‘nduja o anduoille?

Eccomi a casa, un po’ stanca… ma di quella stanchezza bella che viene dall’aver vissuto (è il contrario della stanchezza brutta della domenica sera, di quando sei rimasta in casa tutto il giorno, che fuori pioveva, e ti sei annoiata, e non hai combinato un cazzo, divano, finestra, cià facciamoci una cioccolata.. merda non c’è il latte, divano, film su rete 4 visto dieci volte… alle otto e mezza sei così distrutta che per disperazione chiami la pizza a domicilio, ma non hai neanche la forza di schiacciare i tasti del cellu…)

Invece io sono reduce da una vacanzina in Francia, con l’Ufficiale, dove sono arrivata venerdì sera per raggiungere l’Uomo Che Ha la Valigia in Bolla che ivi si trovava per motivi professionali, dove abbiamo: 
– visitato una fiera enogastronomica che radunava presidi alimentari di notevole rilievo, dove ci siamo ammazzati di ostriche, cioccolato, escargots, vini francesi, salumi, dolci bretoni, vini francesi, formaggi, vini francesi (in quest’ordine).
– alloggiato in un delizioso albergo a due stelle (che in Italia gliene avrebbero date almeno 4), con soffitto a cassettoni, dal quale io volevo assolutamente asportare le teiere di porcellana 
– visitato il castello della Loira. Ma si, lo so. Non ce n’è uno solo, ce n’è tanti. Ma a me piacciono visti da fuori da lontano, e dopo due ore che son dentro mi si rompono i maroni, gli arazzi e le armature mi vengon subito a noia, i letti a baldacchino mi fan venire solo voglia di sdraiarmici sopra, ma non si può! E quindi  voglio uscire e solo a sentire la parola ‘merli’ mi viene l’asma. Ne abbiamo visto uno, ed è bastato. Ma che bello che era però!
– cercato di smarrirmi in un labirinto circolare, ma la siepe era alta solo un metro, sicché…
– fatto merenda con quiche lorraine, vini francesi, éclaire au chocolat, vini francesi, chèvre chaud, vini francesi (sempre in quest’ordine)
– fatto figuracce imbarazzanti, tipo dire ‘nous avons déjà ordiné’ sotto gli occhi esterrefatti e  le 4 orecchie attonite dell’Ufficiale e del cameriere, provocandone l’immediata selvaggia ilarità
– litigato con un cameriere arrogante che alla mia richiesta di ‘ordiner’ due antipasti anzichè un’entrée e un plat mi ha risposto ‘Madame, questo non è un bistrot, non è un bar. Questo è un ristorante. E’ OBBLIGATORIO prendere ALMENO un plat principal! Chi di voi fosse ristoratore sappia che questa è la strada più breve in assoluto per perdere un cliente: l’Ufficiale, infatti, dopo avermi detto ‘stai seduta ci penso io’ ha detto non so cosa al cameriere, mi ha presa per mano e mi ha condotta fuori dal locale, con sprezzo ed alterigia.
– trasferiti in un altro ristorante, dove abbiamo preso quel che ci pareva (soprattutto due vini francesi diversi) e dove io ho assaggiato L’ANDOUILLE!

Ora, c’è qualcuno che mi sa dire se è così normalmente? Perchè era così:
una specie di fettina di salume prosciuttoso adagiata su una tartina di pane nero.
Odore: maiale morto da 6 giorni, lasciato marinare nella porcilaia d’origine nel mese d’agosto, ed ingentilito da uno spruzzo di urina
Sapore: (ebbene …sì, l’ho cacciato in bocca… io sono per ‘bisogna provare’, a prescindere!): irrilevante. Non ho vomitato, però io spero che non mi ricapiti MAI davanti, quella roba lì…

Tuberi arrosto

Oggi sono stata al Policlinico per un esamino da niente tipicamente femminile che però prevede l’introduzione nella patatina (mia) di oggetti in plastica, pinze in metallo, manufatti in cotone naturale, liquidi, e altre amenità necessarie all’esame esso stesso.
Ora, il Policlinico è un ospedale universitario, e mi aspettavo senz’altro la presenza delle studentesse… ma non di terza media, però!!
Vabè, animata da radioso ottimismo mi dispongo a gambe spalancate e patata al vento sul lettino appositamente dotato di ganci-reggi-polpacci (tra parentesi: i miei, di polpacci, ci si incastrano a malapena).
 
