O gggggiovine…

… che dimostri tra i 18 e i 22 anni, e che ti trovi seduto alla mia destra a teatro, ad assistere ad uno spettacolo bello, ma bello-bello, emozionante e coinvolgente, che erano anni che non ne vedevo uno così!

O ggggiovine…che dovresti abbandonarti entusiasta a questa atmosfera magica, a questa musica meravigliosa, a queste parole che fanno sognare e portano lontano, alle risate, alla malinconia che a volte ti afferra per la gola…O gggiovine, che se io avessi la tua età sarei qui con la bocca spalancata come gli occhi, il cuore che sfarfalleggia e il cervello che turbina (e tutte queste cose ce le ho lo stesso, anche se sono assai più anziana di te! e forse pure della tua mamma…)

O gggiovine: ma si può sapere chi cacchio stai messaggiando con quel maledetto smart phone che c’ha un display da 48 pollici e una luminosità pari se non superiore a quella del radiofaro della Stazione Spaziale di Alderan in Guerre Stellari ?? ma lo sai che quel bagliore lì un po’ mi disturba ? Per non parlare di quanto mi disturba la tua testa china sul maledetto aggeggio, che avrei una voglia ma una voglia di tirarti uno scappellotto sulla nuca che neanche ti immagini ?

Ma cosa c’avrai mai di così urgente da dire che non possa aspettare la fine dello spettacolo, cosa che avverrà presumibilmente tra una cinquantina di minuti ? eh?? Si può sapere ??  Stai dando l’addio al nonno in rianimazione ? Stai partecipando ad un asta on line per i fregi del partenone che scade fra 59 secondi ? Stai lasciando la fidanzata, t’è venuta una bella frase d’addio e non vuoi perdere l’ispirazione ? eh ? Si può sapere ???

.. e si può sapere sì, mi metti il megaschermo sotto il naso!

.. la zia kui di fianco mi sta lggnd il sms..’

Naviglio e prelibatezze gastronomiche

Il Naviglio è un canale – un tempo navigabile – che collega la  graziosa cittadina in cui risiedo al capoluogo lombardo. Progettato nientepopòdimeno che da Leonardo da Vinci, detto canale pullula oggi di pesci de-li-zio-si, come la tinca, la carpa, e ovviamente il siluro.

Pesci squisiti, dalle carni delicatissime, il cui aroma è reso ancor più appetitoso dall’alta concentrazione di liquami fognari e scarichi industriali che le cloache cittadine e le più importanti aziende chimiche del nord italia in esso riversano senza lesinare sulla quantità, il che si evince anche dal bel colore marrone e dalla densità dell’acqua che vi scorre (a volte. A volte è ferma e sembra birra guinness)

La bontà del pescato è soltanto di poco inferiore alla sua mangiabilità: i citati esemplari sono infatti pieni zeppi di lische minutissime, che vi si infilano in gola anche ingerendo quantità minimali delle prelibate carni (10 microgrammi ad esempio) ancorchè passate all’omogeneizzatore. Insomma: prendete pure tutte le precauzioni che volete, ma comunque rischierete di morire soffocati. Così come il pesce palla – che se non lo sai tagliare ci resti secco, tant’è che nei più rinomati ristoranti del mondo che vantano questa specialità il cuoco è obbligato per legge a mangiarne un boccone davanti a voi, e il problema è che se è venuto bene se lo mangia tutto – anche i rinomati  prodotti ittici provenienti dal Naviglio devono essere cucinati dalle mani sapienti di una massaia pavese provetta, che sa bene come esaltarne gusto e consistenza, aggiungendo erbe, pomodoro, aglio e uno zinzino di prezzemolo (e magari anche sostituendo il tutto con un paio di branzini, se è saggia). Perchè poi comunque finiscono dritti in pattumiera. O al massimo, dopo averli appena assaggiati, vengono ributtati in acqua (un po’ tardi, però per vedere la tinca guizzare felice tra le onde, grata per la riconquistata libertà, inseguita a turbine dal pomodoro.)

