l’ennesimo convegno sulla corrosione come speaker ufficiale (apppperò!) 

La missione non comincia benissimo: vi risparmio tutta la parte iniziale, del super mega ingorgo in tangenziale a milano con la mia macchina piantata per traverso in mezzo a sette miliardi di auto,  e io che bevo il caffè negli uffici delle Autostrade con gli impiegati, piscio nel loro bagno, e intanto l’ingorgo si sblocca e la massa di auto deve fare la gimkana con la mia piantata nel mezzo….facciamola corta, và. Arrivata a Praga, e sortita dall’aerostazione, il taxista mi bolla immediatametne come forestiera, mi carica sul’autovettura e mi porta all’hotel facendomi usmare nel tragitto l’aria meravigliosa della capitale ceca: vedo di lontano il castello, il ponte, perfino l’orologio… ma poi imprevedibilmente tutto comincia a sfumare alle mie spalle: i bei palazzi asburgici scompaiono lasciando il posto a grigi casermoni ex unione sovietica, discount e cimiteri.  Intanto, in sottofondo, la radio locale lancia le notizie del giorno, e penso tra me e me che la lingua ceca non è particolarmente musicale nè comprensibile:  capto frequentemente il vocabolo ‘gne-gne-gne’ nella parlata, e vorrei tanto sapere cosa significhi.

E intanto, finalmente, dopo il termovalorizzatore e dietro al  capolinea del tram, non troppo distante dal canile municipale, a destra dello sfasciacarrozze, appare l’hotel, un bel cubo rosa-maglia-della-salute-del-nonno  costellato di sfere marroni e attorniato da mercerie che vendono pigiami di acrilico azzurro di quelli che fanno le scintille, a 50 Korone (2 euro).
Sono arrivata.

(A parte che a me sembra di aver circumnavigato il globo.  Secondo me esiste sicuro una linea retta che collega l’aeroporto all’hotel, lunga un quinto della distanza che ho percorso io, e cara un decimo. Io mi sono arrovellata su quanto mi sia effettivamente costata la corsa, ma siccome io sono veloce nei calcoli mentali come a correre i cento metri piani (che percorro in 19 minuti netti!) non ne sono venuta a capo, ho consegnato i 30 euro richiesti e ciao)

 
Dopo il check in corro a cambiarmi gli stivali e mi precipito nella conference room: sono tutti uomini, e me lo aspettavo. Parlano tutti ceco. E me lo aspettavo.

 

Non c’è il traduttore. NON me lo aspettavo.

Vabè,  mi siedo e cerco di capire, andrò un po’ a intuizione, mi dico,  ma il ceco, oltre a non essere nè musicale nè comprensibile, non è neanche una lingua intuitiva. Peraltro nella presentazione del momento non c’è una figura neanche a pagarla… (e poi pagarla quanto? In corone o in euro?? mah..) e io capisco solo ‘zertificazie’,  ‘applicazia’, e ogni tanto ritorna il vocabolo ‘gne-gne-gne’ di prima. Resisto stoicamente dieci minuti, poi mi decido ad abbandonare la sala meditando di andare a farmi un bel giro in centro.

  

Salgo in camera, disfo la valigia, il cui peso sarebbe giustificato solo se fosse di plutonio massiccio, ed estraggo:

 

          il beauty, per rendermi conto che NON ho la spazzola per i capelli

          il pc, per rendermi conto che la spina non va bene. Non ho l’adattatore universale


Scendo alla reception per chiedere l’una e l’altra cosa. Risposte: NO e NO.

Non hanno né spazzole né adattatori. Merda!

Risalgo in camera e  spengo il pc (che pesa come un laterizio e con il quale  a questo punto potrò lavorare si e no mezz’ora, e con i capelli tutti in disordine, per di più!!)


Vabè… BASTA! Mi arrendo e vado in centro
(dove realizzo che ci sono più mercatini di natale che turisti. Non approfondisco l’argomento, eventualmente potete vedere il post su praga dello scorso anno nella categoria omonima)

  

Finalmente sazia di odore di Natale, di Kafka e di Moldava, rientro in hotel, dopo aver cercato la spazzola:

 

– in profumeria – non c’è

– in diversi supermercati  – non c’è

– da h&m – non c’è

– da new yorker – non c’è

   in farmacia (c’ho provato…) non c’è

Affranta, all’ingresso nel cubo, stanca morta, realizzo che al piano terra c’è un coiffeur! Evvvvai! Entro e chiedo: 

          di comprare una spazzola –> NO

          di averne una in prestito –>  NO

          di noleggiarne una –-> NO

          ehi! Guardate là dietro! Sta passando Richard Gere !! …merda, non ci cascano, e devo mettere giù la spazzola che ho cercato di asportare

  

Risalgo in camera, ormai rassegnata a pettinarmi con lo spazzolino da  denti.

 

Mi si è smagnetizzata la tessera per entrare.
Riscendo alla reception per chiederne un’altra, e ne approfitto per lagnarmi del trattamento del coiffeur


La receptionista mi spiega garbata che c’è un big shop dove le vendono, le spazzole!


Ma dove? Chiedo io

Ma qui vicino ! dice lei

Qui vicino DOVE? SONO STANCA MORTA, E’ BUIO, PIOVE E FA FREDDO!! QUI DOOOVVEEE?

 

 

E la Receptionista pronuncia la fatidica frase:
(ve la dico domani: il post è già troppo lungo, poi non lo leggete tutto…)