Dottoressa tredicenne:  signora Barbie, non è molto rilassata…la vedo un po’ contratta… come mai?
B. Ma forse perchè mi sta ravanando nella patata con un coso, che così a sensazione direi essere una vanga, e c’è un’infermiera che passa e ripassa sbirciando di sguincio mentre ripone scope e faldoni nello sgabuzzino attiguo? Vuole chiederle la scopa per ravanare meglio??
 
Dottoressa tredicenne: ecco, adesso le mettiamo un liquido marrone che brucerà un pò …
B: Signorina, si è espressa male. Intendeva forse dire ‘guardi che adesso le versiamo dentro della benzina e poi con questo zippo le diamo  fuoco? Perchè, mi creda, l’effetto è quello lì…controlli se mi esce della lava incandescente, che sento colare.
  
Dottoressa tredicenne: poi passa.
B:  ‘poi’ quando? venerdì pomeriggio? settimana prossima? Ad agosto 2011? (perchè adesso sono le 19.34, 7 ore dopo, e la sensazione è ancora quella della stufa a pellet caricata a manetta che scoppietta allegramente a livello ovaie)
 
Dulcis in fundo, la tredicenne, pur avendo fatto la tesina dell’esame di licenza su ‘Il perchè e il percome del meraviglioso mondo nascosto nella patatina’ non si fida del suo giudizio, nè di quel che vede a ore 12 dentro al microscopio puntato sull’Origine del Mondo e – giustamente! –  reputa opportuno chiamare un adulto che le dia manforte. Così, avvisa la dottoressa vera di venire subito a dare un’occhiata (via sms: sks, ti kiamo xkè sono incerta su pttn  barbie. Vieni sbt, ke look nel mikrosk insieme! ti asp! kiss kis :-) :-)  )
 
E così, io attendo totalmente rilassata, bella sdraiata sul lettino, gambe al vento, patata con dentro di tutto, gente che va gente che viene, neon abbacinante sul soffitto, microscopio già puntato e messo a fuoco LI’! Ma non tanto, una ventina di minuti e non di più!
Cerco di star tranquilla, ma questa cosa della consulenza …ma mi devo allarmare?? chiedo apprensiva all’adolescente in camice bianco. Mi risponde di no, però intanto attacca a bisbigliare pissi-pissi con le amiche che stanno giocando con lei alla Brava Dottoressa…
B (ad alta voce): Bè, ma se ridacchiate e bisbigliate io mi allarmo!!  Anche se state parlando dei vostri morosini, fatelo ad alta voce no? tanto mica li conosco…
 
Finalmente arriva la DOTTORESSA, quella grande (comunque almeno 10 anni più giovane di me) si mette a ravanare anche lei con paletta e secchiello, decreta che l’hanno chiamata per niente, mette una bella nota sul registro e, dopo averle minacciate di sospensione se non la piantano di tirarsi gli aeroplanini, se ne va.
 
A quel punto mi rivesto (ho bucato le piastrelle con la lava sgocciolante dal mio orifizio genitale), prendo su e me ne vado.
 
Tra sei mesi devo rifarlo. Speriamo che l’effetto caldarrosta per allora sia passato veramente….

Uhhhhhh che meraviglia .. che fortuna…

…esclamano invidiose le mie amiche quando annuncio ‘no, non ci sono giovedì per l’aperitivo. Vado a Varsavia per lavoro’.

Una di esse, una volta, ha addirittura detto: vorrei essere te per una settimana (!!!)