Non deve dunque stupire che i pescatori locali ne siano ghiottissimi, e pertanto l’alzaia di destra del canale si popola di pescatori già dalle cinque del mattino. Col passare del tempo se ne vanno i posti migliori, si scatenano risse per dove posare i vermi e la riva si affolla di individui, per lo più anziani, ma non solo, dotati di cappello, giubbotto multitasche color cachi e – parecchi – di sigaretta pendula all’angolo sinistro della bocca.

Se di sabato verso le 10 passate sulla statale, che costeggia il canale dal lato sinistro, ne vedrete tranquillamente qualche migliaio, convenientemente appostati sui loro sgabellini che attendono pazienti che il siluro abbocchi.

Ora, io li guardo e mi domando: ma la canna da pesca segue lo stesso concetto di tanti altri oggetti maschili, tipo la macchina e la cravatta ? Più lunga è la canna più figo è il pescatore ? Perché ce ne sono alcuni che sfoggiano canne lunghissime, spropositate, forse anche eccessive per la bisogna! Perchè certune sopravanzano di parecchio la larghezza del canale!

…tant’è che io, sabato scorso, transitando in autovettura sul lato sinistro (statale 35 dei giovi) ho percepito distintamente il mio pneumatico frantumare un galleggiante…

New look, ed i suoi devastanti effetti

Ho tagliato i capelli. Ma tanto, eh! Tipo che la settimana scorsa avevo i capelli lunghi un metro e settanta e adesso ce li ho sotto le orecchie.L’ Infanta ha accolto il nuovo taglio con ululati di approvazione, l’Ufficiale, giunto da lì a poco,  ha deciso immantinente di  lasciarmi  solo per avere il piacere di ri-fidanzarsi poco dopo con una più gnocca di prima (a detta sua).

Insomma, mi sentivo (e a dirla tutta mi sento ancora adesso) veramente bellissima (volevo scrivere superfiga ma la mamma dell’Ufficiale è una mia fan, e volevo mantenere un linguaggio consono alla circostanza…).

Il giorno dopo vado in ufficio. Ecco le reazioni:

-          50% delle colleghe femmine: neanche una parola. Mi fossi presentata con un parruccone rosso da cortigiana del Re Sole,  truccata da geisha giapponese o al limite calva, sarebbe stato lo stesso. Non una parola, per lo meno non davanti a me (sospetto  però mormorii tipo ‘dio, ma come s’è conciata ??’ alle mie spalle)

-          Collega femmina (che non mi ignora) nr. 1: la gentil fanciulla che condivide con me ufficio e vicissitudini termoioniche mi ha guardata con gli occhi sbarrati per un sette minuti e poi ha detto ‘non stai male’. Ora, voi che siete donne come me.. c’è qualcosa di peggio da sentire, dopo aver speso una mezza piotta dal tosacani, di ‘non stai male’?? Poi però ha cercato di recuperare con un bel ‘devo abituarmi’. Vabbè.

-          Collega femmina (che non mi ignora neanche lei)  nr. 2: ‘ma hai tagliato i capelliii!  eh, hai fatto bene, così sei più  giovanile’. Ecco, se c’è un aggettivo che proprio NON sopporto è ‘giovanile’. Esiste già il sostantivo ‘giovane’, che basta e avanza. Col mio nuovo taglio di capelli io sono, eventualmente,  giovane e certamente  non giovanile !! (Giovanile lo diciamo alla Nonna Sprint, classe 1938, quando si mette i pantaloni sportivi)

-          Altre colleghe femmine: ‘uau, come sei estiva ..ah, ma hai anche tagliato i capelli (in effetti indossavo un vestito senza maniche)’ – ‘hai cambiato gli occhiali?’ (mai portati) – ‘ti sei depilata ? (fuoco… fuochino…)-  ‘scusi, dov’è il bagno ? ‘ (questa era di passaggio per un colloquio)

-          Colleghi maschi: va già bene se si accorgono che sono in ufficio, figuriamoci se ho o non ho i capelli in testa. A uno l’ho fatto notare io. Mi ha risposto: ‘ te lo avrei detto domani, che stai bene’. Voi avete capito la logica ?? io no.

E’ tutto. Ma alla fin fine, cosa me ne frega ? Io mi sento strafighissima, e vedo la mia immagine che mi sorride contenta da ogni superficie riflettente in cui non riesco a fare a meno di rimirarmi.