Non sanno, le povere tapine, che andare a Varsavia, o Londra, o Parigi o quel che è, perchè tanto è uguale, significa alzarsi la mattina prestissimo, precipitarsi in aeroporto con il CollegaTedioso, dove salgo su un aereo low cost, sul quale mi fanno pagare non solo l’improbabile brodaglia color caffè e sapor catrame, ma anche la maschera dell’ossigeno (fortunatamente solo se l’aereo si depressurizza). Poi arrivo in un altro aeroporto dove salto su un taxi che mi porta in un sobborgo di periferia, e la periferia polacca ve la lascio immaginare. Mi chiudono in una riunione fino alle ore 18.00, poi esco, risalgo in taxi, e via al meraviglioso hotel 3 stelle, che premurosamente mi hanno prenotato dall’altra parte della città. Ci arrivo alle 21.00, distrutta, e non vedo l’ora di andare a dormire. Ma non posso esimermi di cenare con il mio agente locale, e un giorno parlerò diffusamente dell’agente locale e della cucina polacca, e quando finalmente riesco a coricarmi è mezzanotte e un quarto. Il mattino dopo, mi sveglio alle sei – sei meno dieci, (perché in polonia iniziano a lavorare alle sette… che paese incivile!) e alè, praticamente tutto da capo, fino ad arrivare all’aeroporto verso le otto di sera per prendere il mio volo di rientro delle ore 22.00.

E quindi: cos’ho visto di Varsavia? NIENTE, ho visto, a parte l’aeroporto che non vale il viaggio… e l’agente locale, che neppure lui vale il viaggio.

Arrivata a Malpensa, verso mezzanotte, sono stanca, ma così stanca che cerco di prendere il carrello portabagagli dalla parte sbagliata della fila e mentre impreco, perchè ovviamente non esce, un inserviente, dall’altro lato della sala mi ulula con voce tonante ‘Signòòòòòòra! Dall’altra parte si prendeeeeeeee, il carrelloooooooo’ !

Malpensa a quell’ora lì non non rigurgita di viaggiatori, ma quelli che ci sono si girano, mi guardano e ridono.

Perciò, amiche care, prima di uscirvene con quel maledetto ‘uhhhhhhhh! Che meraviglia’ pensateci due minuti, e poi magari convertitelo in uno sguardo di compatimento e un sommesso ‘…poverina!’

La cavalleria non è morta

L’ho vista di sfuggita, sfrecciandole accanto al volante della mia twingo truccata.
Era lì, sul ciglio della strada con gli stivali taccati, un bel cappottino fèscion, truccata anche lei – meno della mia twingo – che immobile, con in mano una pochette superelegante e l’aria affranta, fissava la scena.
Era lì, con l’auto parcheggiata in bilico su tre ruote e un cric (tecnicamente: martinetto. Però noi a casa nostra lo chiamiamo girobacchino…)
Dietro la sua auto 2 – due -dos- two-deux-zwei  auto, parcheggiate anch’esse, con le doppie frecce,  ma complete di 4 pneumatici cadauna.
2 – due – dos – two – deux – zwei  maschi adeguatamente rivestiti di panciotto fosforescente d’obbligatoria ordinanza si affaccendavano intorno al girobacchino, onde sostituirlo prontamente con la ruota di scorta e permettere così alla donzella di proseguire il suo viaggio verso chissà dove senza ulteriori indugi (per come era vestita e  per l’orario secondo me andava a un brunch in centro a milano, dove avrebbe mangiato un biscotto integrale pucciato in una tazza di acqua calda senza zucchero).
Cosa si saranno aspettati in cambio? il numero del cellu? un fazzoletto di trina da tenere sul cuore sospirando? Eterna gratitudine? La sua patatina?
Chi lo sa…. Certo che lei era uno spettacolo, ferma lì sul lato della scena senza neanche sporcarsi un pochino di catrame…
 
Quanta differenza rispetto all’ultima volta che ho bucato io: sola e raminga lungo la statale, che saltavo a piedi pari come un canguro sul cric smadonnando, smoccolando e pensando ‘MA CAZZO! Non si ferma un cane… fa niente!! Ce le faccio da sola ! Ce la faccio da sola ! SSSI, ce la posso fare!’
E al termine dell’operazione – mani impastate di morchia, unghie rotte, ascelle pezzate per lo sforzo, trucco sfatto e copricerchione perso perchè è volato via – ho pure pensato ‘UAU! CHE FIGA CHE SONO!
 