E’ l’immagine di una ragazza. Giovane.

Della fatica di fare shopping

Distrutta da un periodo lavorativo particolarmente impegnativo, decido di prolungare di mezza giornata il weekendone del primo Maggio e, complice un armadio a nove ante pieno di roba nera che questa primavera mi scatena all’istante la sindrome del ‘diooo-non-ho-niente-da-mettermi!!’,  vado a fare un po’ di shopping.

Già parto male: nel chiudere la borsetta all’ingresso del centro commerciale non so quale razza di movimento io abbia compiuto, fatto sta che ho tirato troppo il pirolino della cerniera il quale, evidentemente difettoso, è finito con bella curva parabolica dritto dentro la fontana che fa bella mostra di se all’ingresso della galleria shopping.

E adesso ? Che fare? Vado in giro tutto il giorno con la borsa aperta o lo recupero e tento una riparazione di fortuna ?

Opto per la seconda che ho detto, e pronti via allungo un braccio fino all’omero dentro all’acqua tra lo sguardo attonito dei più; recupero il manufatto metallico, e poi rabbercio malamente la borsetta per poter almeno chiudere un po’ la zip). Adesso c’ho tutto il braccio destro che sa di cloro, ma pazienza. Parto in quarta verso H&M, dove entro alla ricerca disperata di un qualcosa di very agressive da mettere per andare in discoteca con l’Ufficiale.

Ora, diciamocelo: io e l’Ufficiale non siamo MAI andati in discoteca in vita nostra. Ma metti che adesso che arriva l’estate gli scappa di invitarmi ad una serata danzante in un posto ‘in’ della capitale della finanza (MI)? Peraltro io so bene come lui tenga sopita la sua anima danzereccia unicamente perchè sa che io  sono a mio agio in sala da ballo come un calamaro infarinato nell’olio bollente..così come sa quanto io ami  fare le ore piccole: tipo anche magari le undici e mezza, per dire..

Ma comunque: possibile che io acquisti solo taiorini da segretaria scrausa, pantaloni col risvolto, longuette a vita alta col bordo di gros-grain o tubini? Tanti tanti tubini, tutti neri, peraltro ? POSSIBILE ?

Basta, lo scopo della giornata è: acquistare una bella canottiera sexi, o un top  senza spalline o una camicia con stampa foulard (che van tantissimo di moda) o magari anche un paio di pantaloni aderenti di lamè pitonato.

C’è da dire che – mi accorgo – quest’anno va tantissimo il pizzo, in tutti i colori possibili e immaginabili. Il pizzo mi piace come il rognone trifolato, quindi evito, canottiere sexi ce n’è in giro un miliardo, non parliamo del lamè e delle stampe foulard. Peccato che però la mia attenzione sia irrimediabilmente attratta da abitini anni 50, giacche chanel, e soprattutto da una gonna a tubo nera coi  pois che fa tanto nina zilli (che però NON ho comprato, sigh..). Niente da fare, capisco che non è giornata per l’aggressività, e mi rassegno, anche perché ormai son passate due ore e io dopo un’ora e cinquanta di shopping ne ho fin sopra i capelli e l’unica cosa che adesso desidero veramente comprare è il biglietto dell’autostrada per tornarmene a casa mia.

Comunque qualcosa devo pur provare.. son lì nel camerino che sto cercando di infilarmi un abitino  fuxia  con le frange azzurre che mi copre a malapena le pudenda quando squilla il cellu ‘Ciao Infanta,cosa vuoi – (intanto, alla commessa, sporgendo il capo dalla tenda del camerino) mi scusi signorina, mi passerebbe una M che nella S non ci entro ? grazie (all’Infanta cellulata) – dai sbrigati, che sono da H&M.