Seeeee … che IMBECILLE, piuttosto! .. O forse.. CHE RACCHIA!

I Blog e i Figli degil altri

Mi sono fatta un giro su altri blog di madri blogghiste.
Intanto, non trovate curioso che tante – ma tante!! – DONNE come PRIMA cosa si qualifichino come madri  e poi tutto il resto?… comunque, uno di questi blog, di cui non farò certamente  il nome perchè se noi poi andate a visitarlo e io voglio che visitiate solo IL MIO, DI BLOG,  pretende di raccogliere e pubblicare delle nefandezze terrificanti perpetrate ai danni di bambini che, se non fosse così smaccatamente evidente che sono false, ci sarebbe da chiamare il telefono azzurro e/o l’esorcista. Purtroppo, però, lo stile dei post, spacciati per veri inviati da una varieganza di madri anonime, è così spudoramente sempre uguale da lasciare il fortissimo sospetto che siano redatti da un’unica stilografica. Sono più farlocchi di una borsa di Prada pagata 15 euro. Ritengo, personalmente, che la probabilità che siano veramente inviati da persone diverse sia uguale o inferiore a quella che il 21 dicembre 2012 ci sia la fine del mondo. O che io possa perdere 6 chili nei prossimi tre mesi. O che la Rizzoli mi pubblichi il blog sotto forma di libro. Ma non esiste un’etica del blogghista?? Peccato, perchè se il blog fosse vero ci sarebbe da ridere.  Invece … è solo banale fantasia! E poi: fantasia per fantasia, io  saprei spararne di ben più grosse!!  Clear Cross  www.clearcross.splinder.com –  il suo, di blog, potete invece andare a visitarlo –  pure.  Ma spacciare per vero un post che racconta di una madre che ha menato la figlia davanti all’amichetta per farle imparare meglio la lezione … madai!! e allora? cosa c’è di strano? io lo faccio sempre…
 
Comunque: a mio personale parere peggio delle (finte) robe di quel blog lì ci sono solo certe robe (vere) che si vedono in giro e che mostrano il contrario… cioè che ci sono dei bambini che tiranneggiano perfidamente e hitlerianamente i genitori, senza che questi – peraltro – se ne avvedano minimamente:
 
Esempi pratici:  all’Esselunga
infante caragnante nel carrello ‘voiolepatatineeeeeeeee’
genitore ‘no’
infante caragnante nel carrello ‘voiolepatatineeeeeeeee’
genitore ‘NO. Le hai già mangiate ieri! Quando dico di no è NO! Ho detto NOOOO!’ 
(ripetere 6-7 volte)
Il duo arriva alla cassa, e sul nastro sfilano 7 pacchetti di patatine coi gormiti e due tubi Pringles gusto Onions & Sour
 
Esempi pratici: il centro commerciale
infante caragnante fuori dal carrello ‘guahahhhhh!!  voio … (e dice una roba)
genitore ‘piantala, se no andiamo a casa! Basta!! andiamo a casa? eh? EH???’
 
… TRE ORE DOPO….
 
infante caragnante fuori dal carrello ‘guahahhhhh!!  voio … (e dice una roba diversa da quella di prima)
genitore ‘Allora!! La smetti?? guarda che andiamo a casa! Basta!! andiamo a casa? eh? EH???’
 
(e cazzo!! e portacelo, a casa, sto cagaminchia di bambino!!)
Esempi pratici: in mezzo alla strada
infante caragnante sul marciapiede, per mano alla sua mamma ‘guahahhhhh!!  ‘ e tira una pedata nello stinco alla genitrice
genitrice (con aria di sfida)  ‘ah! bravo! Picchi la mamma?? dai, dai rifallo !! vediamo, se sei capace! prova! prova, se sei capace!!
infante  ‘guahahhhhh!!  ‘ e tira una seconda (poi una terza, poi una quarta) pedata nello stinco alla genitrice
genitrice ‘ah! ancora?? bravo, complimenti! PIcchi la mama?? eh? EH?? DAI , FALLO ANCORA SE SEI CAPACE !’
(ripetere finchè non esce il sangue dallo stinco e amputano la tibia alla mamma)
 
Esempi pratici: a casa, ore 23.35
genitore: su bambini, basta giocare col pc… a nanna!
infante caragnante sulla playstation ‘ghuaaaaaaa!! nooooo, voio fare ancora 7 partiteeeeee ‘
genitore: nonono, su ! SUBITO A NANNA! CAPITO! NON SI DISCUTE!
infante: ‘ghuaaaaaaa!! nooooo, voglio fare ancora 7 partiteeeeee ‘
genitore: nonono, su ! SUBITO HO DETTO SUBITO… Vabè, puoi farne ancora 3, di partite
infante: ‘nooooo, seeettteeeeeeeeee! 
genitore: MASSIMO QUATTRO!!’
infante: SEEEEEEEEEEEEEEEEETTTTTTTTTTTEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
(ripetere, mercanteggiando tipo suk arabo,  fino alle ore 00.35)
 
Genitore la sera dopo a casa di amici: ‘si guarda, i miei vanno a letto tardissimo… non riesco mai a mandarli a letto primo dell’una … e poi si addormentano NEL LETTONE ‘
Tutte cose orrende viste dal vivo, coi questi occhi esterrefatti!!  E io credo che anche voi ne abbiate, di esempi ……
 
 


Mi domando

ma per caso… anche a voi….… vi fanno venire una nevra madornale quelli che, appena ti sei collegato a FB – MSN – SKYPE – INPS – vi saltano dentro al pc con un messaggio tipo ‘ciaoooo, come va, tutto bene? ‘

Perchè io li trovo IN-SO-PP-OR-TA-BI-LI ! Primo: sovente non hanno alcunché di reale da comunicare. Secondo, mi fanno sentire braccata, tipo l’Uomo in Fuga di Stephen King.               Poi io Skype e Msn li uso per lavoro, e questo spiega perchè li ho sempre aperti sul pc: fate un po’voi: io son lì, dietro alla mia scrivania, occhialini sul naso, espressione da sfrancicaminchia appiccicata alla faccia,  che parlo di robe altamente professionali col mio Chef  (tipo quanto costa alla settimana lo chalet a Crans Montana che gli sto cercando per Natale… ‘seee, Chef,  ha ragione… guardi: se non c’è la jacuzzi di fanta non lo confermiamo…’) e salta fuori uno, a volte addirittura SCONOSCIUTO con trillo e tutto, che alle 15.40 (orario pienamente lavorativo) mi fa tracimare lo schermo di faccine ’ciaaaaaaao tutto beeeeneeee ‘’

Chef: ‘Mi scusi tanto Barbie se l’ho disturbata; torni pure ai suoi social network commenta sardonico colui che mi permette l’acquisto di generi alimentari altamente calorici grazie al conquibus che mi eroga a fine mese….Che sia seccato perché non l’ho aggiunto nei miei contatti né taggato nelle foto??

..comunque ora mi spiego perché l’anno scorso niente premio produzione…

Sento suon di campanelli….

 ‘Cosa facciamo da mangiare a Natale?’
 

Ecco, quando la NonnaSprint (genitrice di Barbie) pone questa domanda significa che il Natale è alle porte. È lì, che incombe. Ansia a manetta.
 