Peccato però che nel frattempo mi fossi trasferita da Zara. La commessa la M non me l’ha mica portata…

 

Stereotipi

Io, più che una donna, a volte sono un po’ uno stereotipo. Sono quella donna da barzelletta della settimana enigmistica che salta sulla sedia se c’è il topo nella stanza, ad esempio, ma non solo. Sono uno stereotipo quando :

-  non accosto abbastanza vicino alla macchinetta dei biglietti al casello dell’autostrada, il che mi costringe, nonostante i divieti scritti ovunque a caratteri cubitali, a scendere dall’autovettura (o almento a provarci) restando irrimediabilmente incastrata tra portiera e casello, con tutte le macchine dietro che mi strombazzano inviperite

- quando faccio benzina e arresto la macchina dal lato sbagliato del serbatoio e devo quindi caricarmi in spalla la pistola cercando di allungare il tubo per 100 – 200 metri, destando la fragorosa ilarità degli altri utenti (maschi)

- quando cerco di installare un qualsiasi oggetto meccanico, elettrico o elettronico, totalmente sprovvista del benchè minimo know-how ma soprattutto totalmente sprovvista degli attrezzi base (tipo: usare la forbicina delle unghie come spela fili NON va bene)

- corollario del punto precedente: non leggo il manuale di istruzioni di niente, lo prendo e lo butto direttamente nel cassonetto della raccolta differenziata, e vado a intuito. L’Ufficiale disapprova su tutta la linea.

Ma il meglio di me l’ho dato l’altro ieri, allorquando ho acquistato un nuovo soffione per la doccia, a seguito dell’improvvisa esplosione del precedente.

Una volta rientrata a casa, ho disimballato l’oggetto, e l’ho prontamente collegato al tubo che esce dal muro: bon, funziona, ma il getto è in modalità ‘ultra-pressione-che-ti-spiaccica-contro-il-muro’.  Cerco di girare la levetta per passare a ‘dolce-piogga-di-primavera-ai-caraibi’ ma niente, la levetta non si muove. Smonto, rimonto, provo, riprovo, sforzo, strasforzo: NIENTE, la maledetta levetta non si sposta neanche di un millimetro.

Va bè, mi è toccato un soffione difettoso: lo porto indietro, al negozio fai da te dove l’ho acquistato e me lo faccio cambiare al volo.

‘salve, ‘sto coso che mi ha venduto NON funziona!’  affermo con malcelato malgarbo all’addetto alle vendite (maschio), sventolantogli sotto il naso la presunta fetecchia.

Il sapiens sapiens maschio mi preleva l’oggetto dalle mani e, manco a dirlo  – TAC – sposta la levetta.

‘in che senso non funziona, signora ?’ mi domanda cortese.

Bella domanda… adesso vado a farmi una bella doccia, e ci penso su.

Altro che business…

… dopo aver sistemato l’esiguo bagaglio nella cappelliera (ricordiamoci che io viaggio con una borsetta delle dimensioni di una noce) mi accomodo tutta contenta, sorridendo alla mia vicina-non-vicinissima, alla hostess, allo steward, al pilota, a tutti, lieta della fortuita combinazione. Tiro fuori carta e penna, ma manco il tempo di scrivere il titolo del post che mi rendo conto che la vicina di posto, dalla quale sono separata – ricordiamocelo! – dal posto centrale, attacca a parlare al cellulare, rivelandosi una figlia-di-papà ricca sfondata (forse sfondata no, perchè altrimenti cosa ci farebbe sulla Easyjet ??) che torna a Parigi dove vive dopo aver passato il week end in Brianza dai genitori.
Va bè, pazienza: posso magnanimamente tollerare l’aifonico ciaccolare della tipa, che descrive minuziosamente il pomeriggio al golf, e l’aperitivo allo Straf, e lo shopping in via della spiga…Ma allorquando l’ultima passeggera varca l’ingresso dell’aeromobile, con un bel 15 minuti di ritardo rispetto al resto del mondo, comprendo appieno l’imminente tragedia: ‘ma daaaaaaaaaaaaiiii!!! maccccccciao! cosa ci fai quiiiii ?? e smuack e smuack, ma stai andando a Parigi ? CI ABITI ??!! MMMMAAAAADDDAAAAAIIIII PURE IOOOO!

Ebbene si: le due tipe si conoscono, sono amiche (anche se l’ultima arrivata sfoggia un marcato accento ddderrroma), tutte e due abitano a Parigi da mo’, e aspettano a far la rimpatriata sul MIO volo Easyjet!