(fra parentesi: ogni anno mi ripropongo di acquistare tutti i doni entro e non oltre il 15 agosto, ma poi – va a sapere perché – non ce la faccio. Tant’è che oggi è il 16 novembre, e io di regali ho comprato solo 4 kefia  (a Madrid) per le amichette dell’Infanta … dov’è che le ho messe?? le ho riposte dicendo ‘le metto qui, così mi ricordo’… sicuro saltano fuori verso il 12 gennaio, quando ormai è passata anche l’Epifania. Impossibile riciclarle per il natale 2010 perché: a) passeranno di moda  b) le riperdo sicuro. Andrà a finire che le cucio insieme, e ci faccio un bel copridivano… a proposito: dov’è che ho messo la macchina da cucire???…)
 
Comunque: in vista del Natale la NonnaSprint butta lì la fatidica questione.
 
La Sorella di Barbie propone: sentite, non meniamocela troppo.
Siamo la metà di mille (*) Confezioniamo piatti raffinati ma semplici. Stoviglie graziose ma di facile maneggio. Non troppi antipasti, che scionfano.

Il che, tradotto in lingua corrente, significa:  antipasti: un etto emmmezzo di crudo, si quello in offerta va bene. Di primo pasta al burro. Secondo la simmenthal. Piatti e bicchieri di plastica. Alle due e venti è tutto finito. 

(*) su chi partecipa al Pranzone di Natale torniamo un’altra volta)
 
Barbie ribatte: ma insomma! E’ Natale! Un minimo sindacale di festa, via!
Il che, tradotto in lingua corrente, invece significa:  18 antipasti diversi, inclusa l’aragosta e una dozzina di capesante a commensale. Di primo trionfo di agnolotti in brodo, lasagne reali, risotto al Castelmagno, polenta taragna.
Secondi di carne, di pesce e anche vegani che non si sa mai. Acquisto su Internet del volatile pluriripieno citato nel post sul delegato inglese – andatevelo a cercare che non riesco a mettere il link – , noleggio, o magari anche acquisto, se c’è ancora la tratta degli schiavi, di due maggiordomi inglesi che servono a tavola in alta livrea e parrucca bianca riccioluta e cipriata. Panettone artigianale fatto a mano da 25 kg. ricoperto di fondente Valrhona e decorato in foglia d’oro.  Un albero di noci per la frutta secca di fine pasto. Un torrone lungo abbastanza da collegare Cremona a Pavia. Vini direttamente dalla Borgnogna, Valle del Reno, Napa Valley e South Africa.   Champagne come se piovesse.  Stovigliame importato appositamente dalla reggia di Versailles. Tavola apparecchiata secondo il Cerimoniale di Corte Borbonico. Preziose tovaglie di Fiandra con tovaglioli coordinati. Ai muri antichi arazzi fiamminghi. Ai lati della sala da pranzo armature medievali, comprensive di cavalli bardati per la Giostra del Saracino.
Un gran pavese di bandierine nella via dove risiedo. Giardino sfarzosamente illuminato a festa, con slitte, babbi natali, elfi, renne e fatine. 40 cm di neve (eventualmente anche finta) Gesù bambino in persona, con bue, asinello e tutto. Fuochi d’artificio per tutta la durata del pranzo (8 ore minimo). Caffè e ammazzacaffè. Pennica collettiva su chaises longues di Le Courbusier (una per ciascuno).
 
La NonnaSprint commenta laconica: decidetevoipermeèlostesso
bastachemiditecosadevopreparare
manounacosadifficilechenonsonocapace 
 
E ci lascia lì, in balia di noi stesse e delle nostre idee,  a massacrarci a colpi di ‘.. ma cazzo! 4 capesante di merda non vuoi comprarle?? ‘  ‘evaffanculo, te e le capesante! Poi si avanza tutto!’  ‘ma smettilaaaaa!! Che poi puoi usare i gusci per fare i posacenere!!’  ‘MA SE NON FUMO DA TRE ANNIIIIIII !!’
 
Il tutto alla faccia dello spirito natalizio….