ça va sans dire: la romana, salita per ultima e chiaramente sprovvista di speedy boarding, si spaparanza beata – senza diritto alcuno! – nel sedile di mezzo, trasformando la mia presunta business in una economy di bassissima lega.
A seguire:
- monologo da 90 minuti (Malpensa – Charles de Gaulle) della tipa (interrotta solo da una telefonata di mammà molto franca valeri) che ha passato la settimana a Curma a sciare e deve pertanto relazionare l’amica ritrovata su: stato delle piste, costo dello skypass, colori della tuta, marca degli scarponi, gusto della grolla.
- che poi lei scia benissimo, è la sua passione. Voleva fare la maestra di sci, ma poi…
- il monologo prosegue con una sequenza im-pre-s-sio-nan-te di storie di uomini tipo che lei ha un fidanzato che le regala 200 rose rosse e poi la critica per come le mette nel vaso, che se proprio ci teneva poteva anche regalargliene uno nuovo, di vaso, che comunque il collega Xavier prima la messaggia e poi la sera su FB non la contatta malgrado sia on line, aò, matttepare possibbile, e comunque lei è una che gli uomini li spaventa, perchè è troppppppo sssicura di sè, però il suo fidanzato questa cosa l’ha capita benissimo, per fortuna, te l’ho già detto delle 200 rose ? vabbè, comunque poi Massimo mi fa…

E via così, fino all’atterraggio.

Certo, poteva andarmi peggio. Poteva capitarmi – come voi avete pronosticato – la mamma con pupo urlante o il brufoloso adolescente. Ma vi assicuro che anche l’adolescente trentacinquenne non  era niente male…

Praticamente in business!

Eccomi qua che mi imbarco un’altra volta con Easyjet (guardate: se ci fosse la carta mille miglia easyjet potrei tranquillamente farei il giro del mondo 3 volte, gratis! Anzi;: forse mi darebbero un 20 miglia di resto). Mi avvio all’imbarco dotata della mia bella e irrinunciabile opzione SB (speedy bording), che mi consente di accedere tra i primi sull’aeromobile, quand’ecco che, dal nulla,  mi si palesano davanti, precedendomi all’imbarco privilegiato, due spilungoni brufolosi con zaino, tuta molle e cicca in bocca.

Premessa: è primavera, tempo di germogli e scolaresche in gita, e gli aeroporti ne son pieni zeppe. Di scolaresche, mica di germogli.

Si sa che i docenti di  quarta – quinta ginnasio non si imbarcano certo in prima classe con le compagnie di bandiera, ma tendono nostalgicamente a replicare, anche in caso di viaggio d’istruzione trans-continentale, le caratteristiche del pulmann scassato sui cui viaggiavano loro quando andavani in gita al liceo. Diciamo che bisogna anche contenere i costi, via… ça va sans dire la gita scolastica tende quindi a risparmiare in ogni dove, ben compreso il biglietto aereo! Che quindi non prevede certo privilegi (a pagamento) quali lo speedy bording, appunto, il bagaglio in stiva, gli snack a bordo!

Non vi dico quindi la mia maraviglia al manifestarsi dei due adolescenti nella fila dello speedy boarding, per di più DAVANTI a me: sbircio di sguincio le carte di imbarco che stringono la tre dita sporche di pennarello e residui di fonzies e vedo – ovviamente – che sono contrassegnate col codice ‘2’, che significa (noi viaggiatori lo sappiamo bene’) ‘peones-ti imbarchi-con-la-massa’.

La zia che c’è in me resiste si e no un nano secondo e poi sbotta: uè, gggiovani: ma ce lo avete lo speedy boarding ?

‘Eh ??’

‘L’I M B A R C O  P R I O R I T A R I O’ scandisco sillabando a voce alta e chiara

‘Eh ???’

I due futuri cervelli in fuga mi guardano perplessissimi, palpebra a mezz’asta e mascella cascante e si si domandano l’un l’altro ‘.. oh zio.. ma che barca ??’

‘NO BARCA! IMBARCO.. vabbè, dai scansatevi, và. Fidati, che devi stare nell’altra fila, quella lunga seicento metri’.