Rimedi naturali

Mi sono guardata allo specchio: mi sono vista stanca, vecchia, e bruttina,  pallida tendente al verde, con svariate rughe, alcune nuove di pacca. E le occhiaie: grigiastre e profonde, capienti a contenere la spesa settimanale di una famiglia di 2 adulti + 4 bambini. Ho una discreta chioma, ma quante doppie punte…e poi cominciano a vedersi i maledetti capelli bianchi…

Del resto sono stressata, sempre di corsa, non riesco a iscrivermi in palestra, detesto andare a correre e infatti non ci vado. Risultato: mi stanno cadendo le chiappe, sovente rischio di pestarmele coi tacchi. Cellulite a mazzi, certi buchi che neanche le strade provinciali dopo 3 giorni di pioggia continua.
Non faccio la manicure da una vita. Mi si è spaccata l’unghia del pollice e praticamente si vede l’osso della falange. Ho la colite.
………….
Poi oggi è venuto a pranzo l’Ufficiale. Abbiamo mangiato, bevuto, dormito, russato, scherzato e ci siamo pure baciati qualche volta.
Adesso è andato a casa, e io mi sono riguardata allo specchio. Sono alta e bionda, ho ipnotici occhi azzurri, culo sodo che mi arriva alle ascelle, una pelle di pesca che neanche la Schiffer, zero rughe zero, e bella espressione rilassata che sembra abbia fatto due settimane di ferie in una spa.
Potenza dell’Ammmmmore….

Elogio dell’influenza

Abbattuta la scorsa settimana da una semi suina pubblico con piacere un vecchio articolo apparso su Repubblica, in una prosa mirabile, per la gioia di chi, ancora oggi, se la spassa sotto il piumone con 37 e 9…

Repubblica — 23 novembre 1996   pagina 1

CON ESECRABILE efficienza, un’ affascinante fanciulla decanta nello spot televisivo le mirabilie di una nuova pillola antinfluenzale, elecando terroristicamente le conseguenze di una settimana di malattia: affari persi, cene svanite, occasioni rinunciate. Quando invece di tutti i mali che avvicinano gli umani alla unica certezza di questa vita, la morte, l’ influenza è il più confortevole. Dona ai medici una scusa per dare un nome tranquillizzante a tutte le malattie che non sanno; ai malati il privilegio d’ essere malati senza preoccuparsene soverchiamente. Male non grave, anzi elegante persino nel nome che sta per scorrimento e flusso in latino medievale, l’ influenza avvolge in un malessere acqueo e rigonfio, caldiccio sì ma che non dura, e che poi non nuoce mai molto al corpo. E invece dona ai sentimenti il ritorno all’ impotenza infantile prima e poi alla quiete inconcludente, che altro non deve fare se non perdere finalmente tempo. UN PO’ DI reumatismi o mal di testa sono il minimo prezzo per ridivenire petulanti, infantili, infine rassegnati, quieti, del tutto ineconomici, in nulla vitalisti. In un’ epoca economica per definizione, e in cui la ginnastica, e l’ economicizzazione di ogni felicità, il non avere pace, diverranno tra poco norme costituzionali, in questa epoca sciagurata l’ influenza è ormai l’ unico serio anticapitalismo che ci sia rimasto. Ovvio dunque che la torma di ignoranti, educatisi al vizio del lavoro, l’ avvèrsi, e poi una diseducativa reclame televisiva, elenchi le cose tutte sciocche e trite che possono farsi, se soltanto con una pillola si evita l’ influenza. E i più, tanto pervertiti da considerare ormai norma di salute un pensiero sovraeccitato, sempre ansioso e che genera fretta, magari ci credono pure, giudicano sensato il pregiudizio. In anni degeneri in cui il lavoro è divenuto un mezzo, che non sa più il suo fine, e viene chiamato svago un nugolo di piaceri reiterati a comando e quasi sempre peggiori di un lavoro, ora si calunnia l’ influenza, unico stato in cui l’ umano moderno non nuoce a se stesso, perche grazie al cielo, non può ricercare il progresso. E deve invece preoccuparsi o meglio abbandonarsi ad un totale risanante regresso. Quindi sperimentare che inaudito privilegio siano quei due o tre giorni di attutimento; se solo non si abbia la fretta di guarire, e invece si ceda alla quiete di un esistere finalmente ne vitale, ne economico, ne progressivo. Per chi non soffra già, per vecchiaia, o altro male, non dovrebbe dunque dirsi un male ma appunto influenza, e stato da elogiarsi. Come deve e può solo approvarsi l’ esistere riparati, ovattati, e il bere tè bollente, il rimirare i gatti che in acrobazia saltano sopra il letto, il privilegio di non dover rispondere a tono, il potere giocare i giochi dei bambini, il disco che gira, la pancia calda, le coperte, l’ eccitazione dell’ aranciata, e quel libro che si rilegge sempre da capo, i peluzzi della sciarpa sotto la lingua, gli spaghetti aglio olio e peperoncino che disinfettano, la quiete ineconomica, il guardare immobili, e infine la propria menzogna: quel giorno finale in cui s’ è già guariti e non lo si ammette, e ci si sente adatti nella vita solo a non fare niente. Terribilmente vi sarebbe, è vero, un altro modo per riconquistare una pausa: il carcere. Ma negli ultimi tempi i Pacini Battaglia sono più numerosi dei Sivlio Pellico o dei Re Enzo. E dunque si deprechino le pubblicità muliebri antinfluenza. Meglio l’ influenza, unico anticapitalismo sensato, pausa del vivere, ritorno alle aranciate mai amare. – di GEMINELLO ALVI