E li spintono malamente di là dal cordone arancio.

La hostess capisce al volo la situazione, annuisce materna, e accompagna i due fanciulli tra gli altri alunni della 1A  E – istituto geometri sperimentale. Essendosi la fila ormai formata da venti minuti, essi saliranno probabilmente a bordo per ultimi, e non sapranno neanche dove cacciare gli zaini, con tutte le cappelliere già strabordanti di oggetti (attenti, quando le aprite! che cadono!!)

MORALE: accedo per primissima sull’aereo, dove mi accomodo IN PRIMA FILA, con un altro SB come me nel terzo sedile, e in mezzo un posto VUOTO!

PRATICAMENTE IN BUSINESS!

Non riesco a credere a tanta fortuna… e faccio bene, a non crederci.

Domani vi spiego perché.

 

 

Quando una…

…non ha il fisico dovrebbe starsene a casa a fare coperte all’uncinetto anzichè andarsene, Ufficial accompagnata, a fare la Traversata del Monte Bianco da Punta Heilbronner (3400 m slm)  a Chamonix con gli sci. Che poi si sa, come va a finire…o si può comunque immaginare.
Diciamo che sono stata anche un po’ mal consigliata, ecco. Praticamente gente che l’ha fatta in passato me l’ha raccontata tipo ‘ma guarda: è praticamente un’autostrada. 24 chilometri di pista azzurra… a volte un po’ rossa, che ti porta giù pian piano in dolce pendenza fino a Chamonix. Praticamente un falsopiano. Ti fermi ogni tanto, fai le foto, ti guardi in giro, bevi una birretta, e pian pianino scendi a valle. La fanno tutti, anche i bambini di tre anni con gli sci-giocattolo, vecchie centenarie col deambulatore slittato, cani paralitici e una volta ho visto perfino una donna incinta che scendeva con lo snowboard e i due primogeniti gemelli nel passeggino doppio, sicchè…
Bon, mi son detta, è alla mia portata. Le azzure le faccio senza difficoltà alcuna, sulle rosse a volte cado malamente… ma via: ce la posso fare sicuramente. Vado!
E prenoto quindi baldanzosa la mirabolante gita per me e per l’Ufficiale (che prevede di annoiarsi, dato che invece lui scia magnificamente, in perfetto stile anni ottanta, con la serpentina stretta per intenderci…)

Come arriviamo all’appuntamento con la guida alpina realizzo l’incongruenza del fatto medesimo: ma se è così facile, a cosa ci serve la guida ??  Va bè, sarà la prassi, mi dico acquistando i panini speck e fontina per il pranzo, più le 5 tavolette canoniche di ritter nocciolato fondente (per me, all’Ufficiale il nocciolato non piace).
La guida ci saluta e senza porre tempo in mezzo ci mette al collo un affare che trasmette un segnale gps. Ma perchè – domando io – non sa l’indirizzo di dove dobbiamo arrivare ?? Non si era detto  Chamonix ?? No, risponde lui. Serve se vien giù la  valanga. Così il sanbernardo sa dove scavare. VALANGA ? Sanbernardo??
Neanche il tempo di riavermi dallo shock che il buon Rupert, guida valdostana di millenaria esperienza (ha più o meno l’età di Oetzi, e secondo me hanno anche condiviso la baita per un po’) mi allunga l’imbrago, intimandomi di indossarlo. Ora, a parte che il colore dell’imbrago non c’entra NIENTE con la mia tuta da sci, ma perchè poi devo imbragarmi ? mica andiamo a fare la scalata!  E’ per agganciarti se cadi in un crepaccio, mi spiega il rassicurante abitante della valle del lardo di Arnad,  perchè c’è pieno, di crepacci. E anche di seracchi ! (che non son salumi tipici valdostani). Per forza, è tutto ghiacciaio!