Nefandezze perpetrate ai danni dell’Infanta

–      Cena con amici. L’Infanta degusta i pizzoccheri davanti alla tv (e già così basterebbe). Improvvisamente, distratta dal tubo catodico, il piatto rovina a terra, faccia in giù, e i pizzoccheri si spargono copiosi sul pavimento. Io, imperterrita, capovolgo il manufatto di maiolica, (fortunosamente integro) sul monticello di scoria pastifera, e con il tramite di una paletta, rivolto il tutto all’interno della stoviglia. Poscia, lo ripropongo all’Infanta che, come se niente fosse, prosegue il pasto. 
        
Testimoni oculari: il mio amico L. presente alla scena (che voleva dividere i suoi, di pizzoccheri, con la povera creatura… ‘mavà, mangia e taci’)
 
–      Gita scolastica 1.  21 marzo del 2006. ‘E’ Primavera!’ annuncio giuliva! E bardo l’Infanta con t-shirt a maniche corte, cappellino a tesa per il sole, scarpe ginniche di tela leggera e zainetto poohinesco con merenda. La consegno al pullmann e la saluto lieta con la mano. ‘Buon viaggio, Infanta!’ Peccato il termometro segni 7 gradi, il barometro ‘bufera’ e stia venendo giù un’acqua che dio la manda! ‘Ma un parapioggia??’ implora la Piccola Fiammiferaia… ‘GIAMMAI! – ruggisco perentoria – E’ Primavera, non necessita, son quattro gocce! E guai a te se mangi al coperto! Vedi di consumare il tuo pasto su un prato fiorito!!’
 
Testimoni oculari: la mia amica E., che ancora adesso ogni tanto racconta la storia lacrimando come se avesse la congiuntivite allergica
 
–      Gita scolastica2: (non quella di prima…un’altra) il pullmann rientra  alla base con mezz’ora di anticipo sull’orario previsto. Io arrivo a prelevare l’Infanta con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto (‘.. tanto fanno sempre tardi.. un Negroni, grazie!) Al mio arrivo, davanti alla scuola elementare: l’Infanta, le 4 maestre e la bambina rom…
 
Testimoni oculari: le 4 maestre, la bambina rom, il Re degli Zingari
 
 
Ma come mai, secondo voi, nonostante io sia evidentemente una madre degenere e sciagurata – avrei altri esempi, ma quelli sopra mi sembrano sufficientemente significativi – io e l’Infanta andiamo d’amore e d’accordo, e lei è una giovinetta brava, educata, gentile e dabbene come neanche se ne trovano nel libro Cuore?
 
Aveva ragione Ferradini. ‘prendi un’Infanta, trattala male, lascia che ti aspetti per ore…’