Via, non voglio tediarvi,  la faccio breve: io ne ho fatta si e no un terzo, della celeberrima Vallée Blanche. Diciamo che il pezzo che ho fatto io è un incubo di pseudo-pista, tutta a gobbe, con pendenza di almeno 70%, neve fresca percorribile con gli sci soltanto da Gustav Thoeni o sciatori con tecnica comparabile alla sua. Di certo NON da me.
Tnt’è che son caduta circa settemila volte, di cui una fatale, nella quale mi sono sderenata il ginocchio sinistro. La gamba sinistra, per solidarietà con la rotula, da quel momento lì non ha più voluto saperne di reggermi. Così, con una derapata sul solo sci destro, e innumerevoli cadute supplementari (che han travolto guida, Ufficiale, e tutti gli altri sprovveduti che tentavan di arrestare la mia discesa per l’erto pendio) dopo soli 40 minuti sono arrivata ad un punto semi-piano dove poter far atterrare… udite udite… l’ELICOTTERO!

Ebbene sì: rotula sderenata, ma chi se ne fotte! Una scusa va-li-dis-si-ma per piantar lì la Vallée Blanche con tutti i suoi seracchi del cavolo e l’elisoccorso a mia disposizione per trasferirmi al pronto soccorso di Chamonix, non prima di aver effettuato un meraviglioso tour panoramico sul massiccio del Bianco alla ricerca di un’altra povera diavola  che come me tentava di venir giù a spazzaneve da una pista nera che più nera non si può!

Ma cosa si può volere di più dalla vita, dico io ???

Quasi amici…

… è l’orrendo titolo in intaliano di ’Intouchables’, un film francese che ho visto al cinema sabato sera.

Siate forti,  gettate il cuore oltre la pessima traduzione, e andate a vederlo. Mi direte grazie!

 

Tanto per cambiare…

… I Paesi Bassi. La mia seconda patria, l’ho già detto vieppiù volte.  Stavolta sono a Geffen, che sembra un po’ il  Geffer ma con la n. Il mio agente locale mi deposita, una volta sbarcata dall’aeromobile, in un hotel carinissimo, di quelli che ti fanno dire ‘sembra una cartolina!

Lascio i documenti in reception e mi avvio, con le chiavi in mano, al piano superiore: non c’è l’ascensore, mi informa il portiere. Ecco quindi  che mi si para davanti una scala, la più ripida che io abbia mai visto in vita mia. Di peggio c’è solo il sesto grado superiore della direttissima alla Cima Grande di Lavaredo!
I gradini sono alti tipo 60 centimetri, e sono così stretti che io ci appoggio si e no l’alluce. Per salire il portiere mi consegna la dotazione standard: zaino, piccozza, moschettoni e  caschetto. E una guida del Cai.
Salgo sbuffando, e immagino già il fastido che daranno le altre cordate quando saliranno durante la notte…
La stanza però è grande ed accogliente, con un bagno enorme e  vasca idromassaggio doppia! Una figata!
…peccato che all’interno vi siano si e no 3 gradi. Il portiere ha le maniche corte e le infradito.

…peccato che non c’è la porta del bagno, e a garantire la privacy tanto necessaria in certi momenti  c’è una tenda, in tinta con la carta da parati. Un bel cotone pesante, ma pur sempre tessuto. Vero che son da sola, però..
Di notte, ad esempio,  si sentirà  in maniera persistente un fastidioso rumore di acqua nei tubi.. va bè, vado a chiudere la porta: ah, no, non si può…
Comunque: sono atterrata alle due, ma un po’ che per uscire dall’aeroporto di Schiphol 20 minuti  ci vogliono tutti, poi un il mio agente è in ritardo.. fatto sta che alla fin fine si pranza alle 15.20.

Mentre beviamo il barile di caffè a fine pasto l’agente mi comunica che per cena ci raggiungerà il suo capo. Ha già prenotato un bel ristorante, per le 18.30.
Diciottoetrenta??  si, ma non devo preoccuparmi…  lui ci raggiungerà più tardi, verso le 19.00, perchè deve andare a tagliarsi i capelli. Ma se noi abbiamo fame possiamo pure cominciare a mangiare senza di lui, ci mancherebbe…

Diciottoetrenta ?? si, ma se è troppo tardi possiamo fare 18.00
Diciottoetrenta ?? si, ma il servizio è molto rapido, e massimo alle 19.50 siamo fuori.
Diociottoetrenta. E va bè.